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“Una Notte di Ordinaria Follia” – Alessio Filisdeo

Prodotti “Una Notte di Ordinaria Follia” – Alessio Filisdeo

“Una Notte di Ordinaria Follia” – Alessio Filisdeo

€2.98

“Viaggiare su una limousine in compagnia di un russo della mala e di un teenager non morto deve per forza significare che,  in un momento specifico che ora mi sfugge, la mia vita è andata inevitabilmente a puttane.”

Genere: Urban Fantasy, Thriller

Pagine: 110 ebook, 150 cartaceo

Formato: Ebook (PDF, Epub, Mobi) e cartaceo

Novità del 14/02/17: ecco la versione cartacea su Amazon, che include il racconto “Le Follie del Vampiro Nik”!

Profilo dell’autore

Categoria:

Sinossi del libro

Scopri “Una Notte di Ordinaria Follia” anche su:

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Manhattan: risvegliatasi nel bel mezzo di Central Park, una caparbia killer a contratto scopre di aver mancato clamorosamente il suo ultimo bersaglio. Non solo ha fallito, ma a stento ricorda quello che le è successo negli ultimi giorni. E le cattive notizie non sono ancora finite: uno sfacciato diciassettenne le confessa candidamente di averla uccisa pochi istanti prima. Il resto è… complicato.

Tra night club, società segrete, improbabili complotti e sparatorie a cielo aperto, benvenuti alla notte delle notti! In compagnia dell’irriverente vampiro Nik, della mafia russa e di galloni di sangue caldo!
“Una Notte di Ordinaria Follia” di Alessio Filisdeo, autore di “Le Memorie Oscure”, ci presenta un XXI secolo in salsa gotica, tra pulp e umorismo nero, mischiando insieme generi differenti e mantenendo un ritmo di narrazione serrato: sembra un cocktail, ma si “beve” come uno shot.

Estratto Gratuito

Anteprima

1.

Sento in bocca la nota del metallo: è calda e densa.
Mi chiedo da quand’è che il sangue, il mio almeno, ha un sapore così buono.
Rimango ad assaporarlo per un po’, in silenzio, distesa a terra, cieca e sorda a ogni altra cosa, a tutto meno che a quel gustoso rivolo rossastro che mi percorre il palato. Lo succhio con avidità. Niente mi sembra al momento più importante, o attraente.
Non so più nulla: il mio nome, il mio lavoro, la mia città, il mio appartamento, la mia stessa famiglia.
C’è una vocina nella mia testa che dice semplicemente “fanculo”.
Mi piace: è una bella parola, una di quelle sottovalutate, una di quelle che si usano spesso nella vita di tutti i giorni con troppa leggerezza.
Fanculo.
L’adoro.
Sono euforica, eccitata. Credo di essermi bagnata.
Il primo pensiero coerente che mi suggerisce il cervello è che devo essermi fatta della roba veramente buona. Ne rido, forse, ma la mia allegria non dura molto. Mi ricordo improvvisamente che non mi faccio di niente, che nemmeno bevo prima di lavorare.
Dovrebbe essere una constatazione consolante, la mia, una di quelle prese di coscienza da persona adulta e responsabile, tuttavia mi riempie solo di terrore, di una paura fottuta.
L’adorabile vocina fanculizzatrice si estingue di botto.
Comincio a ricordare i punti salienti della mia vita, gli stessi che appena cinque secondi fa avevo rimosso con insana allegria.
Avrei voglia d’imprecare, ma non lo faccio. Lui pensa che sono ancora priva di sensi. Riesco a sentire l’odore penetrante della sua acqua di colonia proprio sopra di me.
Che situazione del cazzo! L’unica cosa positiva è il sapore del sangue che ho in bocca: accidenti se è buono! Magari non è nemmeno sangue. In fondo perché dovrebbe esserlo?
Devo aver preso una brutta botta in testa.
Lei è ancora nel palmo della mia mano, ed è carica. Non so perché il coglione non me l’abbia tolta, ma voglio assicurarmi che sia il suo ultimo errore.
È arrivato il momento.
Il mio cervello elabora azione dopo azione con una freddezza e un’efficienza che mi mettono in soggezione. Insomma, sono brava, ma non così brava. Mi stupisco di me stessa nello spalancare di scatto le palpebre, stringere la pistola, puntare la canna e fare fuoco.
Non provo più alcuna sonnolenza, stanchezza o incertezza. Al contrario avverto sui polpastrelli, lungo tutti i nervi, la vibrante deflagrazione dei 9 millimetri, il rumore soffocato dei colpi a segno, il movimento secco del carrello, il sibilo cristallino dell’aria che si fende.
I miei occhi sembrano diversi, migliori nello scovare la giusta angolazione di tiro.
Le mie dita si muovono da sole, governate da puro istinto omicida.
Vorrei poter dire che non è nulla di straordinario, che sono al mio solito, che è il mio standard. Ma la verità… la verità è che piazzo tre proiettili in corpo al bastardo, due al cuore e uno allo sterno, senza nemmeno prendere la mira.
È incredibile.
Sto per fargli saltare le cervella quando una seconda sorpresa mi fa esitare.
«Oh cazzo!» esclama il tipo sforacchiato.
«Merda.» rispondo io indietreggiando, rimanendo a terra, strisciando.
Se non lo vedessi da me non ci crederei mai: i bossoli si fanno strada nella sua carne, verso l’esterno. Dai fori bruciacchiati, in parte cauterizzati dalla polvere da sparo, si affacciano lentamente le cartucce.
Lo stronzo arriccia il naso lamentandosi come una donna incinta, dando voce a una specie di esausto orgasmo a ogni nuova espulsione di corpo estraneo.
Definirmi esterrefatta sarebbe l’eufemismo del secolo.
Non riesco a capire cosa stia succedendo, o come stia succedendo, ma non posso impedirmi di continuare a guardare, di scuotere la testa.
La mia razionalità da moderno essere umano reclama sommessamente vendetta.
Non appena il terzo bossolo unto di rosso ricade a terra tintinnando in mezzo agli altri due, scorgo con inaspettata chiarezza la carne del tizio richiudersi come se niente fosse. Quasi mi aspetto un puff! con una nuvoletta bianca, stile trucco magico, o cartone animato.
La prima cosa che mi viene da dire dopo incalcolabili istanti di silenzio è: «Cazzo!»
Il mostro, o l’alieno, o qualunque cosa sia il miracolato figlio di puttana davanti a me, replica a tono: «Merda!»
Uno scambio di battute non particolarmente originale ma curiosamente affiatato.
In mia difesa posso dire di essermi appena svegliata. O forse no?
2.

«Porca troia, guarda che casino!» bestemmia il tizio: «L’hai rovinata! Rovinata!» ripete: «Duemila dollari di giacca…» sospira sospeso tra un ammirevole autocontrollo e uno sciocco sbigottimento: «Ma perché? Perché mi hai sparato?»
Non so se questa possa essere catalogata nella folta schiera delle “domande stupide”, ma per me lo è, quindi non rispondo. Non ne ho fisicamente la volontà: per un qualche motivo mi sento seccata, come se un poliziotto mi avesse appena ammanettato leggendomi i miei diritti, concludendo con l’irritante “tutto quello che dirai verrà usato contro di te in tribunale”.
Tento di rimettermi in piedi riuscendoci sorprendentemente in fretta, sfruttando la distrazione del mancato cadavere che cerca di ripulirsi del suo sangue con un fazzolettino umidificato per osservarlo più da vicino.
Sembra un ragazzino: gli do vent’anni, ma non mi sorprenderei se fosse un diciassettenne che va ancora al liceo. Indossa una t-shirt da turista con la Statua della Libertà. A causa delle pallottole è chiazzata di rosso, forata come la giacca scura a vita alta dal taglio elegante.
Sotto i jeans scambiati, e l’ingombrante fibbia della cintura, fanno capolino un paio di scarpe Converse della serie All Stars. Roba di classe, sospetto, almeno secondo lui.
Possiede una glabra carnagione biancastra priva di imperfezioni. Ha un che di cadaverico ma mi rendo conto che s’intona perfettamente alla capigliatura corvina: un comune taglio mosso con qualche ciuffo ribelle più lungo e fuoriposto dell’altro.
Proprio un bel tipo, uno di quelli dall’espressione spigliata e lo sguardo furbetto.
I suoi occhi poi sono davvero notevoli. Cangianti. Sì, diversi a seconda della luce. Mai visto nulla del genere. Potrebbe avere delle lenti colorate.
«Ti piacciono i classici, eh?» mi fa improvvisamente mettendosi a sedere sulla panchina alle sue spalle, visibilmente meno agitato.
Dopo stranianti attimi di confusione seguo l’inclinazione della sua testa che punta alla mia arma.
«Una Beretta 92FS. Che opera d’arte.» continua: «Sai che è la pistola preferita di John Woo?»
«Di chi?»
«Di John Woo.» risponde con tanta naturalezza da farmi sentire ignorante: «Il regista, quello di Hard Boiled? Hai presente?» ride: «Non dirmi che non hai mai visto The Killer? È tipo il film d’azione più bello di tutti i tempi.»
Davanti alla mia perplessità, e fastidio, si mette a ridere ancora più forte: «E che mi dici di A Better Torrow? Quello è una vera bomba. Molti sostengono che i due sequel siano…»
«Sta zitto!» esclamo in preda all’isteria: «Si può sapere chi… che cosa diavolo sei?» gli punto nuovamente la canna contro.
«Eh no! Basta spararmi addosso! Non mi sono portato il cambio.» salta in piedi come una molla.
So bene cosa sta per fare, i movimenti non mentono, eppure, nonostante la scena, l’istinto mi suggerisce che se pure gli piazzassi un altro proiettile in corpo lo farei solo incazzare di più.
«Vuoi giocare a fare la difficile, e allora giochiamo!» esclama estraendo da dietro la cintura due cannoni cromati calibro 45.
AMT Hardballer Longslide: un classico degli anni ’80.
Noto che sono state discretamente modificate, a partire dalle cromature fino al caricatore da nove più capiente, passando per lo scivolo a cilindro semitrasparente dal quale si riconosce nitidamente il proiettile a punta cava già in canna.
«Siamo partiti col piede sbagliato, è vero, ma ehi: non sono stato mica io a cominciare!» fa notare maneggiando la coppia di armi con innegabile abilità. Le tiene dritte, chiuse saldamente in pugno senza accennare al benché minimo tremito del polso.
Quegli affari pesano un inferno, eppure in quel momento sembrano delle sei colpi nelle mani di Clint Eastwood.
È più forte di quel che sembra, non ci sono dubbi.
«Mettile giù.» gli intimo con poca convinzione.
«Prima tu.»
«No, tu.»
«No, tu!»
Dio, mi sembra di essere alle elementari, e la cosa peggiore è che lui sembra divertirsi un mondo.
«Ok, facciamo così: al tre le mettiamo via insieme.» suggerisce.
«Va bene, al tre.»
«Uno… due… tre!»
Come avevo temuto, solo l’idiota abbassa le pistole. Adesso è evidente che non mi considera affatto una minaccia.
Faccio del mio meglio per dimostrargli il contrario.
Gli sparo alla coscia, e poi alla spalla.
«Ma porca puttana!» urla incredulo: «Si può sapere che cazzo di problema hai?» manda un ringhio animalesco da gelare il sangue: «Sei impazzita?!»
«Impazzita io?! Quindi il problema sarei io?»
«Certo che sei tu il problema! E sai perché? Perché stavo tentando di fare conversazione, di farti sentire al sicuro, di instaurare un rapporto di fiducia e amicizia.
IO non sparo alle ragazze. IO non ti ferisco per il semplice gusto di vederti coi vestiti bucati, e credimi ne avrei una gran voglia.» mi squadra con interesse dall’alto in basso: «Ma soprattutto, IO… io… Ecco, ho dimenticato il resto: le tue tette mi hanno distratto. Fai conto che abbia concluso con una frase a effetto.»
Sento che la mia soglia di pazienza e sopportazione è arrivata a livelli critici.
Con una velocità e una determinazione che non sapevo di possedere mi scaglio contro di lui. Lo afferro per la gola con la mano libera, spingendogli con l’altra la Beretta dentro la bocca, su per il palato molle. Armo il cane.
«Adesso voglio delle risposte. E le voglio chiare.» applico più pressione sull’acciaio costringendolo a mettersi in punta di piedi: «E se non mi piaceranno vedremo quanto tempo impiega il tuo cervello spappolato a risanarsi.»
Potrei semplicemente ammazzarlo e chiudere qui la storia, andarmene a casa per i fatti miei e dimenticare la follia a cui ho assistito. Però sento ancora la frenesia scorrere dentro di me, quella strana eccitazione elettrica che mi fa sentire in iperattività. È inebriante e assolutamente senza senso.
Ho bisogno di capire, di comprendere… qualunque cosa mi sia successa mentre ero svenuta.
«Chi sei e che cosa vuoi da me?»
«Shonuo Nghiik e guhaalcuhno ti hgha ssoldhato per fhermi fguori…»
In effetti mettergli una pistola in bocca proprio adesso non è stata una delle mie idee più brillanti.
La cosa ridicola è che questo tizio continua a biascicare parole prive di significato. Lo trovo irritante, tanto più che non sembra intimorito come invece dovrebbe esserlo.
In verità è piuttosto calmo. Lo odio.
Sono sul punto di lasciargli la bocca libera quando improvvisamente sgrana gli occhi, mi afferra per le spalle e ci scambiamo di posto. Mugugna freneticamente agitando le mani, annuendo verso qualcuno o qualcosa.
Mi si rizzano i capelli sulla testa. Indietreggio lentamente afferrando la pistola a due mani, puntando la canna luccicante di saliva dall’una all’altra testa.
Come diavolo ho fatto a non accorgermene? Come?
«Tranquilla.» dice il non più ostaggio: «Non è come sembra.»
Proprio di fianco alla panchina, appoggiato nel buio al lampione spento, una figura massiccia emerge svogliatamente.
Ne ho visti tanti come lui, più spesso di quanto una ragazza dovrebbe.
Minaccioso, fisico imponente, mascella squadrata e zigomi scarni. Quarant’anni di esperienza e sottili cicatrici. Occhi che ti penetrano lo stomaco anche se nascosti dietro pesanti occhiali da sole.
Non è il suo ordinato completo di giacca e cravatta a mettermi in allarme, e nemmeno il fucile a canne mozze dal manico in noce che regge sottobraccio. No, a impressionarmi sono le punte dei suoi tatuaggi che intravedo appena dal colletto inamidato della camicia, dai polsini larghi, sulle nocche di entrambe le mani.
Quello non è un uomo qualunque. È un russo, e non sta dalla parte dei poliziotti.
Maledizione, in che razza di guaio mi sono andata a cacciare?

Recensioni

  1. :

    Un mix ben equilibrato di scene di violenza allucinata, scene genuinamente originali e horror dagli accenti più classici. – Recensione su “Annessi e Connessi”

  2. :

    Bellissimo, forse più di Edward Cullen ma letale come Dracula, Nikolai si contraddistingue per l’incapacità di provare qualsiasi sentimento – Recensione su”Il Flauto di Pan”

  3. :

    Se si dovesse descrivere questo racconto in una sola parole sarebbe: movimentato. Consigliato assolutamente a chi ama le storie di azione e di vampiri – Recensione su “Italians do it better – Book edition”

  4. :

  5. :

    “Libro scritto benissimo, con uno stile scorrevole e mai noioso. Un’ottima storia di vampiri ambientata in una metropoli notturna. Violenza, sangue e armi da fuoco sono i veri protagonisti di questo romanzo. Consigliatissimo agli amanti del genere.” – Da Gianluca su Amazon

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