Della generazione di chi oggi ha circa trent’anni se ne parla già tanto. C’è chi li definisce choosy, chi mammoni, chi sfigati visto che secondo le stime non avranno diritto alla pensione prima dei 75 anni, se va bene. Adolescenti nel decennio sbagliato, a metà tra i mitici anni ’80 e l’epoca dell’iPhone, si sono ritrovati fuori dalla scuola o dall’università nel bel mezzo della crisi economica e del precariato a tempo indeterminato, a metà tra un passato idealizzato e un futuro cupo, tra i sogni e la dura realtà.

Strade Gianluca Giagnorio

Uno di questi trentenni è Gianluca Giagnorio, e “Strade” non racconta solo la sua storia, ma quella di tutta una generazione. Il sogno che lo ha portato a determinate scelte e che lo ha sorretto nei momenti bui nel suo caso è la musica, ma nella sua odissea fatta di opportunità mancate e soddisfazioni non poi così piccole ci si possono immedesimare in tanti. In fondo, la sua non è una storia eccezionale, né nei successi né nei fallimenti, ma proprio per questo è credibile, è una storia vera.

Nella sua collezione di ricordi, Gianluca non si limita alla retorica dell’epoca d’oro dell’adolescenza e dei suoi miti contrapposta a un presente “grigio” e senza più certezze. Piuttosto, il resoconto delle sue esperienze non è mai fine a se stesso, ma sempre agganciato a riflessioni, anche taglienti.

“Sono stato per parecchio tempo senza lavoro e pochi giorni senza il mio sogno. Ebbene: senza lavoro ho vissuto comunque. Senza sogno stavo morendo.”

Tra le frasi che mi hanno colpito, mi piace citare in particolare questa. In “Strade” si parla spesso della contrapposizione tra realtà e sogno, tra la vita quotidiana e l’aspirazione a qualcosa di più. A giudicare al percorso affrontato da Gianluca, è evidente che la “dipendenza” dal sogno ha spesso reso più tortuosa la sua “strada”, eppure non ha mai davvero perso la rotta. Sembra peraltro che l’autore/protagonista rimanga sospeso a metà tra una vita spesa per inseguire un sogno, quello del successo nella musica, e quella “quotidiana” dei compromessi, dei lavori occasionali; un equilibrio precario, tra altri e bassi. Anche qui, nulla di assolutamente originale, ma quello che colpisce è la genuinità dell’alternanza tra le due prospettive.

Strade Gianluca Giagnorio

                                        L’autore

Vedo che più o meno tutti i miei coetanei, trentenni o giù di lì, si trovano di fronte al bivio: “lavorare per vivere” e coltivare le proprie passioni nel tempo libero, oppure provare a trasformare la propria passione in un lavoro; Gianluca sembra vivere in bilico tra le due prospettive… come probabilmente tutti noi. In fondo, con il suo romanzo l’autore non pretende di tracciare la retta via, non si mette su un piedistallo, anzi abbonda con l’autoironia e spesso alleggerisce i toni con qualche battuta. Sono convinto che il suo intento sia stato quello di tratteggiare il suo percorso lungo le varie tappe della vita fino ai trent’anni così com’è stato, senza filtri, in modo che i lettori possano immedesimarsi, prenderlo come spunto, o semplicemente leggerlo come quello che alla fine è: un romanzo, anche se autobiografico, perché ogni vita è una storia a sé.

Per questi motivi, si tratta di una lettura piacevole e intrigante che consiglierei un po’ a tutti, in particolare chi ha dai venti ai trentacinque anni, per via del taglio “generazionale”, e chi è appassionato di musica, per le citazioni e gli aneddoti che Gianluca ha disseminato qua e là lungo le “Strade”.

“Strade” è in vendita a 4.99€ per 300 pagine su tutti i più importanti store di ebook, tra cui Amazon e Google Play.