Evan Williams non è proprio uno di primo pelo: le due precedenti start-up che ha fondato, Blogger e Twitter, sono note a chiunque non abbia passato gli ultimi 10 anni in una grotta. Non c’è quindi da sorprendersi se il suo nuovo “progettino” abbia catturato l’attenzione di molti e, a meno di due anni dal lancio e pochi mesi dalla sua apertura al “grande pubblico” senza necessità di invito, sia tra i candidati per diventare la next big thing del web. Stiamo parlando di Medium.
Se la parola medium vi fa pensare a Whoopi Goldberg in Ghost, significa che vi siete persi un pezzo per strada. Vi faccio una sintesi: se oggi tutti i social network sono sempre più zeppi di immagini o comunque contenuti brevi, Medium trasgredisce decisamente i canoni: si basa solo ed esclusivamente su articoli di testo.
La domanda sorge spontanea: ma se oggi tutti hanno un blog, perché dovrebbero scrivere su Medium? Beh, per avere dei lettori in più, ma non solo. Medium promette di intercettare esattamente il pubblico che è interessato a quello che hai da dire. Ma come è possibile?
Te ne rendi conto accedendo al sito: dopo il login da twitter, gli articoli che ti vengono proposti in homepage sembrano tutti coerenti con i nostri interessi. E come fa? Beh, evidentemente Medium non ti propina solo gli articoli scritti o suggeriti dai tuoi contatti di Twitter, ma sulla base di algoritmi di ricerca semantici basati sui tuoi tweet o sulle informazioni della tua bio (o su quelle dei tuoi contatti), riesce a collegarti con contenuti potenzialmente di tuo interesse. Non è niente di nuovo, lo fanno anche altre app come Flipboard e, del resto, Oggi è così che funziona lo stesso Google. Tuttavia, Medium lo fa senza orpelli: puro e semplice testo, facile da gestire al pc o al cellulare, semplice da condividere.
Noi abbiamo “scoperto” Medium da pochi giorni; i contenuti in italiano non sono ancora tantissimi e molte news sono in inglese (non che la cosa sia necessariamente negativa), ma in effetti in una sfogliata rapida del news feed trovo sempre almeno 2-3 articoli di mio interesse, pronti per essere letti senza distrazioni o archiviati per dopo. Si può dire che su Twitter e Facebook sia sempre così?
Anche “dall’altro lato della barricata” sembra che gli articoli che abbiamo provato a pubblicare ricevano un numero significativo di clic e di letture, nonostante non siano ancora tanti gli italiani ad usarlo. Medium, quindi, diventerà davvero la prossima next big thing? Difficile a dirsi, ma credo che si possa meritare un po’ di fiducia. E chissà che non possa nascere qualcosa di simile completamente dedicato alla narrativa: quanto sarebbe figo trovare in pochi istanti diversi racconti che fanno proprio per noi?
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