All’avvocato Gianmaria Sbrocco del Foro di Napoli capita una bella gatta da pelare: un vino bianco reso invendibile dalla repentina e misteriosa ossidazione. Per scoprire le cause di questo curioso fenomeno, il legale dovrà abbandonare lo studio e esplorare usanze, tradizioni e costumi dei luoghi da dove origina il vino: Napoli e dintorni. Per farlo avrà però bisogno di compagni affidabili, competenti e che condividano non solo la sua ricca cultura generale e la curiosità per le tradizioni locali, ma anche… l’appetito. Perché non di solo vino vive l’uomo…

Stregàt, originale opera del Prof. Angelo Spena, finalista per l’Italia al Gourmand Wine Books Awards 2018 (26-27 Maggio, Yantai, China), rivela così la sua natura peculiare, a metà tra l’investigativo e il “romanzo di viaggio”. La tradizionale figura del detective è qui rimpiazzata da una curiosa compagine di esperti legali e imprenditori vinicoli, che uniscono interessi e competenze eterogenee con due passioni comuni: le tradizioni di cui Napoli è ricchissima e, naturalmente, il buon cibo. Meglio se accompagnato da una discreta bottiglia. Il modus operandi della compagine è infatti peculiare, ma in perfetta sintonia con l’oggetto della missione: invece di freddi studi legali, si preferisce entrare nel vivo della vita cittadina, tra strade, contrade e osterie, e la trama non procede tramite sterili descrizioni, ma vivaci e, perché no, irriverenti scambi di battute tra soci e commensali.

È proprio attraverso i dialoghi che l’autore rende giustizia ai luoghi di cui racconta e alla gente che li ha popolati, e tuttora ne percorre le strade. A livello di temi e contenuti, del resto, è evidente l’intenzione di mostrare il collegamento tra la cultura alta e quella popolare, tra il sacro e il profano, tra una poesia di Leopardi e un goal di Mertens. Lo stesso vale anche per lo stile: il linguaggio dei personaggi riflette la loro estrazione sociale e la loro cultura personale, certo, ma è in ogni caso frizzante e vivace, mischiando termini tecnici e scherzose volgarità, citazioni in latino e in dialetto napoletano. Ce lo conferma già il dialogo che apre l’opera: tra l’avvocato Sbrocco e la donna delle pulizie Concetta c’è uno scambio di prospettive che è solo in parte una gag comica, in quanto rivela l’intenzione dell’autore di mostrare che, in fondo, nella società napoletana, di ieri come di oggi, gli opposti a volte si attraggono e le differenze si sfumano: nelle abitudini, ma anche nel linguaggio.

Stregàt è quindi un romanzo breve e di facile lettura, ma ricco di scoperte: il misterioso vino Stregàt, ovvviamente, ma anche le acque suffregne, i kammamuri, il terronicus e altre peculiarità di quelle terre che la tradizione popolare ha preservato, non solo nei ricordi dei più anziani, ma anche e soprattutto nei racconti che continuano a girare di bocca in bocca tra la popolazione locale; non è un caso se l’opera si conclude proprio con uno scambio di racconti. Del resto i luciani, abitanti di Borgo di Santa Lucia, e in generale i napoletani in quanto comunità eterogenea e profondamente legata al territorio (come il vino!), sono in un certo senso i veri protagonisti di Stregàt. Con buona pace dell’avvocato Sbrocco, di Paco Ayala e di Vincenzo Vero.

Il romanzo è disponibile su Amazon in formato cartaceo ed ebook.