I film che vengono considerati, da pubblico e critica, migliori dei libri da cui sono tratti si contano sulle dita di una mano, è noto. Uno di questi casi più unici che rari è “Trainspotting”; il romanzo è sì scioccante e a modo suo rivoluzionario, ma è un’opera prima e come tale ha un fascino brutale ma grezzo. Il film di Danny Boyle è invece considerato all’unanimità uno dei capisaldi della cinematografia britannica degli ultimi decenni, e l’immagine di Ewan McGregor che si stringe le nelle magre braccia con lo sguardo da strafatto è un simbolo della cultura pop Anni ’90 al livello di Micheal Jordan con la maglia dei Chicago Bulls o Macaulay McCulkin che urla quando si mette il dopobarba. Del resto, anche i fan più sfegatati di Irvine Welsh, l’autore del libro, devono ammettere che la sua fama deriva più dal successo di quel film che dalle sue stesse opere.

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I. Welsh sembra un buffo tizio con cui prendersi una birra o due al pub, ma leggendo i suoi libri viene da chiedersi chi sia davvero…

Ebbene, avendo letto più o meno l’intera produzione welshiana nei miei anni da universitario, quando arrivò la conferma alle voci che si rincorrevano da un po’ su un sequel cinematografico di Trainspotting, per giunta con il regista e gli attori dell’originale, iniziai a nutrire forti aspettative, e altrettanto forti timori. Perché i miracoli sono  tali perché non accadono di frequente, e perché il romanzo su cui si sarebbe basata la pellicola non è che sia tutto sto capolavoro, diciamocelo, senz’altro inferiore a “Il Lercio” e “Colla”, per non parlare di opere simili di altri autori. Così, alcuni mesi prima dell’uscita del film, ho deciso di rileggere “Porno” (ehi, è il titolo!), questa volta in lingua originale, un po’ per rinfrescarmi i fatti (pun intended), un po’ per valutare se poteva reggere bene come “sceneggiatura”, e gli studenti del DAMS mi perdonino l’uso improprio del termine.

porno irvine welsh 2Vediamo un po’: come nel romanzo che lo ha preceduto, si mantiene l’alternanza di molteplici POV, ma il ruolo principale non è più del peldicarota Mark “Rents” Renton, ma del furbastro e donnaiolo Simon “Sick Boy” Williamson, che sotto il narcisismo e la lingua lunga nasconde l’evidenza dei fatti, cioè di essere arrivato a 36 anni senza avere concluso niente nella vita, e per caso pesca l’ultima carta su cui giocarsi il tanto agognato riscatto sociale: la produzione di un film pornografico, appunto. Ma c’è di più: dieci anni dopo lo scherzetto di Renton che ha portato a disgregarsi la già vacillante compagnia di fattoni che abbiamo conosciuto e amato in “Trainspotting”, i fili del destino sembrano riannodarsi per i vecchi amici, che finiscono per ritrovarsi tutti a Leith, quartiere portuale e popolare di Edinburgo dove sono cresciuti. Peccato solo che, dietro le sue mosse da pappone e affabulatore, Sick Boy nasconda un pericoloso cocktail di invidia e rancore verso Renton, che può diventare benzina se ci metti in mezzo anche i vizi mai dominati dell’amabile casinista Spud e, soprattutto, la follia malvagia dell’unico dei boys che è rimasto davvero fedele a se stesso: Frank Begbie…

Bene, a questo punto è doveroso chiedersi: dov’è che “Porno” funziona alla grande, e dove invece lascia a desiderare?

L’evidente punto di forza del libro è la tensione narrativa mischiata all’effetto nostalgia: i nostri vecchi amici escono dal sipario uno alla volta, creando aspettativa nel lettore, e il clima di tensione si fa progressivamente più stringente, mano a mano che i fili vengono sbrogliati dalla matassa. Anche se questa volta non è il vero protagonista, il lettore comunque è portato  a immedesimarsi con Mark Renton e con il suo terrore di incrociare di nuovo un Begbie sempre più fuori controllo, come vediamo dalla brutalità dei suoi POV. È inoltre ben riuscita l’alchimia tra i personaggi, esclusa la new entry femminile Nikki: da un lato vediamo una bizzarra ma credibile riconciliazione tra vecchi amici che hanno preso strade solo apparentemente separate; dall’altro, il clima di sfiducia reciproca è palpabile e fino alla fine ci chiederemo chi sarà a fottere chi. Il tutto nella grottesca ma affascinante cornice di Leith, che ancora più che in Trainspotting è forse il vero protagonista del romanzo; come dice lo stesso Sick Boy, la vecchia zona del porto e delle case popolari sembra alle soglie di una gentrification che sta per cambiare tutto, non necessariamente in meglio, dato che i personaggi che continuano ad aggirarsi per le strade e i pub di Leith sembrano tutto meno che noiosi borghesi.

Passiamo ora ai lati negativi: come quasi tutti i romanzi di Welsh, Porno è troppo lungo. La necessità di snocciolare i dettagli delle varie bassezze a cui si abbandonano protagonisti e comprimari fa parte dello stile dell’autore, certo, ma alcune scene di abuso di droga, di alcolici o di persone sembrano tirate davvero troppo per le lunghe e non veramente necessarie per lo sviluppo della trama e la caratterizzazione dei personaggi, restando grottescamente fini a se stesse. A proposito di brodo allungato, è impossibile non citare la protagonista femminile, Nikki: se l’autore scozzese è sempre stato un fuoriclasse nell’esprimere i sentimenti più profondi (e bassi) dei suoi personaggi maschili attraverso il racconto in prima persona, non risulta altrettanto credibile quando la voce è quella di una studentessa di 25 anni che usa il suo corpo come scorciatoia nella vita, ma nessuna conquista o risultato sembra soddisfarla davvero. Alla fine, Nikki si rivela poco più che un plot device, e nell’ultimo terzo del libro la sua sottotrama viene di fatto lasciata perdere dall’autore per concentrarsi su quello che ai lettori veramente interessa, cioè le vicende di Sick Boy, Spud, Begbie e Renton e la loro strana alchimia.

Ok,  torniamo al punto iniziale: Porno può senz’altro rappresentare la sceneggiatura per un buon film, ma sappiamo tutti che non ci aspettiamo qualcosa di semplicemente “buono”. E quindi, inevitabile, arriva la domandona: il tanto chiacchierato Trainspotting 2 ha speranze di reggere il confronto con l’originale? Beh, visto che si parla di pro e di contro, la risposta è quasi banale: può riuscirsi se saprà interpretare al meglio i punti di forza di Porno schivando con grande attenzione quelli di debolezza. Ci riuscirà davvero? Lo avremmo scoperto nel gennaio 2017. Nel frattempo, il libro resta una buona lettura, in lingua originale e nell’edizione italiana di Guanda, se non vi danno fastidio linguaggio e contenuti estremamente crudi. In quel caso, però, non credo sareste arrivati in fondo a questo articolo.

Aggiornamento: sì, Boyle è riuscito nel miracolo per la seconda volta. Anche “Trainspotting 2” è migliore del libro da cui è tratto, o almeno altrettanto valido! Ma servirebbe un altro articolo per parlarne…