Vi siete mai imbattuti in una clinica a forma di cuore? Avete mai incontrato un pirata con un cappello da giullare? Vi hanno mai minacciato con delle lucciole guardiane e al contempo scandagliato l’anima con un fonendoscopio?

Vi concedo la facoltà di non rispondere, posso benissimo immaginare il responso.

Solo Omar Fusco può dirsi tanto fortunato da aver sperimentato queste folli avventure e avuto il coraggio di trascriverle nero su bianco. Noi possiamo però viverle leggendo il suo romanzo, “Il porto di Camelia”, edito da AbelPaper!

Avrete capito che non si tratta di un libro come tanti, e ve lo confermano le accattivanti e originalissime illustrazioni che lo corredano, a cura di Andrea “El Moro” Moresco, ma nel concreto, di cosa si parla? Avete presente l’”Odissea”, mi auguro? Ecco, qualcosa del genere, in versione contemporanea e leggermente più delirante. Leggendo, accompagnerete il protagonista Ranuncolus in un viaggio inaspettato con il misterioso Thymus su una bizzarra imbarcazione verso un approdo sicuro, che a causa dell’imprevedibile Tsunami sembra non arrivare mai, catapultando l’equipaggio in svariati porti di un’unica e sorprendente isola. Non è facile trovare una definizione per tutto ciò, ma se volessimo azzardarla: un’epica contemporanea che mischia sapientemente mitologia e scienza, ironia e riflessione, matematica e romanticismo.

“Il porto di Camelia” è insomma un racconto in cui la realtà trascende lo spazio e il tempo, in cui ci si ritrova a fluttuare tra sensazioni di sorpresa e torpore, dove il protagonista sente di non conoscere i suoi compagni ma gli trasmettono un senso di familiarità, come in un déjà vu. Tutto è concreto, ma allo stesso tempo effimero.

L’autore dice di aver vissuto tutto ciò, ma com’è possibile? Sta mentendo? Ormai ci sarete già arrivati: Omar Fusco non ha intrapreso il suo viaggio fisicamente, ma solo oniricamente.

Esatto, la storia è una grande illusione, e come un sogno questa storia ha i contorni sfumati, non si sa da dove vengano i protagonisti, o cosa volessero fare con una barca in mezzo al nulla.

Volevano andare a pesca di balene? Volevano fare un party in acque internazionali? O salvare le balenottere azzurre? Non si sa, ma in fondo non ci interessa davvero saperlo.

In un racconto del genere non ci si può fare domande razionali, ma lasciarsi trasportare dalla delirante avventura, godendosi appieno l’ambientazione surreale e i personaggi scriteriati ma che riescono a far riflettere al tempo stesso, ricordando molto “Alice nel paese delle meraviglie”. Uno dei pazzi personaggi che i protagonisti incontreranno è proprio il pirata con il cappello da giullare, che come un vero pirata se ne va in giro con due gigantesche brocche di vino alla ricerca di quello che per lui sono i tesori più preziosi, verità e amicizia.

Anche se descritta così potrebbe semplicemente sembrare una favola per bambini, in realtà è un romanzo che può piacere a tutti ma che cela anche tematiche mature, riuscendo ad innescare il lato riflessivo del lettore. Non dico altro per non farvi spoiler e rovinarvi la sorpresa.

Il racconto è breve, il ritmo di narrazione è serrato, quindi non c’è mai un momento di noia! Ci si continua a chiedere per tutto il testo: chi incontreranno la prossima volta?  Sarà la volta buona in cui riescono a fuggire? Ce la faranno mai? Sono queste le domande che frullano in testa per tutta la lettura fino a quando sul finale… avevo detto niente spoiler!

Una storia talmente assurda (nell’accezione positiva del termine) che ti ritrovi persino a chiedere se i paragoni tracciati sono effettivamente tali oppure sono semplicemente la descrizione dei personaggi. In questo senso, risultano graditissime (e perfettamente adatte allo stile “poliedrico” del testo) le già citate illustrazioni di Andrea Moresco (se volete scoprirne altre, fatevi un giro qui)

Riguardo alla cura per forma e stile, niente da obiettare: l’autore si dimostra capace non solo di scrivere in modo corretto e accattivante, ma di padroneggiare e sovrapporre cifre stilistiche anche in apparente contraddizione tra loro, restituendo qualcosa di molto simile alla dimensione delirante dei sogni, appunto.

 

Se siete curiosi, sappiate che “Il porto di Camelia” è il secondo libro di una trilogia di romanzi ispirati da sogni vissuti dall’autore stesso, Omar Fusco; il primo è “La giostra nucleare”, mentre il terzo verrà pubblicato a breve: se volete saperne di più potete farvi un giro sul sito dell’autore. Se invece volete andare “dritti al sodo”, in particolare se avete un debole per le storie surreali e decisamente “fuori dagli schemi”, “Il porto di Camelia” è disponibile in formato ebook e cartaceo su numerose librerie online tra cui Amazon e Feltrinelli.

È possibile chiedere direttamente all’autore una copia cartacea del libro con le illustrazioni a colori e dedica autografa personalizzata contattando direttamente l’autore (omar.fusco@gmail.com)