Articolo a cura di Davide Pozzobon
Immaginate Chicago, capitale del crimine americano.
Immaginatela con tutti i suoi delinquenti, i suoi soldati delle tenebre, i suoi gangster, la mafia che regna senza freni, la polizia corrotta.
Persone che svaniscono nella notte, cadaveri ritrovati a pezzi nei cassonetti, gente ritrovata nei luoghi più remoti e oscuri.
O che non viene ritrovata.
Immaginate ora che tutto questo possa essere fermato da un solo uomo. Alto quasi due metri, indossa una lunga giacca di pelle nera e un cappello da cowboy.
Armato di revolver, questo paladino della giustizia lotta, assieme alla polizia, per riportare ordine e giustizia nel caos di Chicago.
Con la sua astuzia. La sua tenacia. La sua pistola.
E il suo bordone magico.
E gli amuleti per incantesimi difensivi.
E un teschio umano che contiene uno spirito etereo usato come biblioteca vivente e aiutante per la creazione di pozioni magiche.
Immaginate quindi che a difendere Chicago ci sia un incrocio tra Sherlock Holmes e Gandalf e avrete ottenuto Harry Blackstone Copperfield Dresden, protagonista dei “Dresden Files”, di Jim Butcher.

Un fantasy moderno ambientato nella Chicago dei giorni nostri, i “Dresden Files” sono una serie di libri ancora in corso incentrati sulle rocambolesche avventure di Harry Dresden, un mago professionista il cui numero si trova sulle pagine gialle. Ed è l’unico sotto la W di Wizard, quindi impossibile sbagliare.
Lavorando come investigatore privato per ritrovare oggetti smarriti o persone scomparse, la sua maggiore fonte di guadagno è il lavoro come consulente speciale per il dipartimento dei crimini insoliti di Chicago, capitanato dal Tenente Karrin Murphy.
Ad ora sono usciti 16 libri su 27 (se non sbaglio) programmati da Jim Butcher.
Questa serie ha pregi e difetti, che, cercando di spoilerare il meno possibile, andrò ad elencare.
Il primo pregio/difetto (a seconda dei vostri gusti) è che ogni libro è tecnicamente a sé stante, dato che in ogni libro viene rispiegato e ridescritto TUTTO. Se quindi prendete il primo libro e la serie vi piace e fate come me che, come finivo un libro prendevo il sequel, aspettatevi di leggere mille e mille volte come è fatto il laboratorio magico di Harry, cosa indossa, dove vive, chi sono i suoi amici…
Inoltre, dato che ogni libro riassume bene o male quanto successo primo, non c’è l’obbligo di leggersi i primi libri per sapere cos’è successo e come mai si è arrivati ad un certo punto. Insomma, potete partire anche dall’ultimo e sapere tutto il background narrativo. Ma insomma, non è bello così, no?
Un difetto di Harry è sicuramente essere un personaggio troppo Marty Sue (se non avete idea di cosa stia dicendo, consiglio una rapida ricerca su google “tv tropes and television mary sue” e troverete quanto vi serve per capire). Harry sfida demoni, angeli caduti e antiche divinità e riesce sempre a salvarsi le chiappe grazie alla sua dialettica da “wiseass” (adoro i giochi di parole in inglese! E questa serie ne è piena).
Zeppa di riferimenti alla cultura pop, questa serie vi farà scoprire eventuali mitologie che non si conoscono generalmente, facendo vedere alcuni lati interessanti delle interpretazioni di ciascuna religione.
Un punto secondo me dolente è l’ispirazione alla serie “Supernatural”, dato che anche nel mondo di Harry, TUTTE le religioni sono tecnicamente valide, dato che ogni dio antico esiste (nell’ultimo libro, “Skin Games”, addirittura ha una piacevole conversazione con Ade). Questa cosa porta ad un notevole paradosso, perché pare che ogni inizio del mondo (quindi sia quello Cristiano, che quello Ellenico, quello Norreno, quello delle religioni tribali africane ecc. ecc.) sia vero. Mi domando come cazzo sia possibile che questo mondo sia stato generato mille e mille volte e tutto combaci perfettamente. Butcher non risponde alla domanda, dopotutto non possiamo capire cosa passi nella mente degli déi, no?
Inoltre, anche qui come in Supernatural, l’unico vero Dio, quello con la D maiuscola quindi, pare essere potentissimo. E mi domando come sia possibile, dato che nella serie viene fatto capire chiaramente che non è neppure il più antico. E come molti appassionati di Supernatural e fantasy in generale sapranno, l’età determina il potere di un entità. Ma immagino che il povero Butcher, avendo una cultura cristiana di base, essendo Americano, non potesse mettere Dio pari agli altri déi pagani. Fate conto che un Arcangelo ha il potere di distruggere intere GALASSIE col pensiero (almeno questo è quanto dice l’Arcangelo Uriel, tecnicamente il più DEBOLE dei quattro presenti per ora nella storia, Michele, Raffaele e Gabriele).
La dialettica di Harry è molto divertente e le sue battute, se riuscite a capirle, vi faranno sbellicare. La sua catch-phrase, “Hell’s bells”, pare essere un vero tormentone negli States, dove la serie spopola.
Vi è una critica molto negativa in internet chiamata “Gandalf the Urban”, in cui l’autore di tale critica fa notare come Jim Butcher metta un’attenzione maniacale a descrivere i corpi e le fattezze femminili in ogni sua forma, mentre per descrivere altre cose se la sbrighi in poche righe. Per quanto possa concordare con questa cosa (l’avevo notato che il vecchio Jim impiegava pagine e pagine a dire quanto fosse sexy la vampira di turno), immagino lo si possa scusare affermando che sia una tattica di marketing. Dopotutto, credo che sia evidente che il libro sia rivolto ad un pubblico prettamente maschile.
La descrizione di come funziona la magia e le pozioni nel mondo dei Dresden Files è molto affascinante, e credo si possa prenderne spunto per un eventuale fantasy.
Oh, e poi ovviamente ci sono guerre su guerre. Ad esempio, apprezzo molto la diversificazione delle Corti Vampiresche. Suddivise in Corte Nera, Rossa e Bianca (è stata nominata anche la Corte di Giada, presente molto “casualmente” in Giappone e in Asia in generale), ognuna di esse è la rappresentazione dei Vampiri visti sotto le diverse prospettive pervenuteci nei secoli da vari scrittori.
La Corte Nera è quella di Dracula (anche se nel libro il caro Vlad III è visto come un “bimbo” rispetto al padre, Drakul, il vero fondatore della Corte Nera), fatta quindi di Vampiri non Morti, deboli alla luce solare, all’aglio e ai crocifissi. Nella serie è stata quasi rasa al suolo in seguito all’uscita del “Dracula” di Bram Stoker, che è stato incaricato dal White Council (l’associazione mondiale dei Maghi fondata nientepopodimeno che da Merlino) di scrivere un libro che spiegasse alla gente come uccidere i vampiri. E pare abbia funzionato.
La Corte Rossa rappresenta la visione dei vampiri come grotteschi pipistrellacci giganti che indossano involucri di carne per assomigliare agli umani e confondersi tra di loro.
La Corte Bianca è molto simpatica. Sono i Borgia dei vampiri ed inoltre, a differenza dei cugini neri e rossi, non si nutrono di sangue, ma di pulsioni psichiche generate dalle emozioni. La casata principale, la Raith, ad esempio, si nutre delle pulsioni psichiche generate dall’attività sessuale. Quindi tutti i vampiri della Casata Raith sono sostanzialmente Succubus e Incubus e sono bellissimi a livelli inimmaginabili. E si nutrono di sesso. Scommetto che già qualcuno sta facendo un pensierino all’acquisto dei libri dopo questa!
Non vi basta quanto detto? Sapete che c’è un gruppo di cavalieri sacri, i Knights of the Cross, che vanno in giro per il mondo e si trovano sempre al posto giusto nel momento giusto per divina Provvidenza?
“E quindi?”
E sapete che sono solo tre e che ognuno porta una spada nella cui lega ci sono i chiodi della Croce, quella con la C maiuscola?
“Embé? Che ci importa?”
Sapete che queste spade sono una scimitarra, una katana e una spada medievale?
E sono spade leggendarie?
Per esempio lo spadone medievale è Excalibur?
Insomma, qualsiasi mitologia, qualsiasi folklore è valido nei Dresden Files e lo ritroverete. Butcher riesce ad incastrare tutto dentro, anche se a volte non proprio con molto senso o senza spiegazione data evidente, creando un mondo in cui ci si domanda come faccia il genere umano a sopravvivere.
E poi ci sono i draghi. Creature belle toste i draghi qui. Lasciate perdere Smaug, pensate di più a Jormungand.
Credo che sia il caso di finire qui. Altrimenti rischio di fare un infodumping da paura e far passare la voglia di prendere questa serie.
Avviso che è solo in inglese la serie e ovviamente consiglio l’e-book, dato che costa di meno. Ma insomma, se state leggendo questo blog, vuol dire che il cartaceo per voi è ormai qualcosa di appartenente al giurassico.
E se proprio non vi va bene questo fantasy moderno perché l’idea di Gandalf armato di pistola vi fa schifo, c’è sempre “Valerie Sweets” di Manuel Marchetti pubblicato dalla Nativi Digitali Edizioni. Questa è una trilogia, non 16 libri, quindi non fate i taccagni e compratevi sti libri, che ne vale la pena.
Scrivi un commento