Biblioteca degli Inediti sì, o no?

Lo so arrivo un po’ tardi ma il web corre veloce ma io non mi sento di sparare le mie cartucce a caldo. Devo e posso pensarci su visto che l’unica remunerazione è quella dello scrivere bene ciò che penso, e ho il vantaggio di non avere un redattore che ha fretta di far uscire il pezzo.Franceschini Biblioteca Inediti

Capisco cosa state pensando, ho riso anche io. Ma l’idea di fondo di una Biblioteca Nazionale dell’Inedito è buona, altri l’hanno già avuta, altri l’hanno già realizzata. In Italia ce ne sono almeno due, la prima fondata già negli anni ’80, e hanno regole ferree di ammissione come quella di aver ricevuto almeno 3 rifiuti da case editrici. Non sono comunque un pattume dove mandare tutto quel che non viene pubblicato. Poi c’è il Project Gutemberg, internazionale, lo trovate qui (con oltre 100.000 testi fruibili in diverse lingue). Twitter non perdona e 140 caratteri sono pochi per esprimere un concetto così rischioso, il ministro o chi per lui doveva saperlo. Franceschini ha detto una cosa non stupida in maniera superficiale e ne ha pagato le conseguenze. Peggio per loro non mi importa nulla di difenderli ne di fare un’analisi politica del discorso ma mi importa invece, e molto, di ciò che è stato detto.

Perché è buona?! Perché la storia è piena di autori come James Joyce (sempre lui, lo so) che hanno faticato e non poco a veder pubblicata la loro opera. La possibilità che ne sfugga qualcuno agli editori è bassa ma mai nulla. Ma non è solo questo, anzi, i motivi sono diversi. Forse il principale è che gli editori non valutano solo ed esclusivamente la bontà artistica dell’opera ma, come è giusto che sia per ogni imprenditore, anche il potenziale commerciale. Un buon editore pubblicherà sicuramente qualche buona storia in perdita per amore dell’arte, ma per ogni storia poco redditizia che pubblica ce ne sono almeno altre 10 che deve rifiutare. Se conoscete editori che le pubblicano tutte e 11 sono già falliti o stanno per farlo, oppure mentono.

“Perché conservare una storia così così che non interessa a nessun editore e probabilmente a nessun lettore?” Direte voi… Perché probabilmente la storia della famiglia Brutti di Casallontano che fa 40 abitanti, scritta da Mario Brutti, buona o no non interessa a nessun lettore, o quasi, e non fa guadagnare. Però racconta la storia di un pezzo d’Italia anonimo alle cronache ma che coesiste con l’Italia maggioritaria che conosciamo meglio, e pure troppo, a volte solo attraverso le cronache. È un esempio estremo il mio, ma pensando a prodotti editoriali locali questo esempio può riferirsi alla storia di edifici, anche in grandi città, edifici di secondo piano la cui storia fa parte dell’Italia che abbiamo vissuto ma non dell’Italia che ha fatto la storia. Per fare un esempio più concreto c’è stato un solo oratorio e un solo tempo in cui Don Bosco sì è speso per avvicinare i ragazzi alla preghiera. Ma ci sono centinaia e centinaia di oratori Don Bosco in cui noi abbiamo giocato, fatto amicizia, ci siamo innamorati, qualcuno ha pregato. Che sono cambiati nel tempo e di cui qualcuno ha scritto. Tutto questo fa parte della nostra cultura e della nostra memoria. Anche se queste opere non hanno nessun tipo di valore commerciale e/o artistico per cui valga la pena pubblicarle può essere che ne abbiano uno storico e/o sociale.

Un biblioteca così, con regole rigide e non la pattumiera di tutto quel che non trova editore, virtuale, magari risultato dell’accorpamento e del coordinamento delle realtà già esistenti, che costi poco poco, è una buona idea e può diventare una risorsa.

Perché non lo è?! Beh, perché se il mondo degli inediti non è stato ammazzato dal self-publishing poco ci manca. Per non parlare di internet. Però in tutta onestà nessuna di queste due realtà è monitorata per offrire un servizio qualitativo e disinteressato, a nessuna delle due importa della memoria storica, per capirci. In ogni caso i dati sulla lettura non sono molto confortanti, questa risorsa sarà realmente accessibile e fruibile? In un mondo in cui ho 12 ore alla settimana per leggere fa molta differenza avere accesso a 20.000.000 di testi piuttosto che a 2.000.000? Specie se gli ultimi sono curati a dovere e recensiti da professionisti in modo che io abbia una cartina su cui valutare i miei spostamenti.
Chi ha scritto però che una biblioteca del genere non avrebbe catalogazione se non forse per argomento e che andrebbe frugata a tentoni, per me, si sbaglia. Persino nello sterminato e ostile oceano del self-publishing ci sono stelle a guidar la rotta, e se Tripadvisor riesce a salvaguardarci dai cattivi fornitori di servizi qualcuno ci salverà anche dai cattivi inediti. Certo forse non saranno sempre guide di prima scelta ma in qualche modo l’informatica la spunterà anche su questo problema, è solo questione di tempo, credo. È facile che fra vent’anni programmi “intelligenti” possano selezionare e rendere immediatamente utili le informazioni rilevanti in questi testi per cui vale la pena investirci, chissà. Ma anche se si sbagliano, queste persone hanno una buona parte di ragione: a parte il fungere da archivio per pochi curiosi e qualche ricercatore non avrebbe probabilmente altro potenziale nell’immediato. Chiamiamolo Pubblico Archivio degli Inediti allora e quel “conservati per sempre” del ministro finalmente assume il tombale significato di cui risuona.

Considerate le difficoltà che le biblioteche affrontano tutti i giorni, e non parlo solo dei soldi ma del fatto che le biblioteche contemporanee vanno molto oltre l’essere un archivio di testi accessibili ma sono veri e propri centri culturali che soffrono la concorrenza di tutte le piattaforme culturali a cui oggi abbiamo sempre più facile accesso. Alle biblioteche serve subito un aggiornamento del sistema di catalogazione in linea con gli standard internazionali per la condivisione delle risorse, servono investimenti principalmente per la digitalizzazione ma anche per l’ampliamento sul fronte multimedialità. Se vogliamo promuovere la lettura dobbiamo promuovere le risorse che abbiamo, a partire anche dal lavoro degli editori sopratutto piccoli e medi coordinandoli con le biblioteche locali sul territorio (come molte biblioteche già fanno grazie all’interessamento dei comuni), e attrezzarle al più presto per raggiungere i lettori nei luoghi dove leggeranno sempre di più (dietro ad un pc, a un tablet, a e-book reader).

E alla domanda che qualcuno potrebbe fare ”non si possono fare entrambe le cose?” La risposta è no SE il budget che deve finanziarli entrambi è lo stesso, perché sono certo come il fatto che morirò che i fondi in qualche modo non basterebbero.

Fabio Prandini

@prandini_f
Sito Personale

By |2017-06-29T18:45:09+00:00giugno 7th, 2015|editoriale, news, News & Politics, Technology, Uncategorized|0 Commenti

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