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“Una Madre Adottata” – Tiziana Colli

Prodotti “Una Madre Adottata” – Tiziana Colli
  • una madre adottata

“Una Madre Adottata” – Tiziana Colli

€2.98

Un libro che parla di una storia vera, messa in parole vent’anni dopo i fatti.
La storia di un’adozione.

Formato: Ebook (epub, pdf, mobi)

Genere: Autobiografia

Lunghezza: 120 pagine

Prezzo: 2.99€

Profilo dell’autrice.

 

Categoria:

Sinossi del libro

Puoi acquistare “Una Madre Adottata” di Tiziana Colli su: 

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“Tutti i
 bambini soli del mondo sono nostri figli. 

Nostri devono esserne l’onere e l’onore.”

“Una Madre Adottata” è la vera storia dell’adozione di Sara dal Madagascar, raccontata attraverso le parole della mamma Tiziana. 
L’intricato percorso dell’adozione è stato rielaborato vent’anni dopo, in tutte le sue tappe: le complicazioni burocratiche, l’ansia dei diciotto mesi di attesa, l’emozione dell’incontro con la figlia all’aeroporto di Tananarivo, le difficoltà ma anche le gioie dei primi giorni in Italia.
Una testimonianza che mantiene inalterata la freschezza emotiva degli eventi, una lettura semplice eppure commovente, consigliata a chiunque voglia capire cosa significhi davvero adottare un figlio.

Estratto Gratuito

Anteprima

OTTOBRE

Era tutto pronto.
I documenti fatti.
Mancava solo una telefonata per realizzare un sogno.
C’erano voluti due anni di tenacia e di pazienza ed ora… aspettavamo.
Destinazione Madagascar.
L’ansia, giorno dopo giorno, cresceva e ci rendeva nervosi, distratti. Da qualche parte, nel mondo, c’era un bambino già nato che ci aspettava; lui non lo sapeva, ma noi sì e questo pensiero ci aveva accompagnato giorno per giorno durante quei due anni.
La sera, prima di dormire, ci chiedevamo dove fosse, se avesse passato una buona giornata, se avesse mangiato o ricevuto un gesto affettuoso; per due anni tutti i bambini soli del mondo erano stati nostri e avremmo voluto che ciò fosse realmente possibile, ma uno solo sarebbe arrivato e il dispiacere per tutti gli altri doveva essere accantonato per il bene e la serenità di questo solo. Un pensiero ci confortava: molti come noi avevano fatto, stavano facendo e avrebbero fatto in futuro la nostra scelta, così la nostra impotenza di singoli veniva colmata da altri.

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

Sergio ed io eravamo sposati da dodici anni. Il giorno delle nostre nozze lui aveva trentun anni ed io ventitré. Avrei voluto un bambino subito – sono figlia di genitori giovani – ma Sergio non voleva, ha sempre trovato la vita difficile e piena di insidie e diceva che non si può mettere al mondo un figlio in un mondo come questo, ma forse, più semplicemente, non era pronto. Quasi dieci anni erano passati senza più parlarne e senza lasciare nulla al caso ed il nostro rapporto, fra alti e bassi, si era consolidato.
Lavoravamo insieme e molto, avevamo un ufficio di rappresentanza che ci dava molte soddisfazioni, discutevamo spesso ma avevamo imparato a non scaricare mai il nostro stress sull’altro, nei periodi più tranquilli capitava di decidere il mattino dove andare e di essere in macchina già dopo un’ora per una settimana di vacanza. Frequentavamo un gruppo di amici che, come noi, lavoravano fino a tardi e non avevano figli; tre o quattro volte alla settimana ci incontravamo in qualche ristorante per cenare. Nel tempo libero avevamo imparato a rispettare l’uno i passatempi dell’altro. Insomma giovani, innamorati, impegnati, felici.
Una domenica sera, dopo aver lavorato tutto il giorno, ce ne stavamo tranquillamente seduti sul divano uno di fronte all’altro a leggere ciascuno il proprio libro e ci siamo guardati; spesso ci è capitato di pensare le stesse cose nello stesso istante.
In quel momento stavamo pensando: “che fortuna poter continuare a vivere così la nostra vita per molti anni ancora”.
Per molti anni ancora…
Per molti anni ancora…
Sai che noia!
Quello sembrava più un punto di arrivo che di partenza, ma come si fa a vivere per molti anni il punto di arrivo?
Così Sergio disse: “Pensavo che due persone non sono una famiglia, due persone sono una coppia, per essere una famiglia ci vogliono dei figli.”
“E tu vuoi avere una famiglia?”
“Sì, penso che sia ora.”
“E tutti i discorsi sulle responsabilità? Sul mondo che va in rovina? I dubbi sull’essere un buon educatore?”
“Ci ho pensato molto, un bambino sarebbe contento di averti per madre e credo di poter diventare un padre accettabile. Inoltre il mondo sta andando in rovina già da molto tempo, e poi i nostri genitori non hanno avuto tanti dubbi, hanno avuto figli perché è naturale e normale averne, e come siamo cresciuti noi e quelli prima di noi cresceranno anche i nostri.”
Ero stupita e felice, un poco spaventata dalla possibilità che potesse cambiare idea.
Andai a sedermi vicino a lui, lo guardai dritto negli occhi, sì era davvero convinto. “Sono felice, felicissima, sarà meraviglioso avere un bambino tutto nostro che ci tolga da questa condizione di naufraghi solitari. Vorrei farti una proposta, che ne dici di adottarlo il bambino?”
“Io ci ho già pensato, ma tu perché lo dici?”
“Ci sono milioni di bambini soli, alcuni in condizioni terribili.
Adottarli spesso vuoi dire dare loro la possibilità di crescere e questo già dovrebbe bastare; in più avrebbero tutto ciò che è loro diritto, cibo, casa, scuola, dottori, inquinamento, stress, caos, insomma tutto ciò che può dare questo mondo che va a rotoli ma, soprattutto, due persone tutte per loro che li amano e li proteggono mentre crescono e… anche dopo”.
“Sei sicura di voler rinunciare al pancione, ai primi movimenti del bambino nella pancia, all’allattamento?”
“Forse è perché non ho mai provato ma non ho tutto questo desiderio, so che è un passaggio obbligato ma a differenza di molte mie amiche e credimi se te lo dico, posso davvero farne a meno.”
“Allora se vuoi possiamo fare così: adotteremo un bambino e se ti capita di restare incinta ne avremo due.”
Veramente fantastico, la decisione era presa, ma….come si adotta un bambino?
Bisognava informarsi, ancora un mese di lavoro a pieno regime poi avremmo avuto più tempo libero e l’avremmo impegnato per fare tutto ciò che serviva.
Ma non passò un mese: come spesso accade, il destino giocò le sue carte.
Dopo appena tre giorni saremmo dovuti rimanere fuori città per l’intera giornata ma una serie di circostanze fortunate ci aveva riportati a casa per l’ora di pranzo, solo un’ora di tempo per fare una doccia (c’era un caldo terribile) e mangiare un panino. Mentre aspettavo che Sergio uscisse dal bagno accesi la tv, altra cosa che non facevo mai. Nello schermo apparve un gruppo di bambini di tutte le razze. Giocavano tranquilli fra le gambe di adulti che parlavano di adozione e proprio in quel momento stava andando in sovrimpressione il nome e l’indirizzo dell’Associazione cui appartenevano.
Il giorno dopo telefonammo, l’associazione era di Torino. Una signora ci informò che presto alcuni membri dell’Associazione sarebbero venuti a Bologna per un incontro con coppie della zona che avevano chiesto un contatto. Alla nostra richiesta di essere aggiunti alla lista ci consigliò di presentare subito la domanda presso il tribunale della nostra città. Nel tribunale dei minori l’impiegata, gentilissima, ci chiese se volevamo fare domanda di adozione nazionale o internazionale, e alla richiesta di Sergio – “Quella con più possibilità di riuscita” – ci consigliò di compilare sia l’una che l’altra, anche se le possibilità maggiori erano per quella internazionale: affiancandoci ad un’associazione di adozioni avremmo potuto avere tutte le informazioni per l’iter burocratico.
“Ne abbiamo già trovata una”.
“Bene, allora arrivederci”.
Un sorriso davvero incoraggiante, e in quell’arrivederci c’erano tanti auguri.
Circa un mese dopo fummo convocati dall’Associazione di Torino nella bellissima sala congressi del Circolo della Stampa e ci ritrovammo con altre coppie, tutte emozionate e piene di aspettative. Il presidente, dopo i saluti, per presentare l’associazione ne lesse lo statuto. Era abbastanza lungo, e come tutti gli statuti un po’ noioso, ma poi…
“È un diritto del bambino avere genitori, non è un diritto degli adulti avere figli. Le coppie che aderiranno alla nostra associazione non potranno scegliere né la nazionalità, né il sesso, né l’età del bambino”.
Ci iscrivemmo.
Ed ora eccoci finalmente, distrutti e isterici ad aspettare il nostro turno. Una gravidanza che dura due anni è lunga, senza nemmeno il conforto di un’ecografia…Persino mio marito era esausto; le gravidanze da adozione provano molto anche i padri.

Recensioni

  1. :

    Recensione (9/10!) sul blog Amici di Carta

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