Vi giriamo la recensione più breve intervista finale all’autore, a cura di Domenico Michele Surace, dell’ebook young adult “Pam” di Alberto Lettieri, che puoi scoprire qui, durante la presentazione dello scorso 28 marzo.

Pam Alberto Lettieri Ebook Italiano Young Adult30 lettere ammassate una sopra l’altra, accartocciate in un armadio a due ante di colore grigio veleno.

Il modo più diretto per rendersi ridicoli.

Il modo più diretto per aprirsi alla morte.

Destinazione Pam.

In queste lettere c’era tutto ciò che riguardava i miei pensieri liberamente rivolti a qualcuno. Quel qualcuno che mi ha regalato e somministrato sotto forma di supposte l’amore e l’odio svuotato e colmato di emozioni, come Dio può togliere e ridare la vita all’uomo.

[…]

In realtà non siamo poi così diversi, io e Pam.

Siamo solamente divisi, ecco. Divisi dalla differenza fondamentale che uno dei due, prima di diventare uguali, aveva un cuore.

In realtà, io sono diventato Pam, amandola.

Quello che ero nei miei primi diciannove anni di vita è svanito come polvere vomitata dai camini.

Come semplice fuliggine nei camini, e trasportata dal vento al di sopra delle nuvole.”

(da “PAM” di Alberto Lettieri)

È così che inizia PAM. O, magari, è così che finisce, in verità.

…Perché è nella presa di coscienza di una avvenuta coincidenza (“io sono diventato Pam”) che si palesa, nella forma di una rivelazione dal sapore esatto di una preveggenza per il lettore, l’essenza dell’amore tormentato di cui l’Opera di Alberto Lettieri è intrisa.

Una coincidenza per un treno terribile che corre su binari fatti d’amianto.

Quando Alberto mi ha chiesto di presentare il suo lavoro primo, e perlopiù di introdurvi ad esso, ho subito creduto di comprendere nitidamente cosa intendesse con l’invito da lui stesso mosso a… “finalmente, insultarlo dal vivo. O picchiarlo”.

Ho pensato che, conoscendomi come autore di poesie e soprattutto come fervido sostenitore della retoricità delle battute da romanzo come penalizzanti il fluido cosciente dei meccanismi altresì lirici, fosse davvero un …temerario, ecco.

Ho accettato convinto di starmi scontrando con quanto in verità più mi ritrovo a combattere, dal mio pulpito letterario, e curioso, al contempo, di cogliere le dinamiche di questo sorprendente invito: di qualificare, insomma, più da vicino quello che in primo luogo mi è sembrato istinto suicida.

Ho letto PAM ed ho visto trasformarsi il temerario, piuttosto, in un giocatore.

“Il giocatore, si sa, è un mostro. Egli riesce a giocare al mattino, al pomeriggio, alla sera. Non lavora mai, perde sempre, eppure ha sempre il denaro per giocare… perché ha sempre se stesso!”

E come solo i buoni giocatori sanno fare, Alberto, aveva saputo bluffare.

Il suo invito a partecipare – ho scoperto – si configurava, così, quale momento decisivo di una partita tutta risolta non nel risultato, piuttosto nell’adrenalinica sensazione irrinunciabile in seno all’atto stesso dello scommettere.

Ho letto PAM e, ritrovandovi episodi dello stesso impulsivo coraggio, ho capito che anche questa scelta era, in verità, conseguenza di una consapevolezza profonda.

Ho capito che la scommessa di Alberto era della stessa natura di quella di PAM, libro, tutta concentrata su Pam, personaggio.

“Infatti il giocatore, quando non ha più soldi, che cosa fa? Si rifugia tra le braccia di una donna… non c’è, quindi, giocatore che perda!”

Con queste premesse allora sì, si è preparati, pure, all’azzardo di sottoporsi al parere di un rivale: non dovendo temerne l’esito in quanto di già dichiarandosi serviti, la partita è imperdibile.

Imperdibile, come il

contraddittorio,

viscerale,

odioso,

riuscito

romanzo di Alberto Lettieri.

Pam personaggio rispecchia bene la natura dell’Opera cui presta il nome.

Ha quindici anni e li rivela ad ogni episodio in cui pretenziosamente s’immagina d’averne qualcuno in più, d’aver vissuto solo per l’esser stata vissuta. Odiosa. Per questo, irresistibile.

Pam personaggio non è però protagonista dell’Opera cui presta il nome.

Come di una cerimonia artificiosa non Dio, che pure ne è tante volte invocato, né il sacerdote, in verità mero demiurgo d’azione, ne sono epicentro ma lo è la vittima, in PAM il vero essenziale polo attorno cui ruota la totalità della scena è il narratore.

Le sue emozioni determinano il ritmo dello svolgersi la trama, i suoi pensieri guidano il moto irrisolto dello stato d’animo del lettore, il quale non può che comprenderlo quand’anche rinnegandone le scelte. Non lo si può amare. Ma neppure condannare. Per questo, irresistibile.

Non s’ha da credere, nel sondare PAM, di dover rintracciare i canovacci tipici di un romanzo d’amore come la Tradizione ci ha insegnato. Siamo di fronte ad alcunché di accademico. E Dio ne scampi.

L’impressione stilistica, in vero, è di ritrovarsi invece a percorrere dell’Accademia il portico, ove le parole udite provenienti dal di-dentro sono trasferite impazientemente su taccuino senza riformulazione.

Accatastate, in forma di lettere dunque.

Una scelta che funziona.

pam alberto lettieriPAM si svolge nella Roma adolescenziale – nulla a che fare con Papi ed Imperatori, se non in quanto gente di cui sentir parlare masticandosi in bocca una gomma (ed a volte, pure, una gengiva) – per il lasso temporale definito dalla stesura di 30 lettere, anticipate da un prologo volontariamente più diretto che agile, atto a definire la natura secca, alle volte cruda del mondo in cui PAM s’addentrerà, e chiuse ad epilogo da uno sguardo esterno, mediante espediente di un secondo pseudo-autore, cui è assegnato un po’ il ruolo di accompagnatore del lettore, di nuovo e infine, verso la quotidianità del mondo-fuori.

E non è facile però, dopo essersi addentrati sempre di più, lettera dopo lettera, in una realtà tanto individuale, riaccogliere con assoluta certezza la visione che del mondo si era fatta propria prima di avviarsi alla lettura di PAM.

Se ne necessitano alcuni minuti.

Tale è l’onestà – principale vanto e merito dell’Opera, nella resa dei sentimenti universali così come dei personali congestionati istinti – con cui l’Autore ci racconta, con cui forse – chissà, non lo chiederemo ma ne formuliamo alla lettura evidente congettura – l’Autore si racconta.

Nel clima continuativo dello scontro di autorità tra sentenziosi silenzi e deliberate ammissioni delle più comuni debolezze, la storia evolve in direzioni perpetue secondo strade parallele che configurino le diversificate sfaccettature di una medesima speranza.

L’Amore.

L’Amore investe ogni lettera, ogni pagina a comporla. È un amore violento, quello che leggiamo in PAM.

Se ne rintracciano i parametri, se ne tracciano i paradigmi, lo si ricerca e lo si dona. Perciò ci si condanna e ci si domanda cosa esso sia. Persino, schiacciando l’occhio alla tautologia, lo si afferma stante nella volontà che ha mosso a domandarsi se esso sia.

L’Amore, in PAM, non è mai raggiunto. Anche quando lo si fa, nelle forme più e meno carnali, lo si fa appunto, creandoselo.

Questo libro, che parla di Amore, di cui ogni pagina è investita, ne è privo ed è per questo splendidamente colmo di speranza. La speranza di essere amati, che è già in sé speranza di amare.

Nessuna Divina Provvidenza, comunque.

Allo stesso modo di Amore, nel mondo di PAM, è Dio.

Un Dio intimamente osservato nella maiuscola sempre riservataGli ma al fine di poterLo condannare, reo della Sua propria inesistenza.

Eppur inesistente rivelandoSi Si rivela…

Un Dio che può togliere e ridare la vita all’uomo – il quale, verrebbe da dire, allora può toglierGli e ridarGli la vita, altrettanto –, un Dio sadico, un Dio vendicativo.”

Per l’appunto: allo stesso modo di Amore, nel mondo di PAM, è Dio.

In un mondo in cui Amore e Dio sono valori assoluti solo e proprio nella loro espressione di irraggiungibilità, il compimento del proprio cammino verso il perfezionamento equivale al volgere della Speranza all’atto di estrema libertà individuale.

Questo è il messaggio in eredità del narratore-protagonista di PAM.

Questo, pare, il messaggio definitivo di Alberto Lettieri.

E allora sì, con Battiato si può dire

“Va bene, hai ragione,

se ti vuoi ammazzare.

Vivere è un offesa

che desta indignazione…”

ed ancora

“Va bene, hai ragione,

se ti vuoi sparare.

Un giorno lo farai

con determinazione.”

ma dopotutto è vero

“Questa parvenza di vita

ha reso antiquato il suicidio.

Questa parvenza di vita, Signore,

non lo merita…

solo una migliore.”

E allora via!

Destinazione

PAM.

Ed ora a noi… invitando comunque i presenti ad intervenire in qualunque momento, per una questione esclusivamente di ordine per alzata di mano e non di coltelli.

Dunque…

ringraziandoti per l’invito, e senza alcuna necessità di insultarti, infine, tantomeno di picchiarti dunque, vorrei che in primo luogo ci leggessi qualcosa dal tuo libro. Che potessi trarre spunto da una lettera, la più amata o la più odiata -ce lo confesserai-, al fine di comunicarci il perché più intimo di PAM …senza per questo lasciare indovinare troppo della trama ai pochissimi che ancora lo non hanno letto, ovviamente!

La torre di Babilonia. È crollata ancor prima della nascita dell’amore. Il mio affetto per te è incredibilmente sbagliato. È incoerente come lo sono io, come lo è l’uomo, come lo è Dio. Ma guardami, Ruri. E magari un giorno, se durante i tuoi miliardi di cambiamenti di capigliatura, moda e pensieri, ti fermi a pensare, guardati indietro, e ti prego, non pentirti di niente. Io posso vivere solo se ti ricordi di me. Non voglio morire dentro di te, anche oggi.   Ma davvero avete anche minimamente pensato alla possibilità che io potessi essere una povera vittima indifesa? Io sono il peggior criminale emotivo che sia mai esistito sulla faccia della terra. Sono l’incoerente con il cuore di metallo, che è collegato in maniera totalmente invisibile all’unica fonte di calore, che potrebbe essere tranquillamente un condizionatore di ultima generazione. Non c’è poesia, non c’è niente di niente intorno a me. Siete voi a colorare il mio personaggio fuori dai bordi ben definiti. L’amore più difficile ha la fine più fredda. Anche se smetteste di leggere ora questo libro, sapreste l’unica vera realtà: l’arte ci esalta, ci espande, ci rende più di ciò che siamo. Ma non siamo niente, e questo lo sapete anche fin troppo bene. Guardate il cielo, volate con la mente sopra l’atmosfera, attraversate le barriere naturali della troposfera, della stratosfera, della sferasferasfera e via dicendo. Una volta raggiunto lo spazio, guardate sotto di voi, e ammirate l’inutilità. Ammirate la piccolezza dell’uomo. I problemi di ogni giorno. Ammirateli e poi guardate proprio sopra di voi. Lo spazio immenso, infinito, incalcolabile. Cosa state pensando in questo momento? Che siamo piccoli, inutili, imbarazzanti? Lo penso anche io. Siamo una bugia, perché la nostra grandezza è soltanto una scusa. Vogliamo sentirci grandi per non sentirci soli. Io non sono niente. Queste battiture a macchina sono vento, sono realizzazioni di sogni che prendono vita. E questo è il risultato: un essere completamente privo di ogni sinapsi, muscoli, ossa. Pura essenza erronea. Qualcuno che vi dice la verità senza maledettissimi mezzi termini. La verità va ricercata, non esiste un’unica realtà. La morale è sempre la stessa alla fin fine: dubitare non è sintomo di poca fiducia, è semplicemente essere realisti. Svegliatevi, piccoli esseri umani, non c’è niente al di fuori di questo mondo che non possa essere vostro! Non pensate che, usciti dalle vostre povere realtà di venti metri quadrati, il mondo cattivo non vi scalfirà e voi sarete gli eroi positivi della vostra generazione. Siamo semplici ombre di una civiltà che sta sbiadendo. E io sono solamente un cantastorie che mangia e vomita demagogia, ma che sta facendo l’atto fondamentale di ricordare. Dovete ricordare, ricordare e ricordare. Ricordare che cosa siete, che Dio non è in voi e non è in cielo. Che ciò che è Dio potrebbe essere qualsiasi cosa, ma non un uomo.

Si è detto il tuo romanzo si discosti da modelli ben precisi, un po’ come fosse alla ricerca di una rottura con la tradizione di cui è figlio e forse con lo scopo di rivelare nel senso del ricercare stesso la propria finalità. Eppure finanche espliciti, nelle pagine di PAM, è possibile rintracciare dei richiami, per la natura stessa dell’Opera spesso in chiave critica, ma diverse volte, pure, in termini di confronto.

Vuoi spiegarci, appunto, la tua posizione nel rapporto con gli autori del tuo genere e, in tal senso, palesarci la peculiarità che riconosci a PAM nell’ambito del genere stesso?

Partendo dal presupposto che Pam non era nato come libro, ma come semplice sfogo, o come spesso lo definisco, una “reazione allergica”, volevo fare qualcosa che generalmente non si è mai fatto: dare un punto di vista diverso a quella che è la generazione degli anni zero, non da parte di autori con gli occhi rivolti verso il basso, e quindi autori, in età avanzata, di storie con interesse adolescenziale, ma di qualcuno che stia vivendo ancora questi anni.

Ri-addentriamoci nel mondo di PAM.

Anche in virtù delle mie personali preferenze ed attitudini, c’è un passaggio che nel tuo romanzo mi ha colpito particolarmente. Si tratta di una sorta di incastonato sapore lirico, nella resa quasi in versi della parte finale della sedicesima lettera dal titolo “La novella della sanguisuga”.

In essa è possibile riscontrare forse tutti i principali topoi di PAM: accanto all’amore, a Dio ed alla sofferta speranza, ecco la musica, la famiglia, i luoghi di sentita appartenenza in un processo di mobile-immobilità.

Ti chiederei di leggerla ed in seguito di soffermarti sul valore che questi campi semantici offrono alla tua Scrittura, così al tuo pensiero.

Quando il cielo è così rosa, si deve partire. Quando tutto crolla, è ora di cambiare. Cielo maledettamente rosa, e voglia di cambiare. Prendo ciò che serve e scappo. Fino al treno che legandomi alla velocità dei suoi pensieri, mi porterà verso la fine. Stavolta non si torna indietro. Una linea dritta solca la capitale, fino a quel portale antartico chiamato libertà. L’autobus è il numero 105. Il rosa è arancio. Si cambia musica. Le luci si abbassano. È tutto più scuro. Termini. Sembra immensa. Nessun numero sul treno. Ho intenzione di prenderne uno a caso, ma so già che non lo farò. Una lotteria. Mi sento tranquillo in viaggio. Vetri opachi e aria fresca. È ciò di cui ho bisogno ora per scrivere. Si è mosso solamente ora il treno dentro di me. Chissà. Tiriamo veramente a sorte? O andiamo sul sicuro? Eminem.

Cleaning. Out. My. Closet.

La causa sei tu.

Stessa scena. Diverso movente. Diverse persone. Ti odio, lo sai? Con tutto me stesso. Mi fai davvero schifo. Clicco il play nella mia testa. I’m sorry mum.

Ma è ora di vivere.

Alberto, come anticipato non ti chiederò quanto di Alberto ci sia in PAM. E per chiudere, allora, mi piacerebbe ci raccontassi, nei termini rovesciati dell’autore visto dalla sua opera, quanto di PAM c’è in Alberto. Che valore ha per te questo libro, e cosa ha significato per te la stesura di esso.

Come ho già detto, Pam ha avuto la necessità di esistere, perché frutto di tutto quello che ognuno di noi ha passato nella propria adolescenza: quell’amore mostruoso, famelico e possente che probabilmente non vivremo più. Dentro di me Pam è rimasta come un vero e proprio scheletro, l’ossatura scomposta di un sentimento e di un’idealizzazione macabra dell’amore stesso. Paradossalmente spero che Pam rimanga ancora per molto tempo dentro di me, così da non farmi dimenticare cosa ero e cosa sono diventato.

Non mi resta che ringraziare Alberto, semplicemente, per PAM.

E voi per l’attenzione e la partecipazione.

Buona serata.