Vi svelo un segreto: quasi tutti gli scrittori prendono largamente spunto dalla propria vita personale nelle storie che raccontano. Del resto, è più semplice parlare di quello che si ha vissuto, magari reinterpretandolo e “romanzando” eventi, personaggi e luoghi. Quando invece l’autore sceglie di non indossare una maschera, di raccontare la realtà così come l’ha vissuta, senza filtri, si entra nel campo dell’autobiografia: è questo il caso di Younes Ouertani, giovane autore che in “Nove Mesi” ha raccontato, attraverso descrizioni vivide ed evocative e riflessioni lucide, nient’altro che la propria vita; e non una vita qualunque.

nove mesi younes ouertaniYounes introduce la sua storia presentando l’incontro tra i suoi genitori, il padre di origine tunisina e la madre di Trapani: un “matrimonio misto” che negli anni ’80 fece scalpore e, negli anni successivi, vide l’allontanamento dei due genitori e una madre troppo giovane per farsi carico di Younes e la sorella. Per i due bambini inizia così un’infanzia travagliata, tra affidamenti, tribunali e istituti, che li porta a crescere prima della loro età. I ricordi di questi anni travagliati non si limitano alla retorica, ma, attraverso un linguaggio semplice ma curato, restituiscono invece momenti simbolici di crescita, le esperienze di vita quotidiana più significative, come quando Younes incontra l’amata sorella dopo anni di isolamento.

Crescendo, i giovani provano sulla pelle il dramma dell’emarginazione a causa della loro origini, il senso di inadeguatezza nato dalla freddezza nei loro confronti della loro stessa famiglia: così si trovano separati, prima in affidamento e poi in comunità. Anche in questo caso, alle riflessioni del narratore si alternano ricordi di aneddoti apparentemente banali ma in realtà significativi, come quello di un insegnante che non riesce a pronunciare il nome del ragazzo.

Younes si trova quindi solo con se stesso, con una forte esigenza di riscatto, che sfocia in un’adolescenza problematica, tesa a farsi accettare e capire da se stesso prima che dagli altri, non priva di episodi di piccola delinquenza ma anche di momenti di forte intensità emotiva, come il primo incontro col padre dopo otto anni. Anche raggiunta la maggiore età e quindi l’indipendenza, Younes sembra arrivare gradualmente a una consapevolezza più matura, ma i suoi problemi non finiscono, in costante ricerca di qualcosa che sembra non trovare mai, nonostante i continui viaggi tra la Sicilia, la Romagna, la Tunisia e Londra; la sua apparente assenza di radici si dimostra al contempo la sua forza e la sua debolezza.

Fino all’ultima pagina, attraverso resoconti di esperienze lavorative, vagabondaggio, fortune e sfortune, incontri e opportunità perse, Younes non cade mai nell’autoreferenzialità, ma è sempre più chiaro il motivo per cui ha scelto di scrivere “Nove mesi” e di raccontarsi. Capire se stesso? Solo in parte: il suo primo obiettivo è quello di aprire un dialogo con i suoi lettori. Condividendo la sua storia, quella di una vita difficile ma intensa, ricca di esperienze e di stimoli, il desiderio di Younes è in parte quello di trovare qualcuno in grado di ascoltarlo e con cui condividere le tappe della sua strada, ma soprattutto quello di coinvolgere, stimolare; attraverso la sua vita, vuole arricchire un po’ anche la nostra.


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