“Harry Potter: Hogwarts Mistery” e “Florence”: il ponte tra libri e videogiochi saranno gli smartphone?

NDE Blog – Gli Ebook, l’Editoria e Tutto Quanto! Visual Novel “Harry Potter: Hogwarts Mistery” e “Florence”: il ponte tra libri e videogiochi saranno gli smartphone?

Il rapporto tra libri e videogiochi, da quando quest’ultimi hanno conquistato una popolarità di massa all’inizio degli anni ’80, non è mai stato semplice, nonostante siano in fondo due modalità, differenti ma non incompatibili, per raccontare una storia. Certo, di  fenomeni di ibridazione ce ne sono stati da una parte e dall’altra: è il caso dei Libro-Game, che però con la fine degli anni ’90 sono usciti dai riflettori senza quasi nessuna “eredità”, e delle Visual Novel (se non sapete che cosa siano, potete iniziare da questo articolo), al momento poco conosciute al di fuori dagli appassionati di anime e manga. Fenomeni di nicchia, quindi: è ovvio che sempre più appassionati di romanzi non disdegnino i videogiochi e viceversa, ma il pubblico di riferimento, gli ambiti di discussione e gli stessi canali distributivi rimangono quasi sempre distinti tra loro. Persino lo stereotipo secondo cui la lettura sia un hobby “femminile” e il videogioco “maschile” rimane in un certo modo radicato,  anche se sempre più lontano dalla realtà (beh, almeno per nel secondo caso).

Si potrebbe pensare che gli ebook e i mobile games, che hanno portato la “convivenza” dei due media su piattaforme comuni, cioè smartphone e tablet, abbiano contribuito ad aprire un ponte tra due mondi; ad oggi, a circa dieci anni dalla rivoluzione mobile, difficilmente si può dire che sia vero… ma per fortuna pare che il vento stia per cambiare…

Se fino a poco fa i videogiochi basati sulla narrazione restavano confinati prevalentemente ai PC e, in misura minore, alle console portatili, mentre su smartphone e tablet proliferavano quasi solo giochi d’azione o strategici, sembra che le cose stiano pian piano cambiando, dall’alto, ma anche dal basso… non avete capito? Beh, vi faccio due esempi!

Guadagnare punti in determinate abilità sblocca nuove opzioni di dialogo, come nelle Dating Sim. E sì, Piton è il solito simpaticone…

Harry Potter: Hogwarts Mistery

Piaccia o non piaccia, persino un babbano non può negare che, da ormai quasi vent’anni, il “brand” di Harry Potter sia tra i più celebri della cultura pop contemporanea, e sicuramente il più famoso tra quelli nati in ambito letterario. Era quindi solo questione di tempo che venisse pubblicata un’app per smartphone per gli appassionati del giovane mago e del ricco universo narrativo ideato da J.K. Rowling, e non è un caso se il recentissimo “Harry Potter: Hogwarts Mistery”, benché presentato come “gioco di ruolo”, sia strutturalmente più simile alle Visual Novel giapponesi.

L’idea di base è molto interessante: 10 anni prima che Harry, Ron e Hermione si iscrivano a Hogwarts, possiamo rivivere l’esperienza di frequentare la scuola di magia più amata del mondo (attraverso un alter ego che, per personalità, ricorda in modo sospetto un certo maghetto occhialuto…), frequentare le lezioni con Severus, Minerva e altre facce note, provare a vincere la Coppa delle Case selezionando le risposte giuste nei dialoghi e altre, etc. Per chi ha amato la saga potteriana, si tratta, almeno all’inizio, di un’esperienza esaltante: del resto, la struttura delle Visual Novel, basata sui dialoghi e sulla scelta di opzioni, si presta meglio di qualunque altro genere videoludico a “ospitare” uno spin-off di una saga di romanzi. Peccato che, nel caso di Hogwarts Mistery, l’entusiasmo iniziale sia completamente rovinato da un sistema di progressione basato sull’energia che, di fatto, ci costringe a pagare soldi  veri per poter proseguire la storia per più di cinque minuti di fila, rovinando completamente l’esperienza di gioco ai taccagni come il sottoscritto, che preferiscono pagare all’inizio e poi godersi l’esperienza… Ma ci auguriamo che altri “videogiochi letterari” possano prendere spunto da questo esempio e, magari, imparare dai suoi errori.

Florence racconta fatti assolutamente ordinari con uno stile grafico minimalista ma curatissimo. Adorabile!

Florence

L’esempio opposto alle trasposizioni “mobile” dei brand letterari è quella di videogiochi narrativi che arrivano “dal basso”, cioè da piccoli team di sviluppo, i cosiddetti Indie. Che, proprio perché non possono battere la concorrenza sul piano della grafica o della giocabilità, sempre più spesso puntano tutto sull’originalità della struttura narrativa, la profondità della trama e la caratterizzazione dei personaggi: è il recente caso di Undertale. Ma oggi vorrei parlarvi di qualcosa di unico: un esperimento di narrazione digitale, in questo caso pienamente riuscito, che racconta una storia… senza l’uso di nessuna parola (o quasi)!
Florence, che non c’entra nulla con il capoluogo toscano ma è il nome di questa ragazza alle prese con gioie e dolori della vita urbana del XXI secolo, non ci descrive conflitti epici o avventure entusiasmanti, ma piccoli momenti di quotidianità in una storia d’amore dei nostri tempi: un incontro fortuito, un primo appuntamento, un primo bacio, ma anche e soprattutto gesti apparentemente banali ma in cui possiamo ritrovarci tutti: lavarsi i denti, bersi un caffé, mangiarsi un take-away…

“Ma come,” potrà dire qualcuno “il punto di forza di queste storie interattive non è l’originalità della trama?” Beh, il fiore all’occhiello di Florence non è certo il cosa, ma il come: una miscela ben studiata di illustrazioni, musiche, semplici animazioni, piccoli momenti di interazione, tutte all’insegna del minimalismo e di uno stile un po’ hipster che ben rappresenta la vita di un ventenne di oggi, riescono a rendere memorabile anche una storia che non brilla per originalità. E così facendo, su dimostrano le enormi potenzialità di questo nuovo formato narrativo.

E quindi? Beh, se vi incuriosisce provare le potenzialità di questi “esperimenti”, il mio consiglio è di buttarvi su Florence (2.99$ su iTunes e Play Store) invece che su Harry Potter: Hogwarts Mistery. Ma per capire se il futuro dello storytelling digitale sarà dominato dagli indie o dai grandi brand, beh… è ancora presto. La partita è appena cominciata.

By |2018-05-20T13:57:00+00:00maggio 18th, 2018|Visual Novel|0 Commenti

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Editore, "smanettone di internet" e consulente di marketing editoriale. Mi occupo di tutto quello che gira intorno ai libri digitali, le visual novel e gli altri ibridi tra letteratura e tecnologia.

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