Recensione a cura di Eva Capizzi

In un villaggio delle tranquille e immaginarie Pianure centrali vive Rodam Ir’Tase, un ragazzo distratto e solitario, sin dall’infanzia assolutamente distante dalle attività tipiche dei suoi coetanei, indifferente alle cose mondane, attratto dalla natura e dai suoi elementi al punto da comunicare più con essi che con gli esseri umani… in breve: stravagante!
La sua singolarità che preoccupa tanto la madre, tuttavia si scoprirà essere sintomo di un legame con un mondo speciale, fatto di magia, creature particolari e luoghi straordinari, dove emerge fortemente la dicotomia tra bene e male ed è di vitale importanza saper discernere onestà e furbizia.
Tale scoperta è l’incipit di “Gli Stregoni di Orius – Necromanti” di Aurelio Dumar, un tortuoso percorso di crescita, di allontanamento dalla vita tranquilla delle Pianure e di ricerca, durante il quale il protagonista affronta rischiose e affascinanti avventure, dimostra abilità nascoste, conosce tecniche esoteriche e alchemiche, sperimenta scontri all’insegna della stregoneria, con l’atteggiamento disponibile di un buon apprendista.

Nonostante la sua tendenza alla solitudine, Rodam trova amici sinceri e fedeli compagni di viaggio e, da giovane uomo qual è, vive dentro di sé il germogliare di delicati sentimenti amorosi, avviluppati da fallimenti e successi. La presenza dei temi dell’amicizia e dell’amore, arricchisce le vicende donando loro un contorno saporito, senza appesantirle né deviarle rispetto al tema principale.

Già il titolo del romanzo risulta particolarmente intrigante: rimanda infatti ai negromanti – fattucchieri dai poteri straordinari – con una piccola ma rilevante trasformazione della parola in Necromanti, da necros che in greco significa «morto», che riconduce, dunque, a qualcosa che abbia a che fare con la morte. Nel corso del romanzo, inoltre, non sono rare le scene crude e ad impatto.

L’intreccio è sviluppato in maniera originale: il racconto principale, dal punto di vista di Rodam, si interrompe talvolta per dare spazio al punto di vista di alcuni personaggi secondari. Tutto l’insieme confluisce in una struttura narrativa discontinua e apparentemente disgiunta, che riesce a stimolare la curiosità e che si unifica solo alla fine, ponendo finalmente tutti i pezzi del puzzle al loro posto e creando un quadro completo ed esplicativo che non lascia più dubbi al lettore.

Per quanto riguarda lo stile: il lessico è semplice ma ben curato e la terminologia legata alla sfera semantica del magico è accessibile a giovani e meno giovani. Le ricche descrizioni sono ordinatamente alternate ai dialoghi, realizzando un ottimo equilibrio e una certa leggerezza nella lettura.

Nel suo appassionante racconto, Aurelio Dumar, forse ispirato dalla penna della Rowling, è riuscito ad amalgamare sapientemente elementi del racconto fantastico e del romanzo di formazione. In definitiva, gli appassionati di fantasy che si accosteranno alla lettura di Necromanti, troveranno certamente pane per i propri denti!
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