“Qui, rinchiuso, le emozioni sono stilettate. Ognuna è un dolore che ti fa sentire vivo, ma questa non è vita. La mia vita era con Linda. Lei diventò parte di me dal primo istante in cui la vidi. Adesso, prigioniero, capisco la sua prigionia. Queste catene che stringono e costringono, reali o immaginarie restano catene. E la rabbia davanti a una porta che si chiude, i silenzi che nessuno sa ascoltare. Le grida nella mente. Devo scacciarle, queste grida, altrimenti farò una brutta fine. Mi allontano dalle sbarre, tre passi e mi getto sulla branda. Prendo l’agenda sotto il cuscino, la apro a caso. Riprendo a leggere e faccio mia la sua ossessione.”

Qualcosa ha stravolto l’esistenza placida di Umberto Capasso, giornalista scapolo e indolente, risucchiandola in un vortice di eventi delittuosi.

coverProtagonista del romanzo “Amore Obliquo”, thriller di Maria Teresa Casella, Umberto ci racconta la sua storia dalla cella in cui è richiuso con l’accusa di omicidio. In carcere da un anno, non lega con gli altri detenuti, se ne sta per conto suo, esce in cortile solo se costretto. Preferisce rimanere in cella, seduto sulla branda a sfogliare un’agenda logora dalla quale non si separa mai; le pagine sono scritte fittamente con grafia appena intellegibile, ma lui legge e rilegge senza posa, ossessionato.

Quell’agenda appartiene a Linda Brandi. Umberto gliel’ha rubata pochi giorni prima di essere arrestato, quando strane ipotesi lo tenevano sveglio la notte, e il sospetto che Linda fosse diversa da come sembrava, diventava sempre più concreto.

“Ancora una volta mi chiedo se, avendo letto il suo diario da uomo libero, avrei trovato la forza di impedire quanto è successo. La risposta è no. Non avrei avuto quella forza, non avrei trovato quel coraggio. Ero lontanissimo dall’immaginare cosa Linda stesse architettando perché mi illudevo di conoscerla, lei così sfuggente, maestra nel confondermi. Scrivo questa storia, i miei ricordi e i suoi, la mia ricerca e la sua, per dare una parvenza di verità ai mesi trascorsi con lei. Ma non è detto che ci riesca. Linda ha superato confini oltre i quali ho paura di seguirla.”

Linda Brandi e suo fratello Alex sono tornati nella vita di Umberto a distanza di dodici anni dai tempi del liceo, quando Umberto e Alex studiavano nella stessa scuola. A quell’epoca Linda era una bambina taciturna, ora è una giovane donna complicata, ambigua, seduttiva nell’ostentare la sua fragilità, il genere di donna che fa perdere la testa a un tipo semplice come Umberto Capasso. Tra i due nasce subito una relazione, che in principio funziona. I ruoli sono complementari e ben distinti: Linda ora fragile, ora aggressiva, sempre sfuggente, e Umberto pronto a confortare, sostenere, a smussare certe asperità di lei, taglienti come lame di rasoio. Per amore, lui sopporta tutto. O quasi. Sopporta fino a quando un’inquietudine non diventa un dubbio, e quel dubbio un terribile sospetto. Il rapporto s’incrina. Interviene Alex, il fratello di Linda, per ricomporre la frattura, ma è un giudice parziale, in più rende conto a Monica, la sua fidanzata, che su Linda ha un’opinione molto precisa.

“«Finisce sempre così» commentò Monica alle mie spalle. «La solita manfrina.»

«Che vuoi dire?»

«Eh, Umberto, che voglio dire…» E osservava torva fratello e sorella.

Non mi aspettavo obiettività da lei, ma ero curioso.

«Coraggio!» la spronai. «Conosco Linda e Alex da una vita, non sono un estraneo. Parla liberamente.»

Monica esitava con lo sguardo inchiodato su di loro.

Poi sussurrò: «Mi fa paura, sai, l’abilità con cui lo manipola».”

Linda una manipolatrice? Una pericolosa sociopatica? Umberto a Monica non crede, ma si accorge che il disagio di Linda peggiora e allora si rivolge a Francesca Maffei, la psichiatra che ha in cura la ragazza.

“La dottoressa Francesca Maffei era l’unica persona in grado di valutare il potenziale della mente di Linda e, soprattutto, come lei lo utilizzasse. Sapeva che quel potenziale era notevole e ne fu ammaliata. Il legame tra loro non mi convinse mai del tutto.”

Dall’incontro tra Umberto e la dottoressa Maffei, gli eventi precipitano. Si verifica una prima morte sospetta, poi una seconda e una terza. Quest’ultima è palesemente un omicidio, del quale viene accusato Umberto. Indizi precisi e circostanziati smontano la tesi difensiva del principale indiziato, che viene arrestato.

Ma neppure in prigione Umberto si dà per vinto: è sicuro che le annotazioni deliranti che Linda ha scritto nell’agenda, conducano alla verità sugli omicidi.

Potrei chiedere aiuto, tentare di salvarmi. Potrei consegnare l’agenda di Linda al direttore e dirgli che nascosta in quelle pagine c’è la soluzione dell’enigma. È scritta lì la verità, lo so che c’è. L’ho letta! Più di una volta l’ho riconosciuta. L’ho vista affiorare nel marasma di parole, l’ho seguita, ho cercato di afferrarla e poi l’ho persa. Era sempre così anche con Linda. No, non posso consegnare ad altri il suo mistero. Non la do a nessuno questa agenda. Solo io posso capire, intuire, risolvere.”

Per gradi emerge una precisa strategia d’azione che culmina nel finale sconcertante. “Amore obliquo” di Maria Teresa Casella è un noir estremo, la cruda analisi di una passione torbida e struggente.

 

Leggi il terzo Estratto Gratuito del libro:

Ci sto arrivando, al motivo per cui sono in galera.

Queste maledette sbarre ora le sbriciolo. Le misuro con gli occhi. Le agguanto, le stringo, stringo più forte… Macché. Sono sempre lì. Rinsaldo la presa, mi pianto bene a terra con le gambe e do uno strattone potente che quasi mi lussa una spalla. Prendo a capocciate l’inferriata. Il colpo mi rintrona, ma posso fare di meglio. Vado indietro con la testa per darmi lo slancio e BOM! Mi schianto di nuovo. Stavolta barcollo. La fronte fa un male cane; la sento gonfiarsi mentre il dolore s’irradia alle orecchie e alla nuca. Questa sofferenza però la reggo bene. L’altra, quella dell’anima, non la sopporto più.

Sono molto invecchiato nell’ultimo anno.

Il mio cuore non è più come prima. Ora fa le bizze. All’improvviso perde colpi, poi riparte all’impazzata. Mi batte in testa, a volte nello stomaco.

Il cardiologo del carcere ha detto che il mio cuore è malridotto, che devo starci attento. Alla mia età?, gli ho chiesto sbalordito. Ho solo trentaquattro anni. Lui ha risposto che tutte le età sono a rischio per un cardiopatico.

Ecco, sono pure cardiopatico. Dovevo venire in galera per scoprirlo.

Sfogliare il diario di Linda non mi giova.

Il mio muscolo cardiaco vorrebbe una tregua e protesta a modo suo, elargendomi pompate discontinue. Mi taglia le gambe. Tanto non devo andare da nessuna parte.

Sono in gabbia. Accudito dal mio amico Nando la Guardia.

Tra poco Nando passerà di qua. Vedrà la mia fronte tumefatta, scuoterà la testa e se ne andrà senza fare commenti. Sa come mi procuro i lividi perché una sera mi ha beccato in flagrante. Quella volta si incazzò e minacciò di fare rapporto al direttore. Gli risposi che me ne fottevo dei suoi rapporti, che peggio di così…

Sono alla catena. Sto cercando di non mollare, e il dolore fisico mi fa sentire vivo. Abbiate pazienza. Abbiate pietà.

Le mie risorse si consumano. L’equilibrio va e viene.

Se mi ribello, mi sopraffà una rabbia cieca. Digrigno i denti. Mi do dei pugni in testa. Grido. Poi rido. Sì, rido.

Se non reagisco, rinnego me stesso. Mi annullo. Mi perdo.

E io non voglio perdermi. Non voglio rassegnarmi.

Non può finire qui.

Ci sono ancora troppe cose che mi sfuggono.

In quegli ultimi giorni cruciali prima dell’arresto, avrei dovuto sforzarmi di cercare indizi nell’incalzante successione degli eventi. Invece scelsi di aspettare, osservare, riflettere.

Mentre lei mi soffiava sul collo, io, un pavido stronzo, me la prendevo comoda.

Come quando ti trovi in una gola di montagna e vedi un treno sfrecciare sui binari in lontananza. Ti metti lì a guardare il panorama. Il mostro di acciaio appare distante. Ci vorrà un po’ prima che arrivi. Credi che debba fare ancora tanta strada, tante curve. Si sente appena che sferraglia, è un refolo di vento a portare quel rumore. Ma quel vento soffia contro. Vento traditore.

Un fragore improvviso e il mostro è su di te.

Giusto il tempo di capire che non ti salverai.

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