“La Strega della Fonte” (La Saga di Alaisa parte 1) – Sabrina Guaragno

Prodotti Fantasy “La Strega della Fonte” (La Saga di Alaisa parte 1) – Sabrina Guaragno

“La Strega della Fonte” (La Saga di Alaisa parte 1) – Sabrina Guaragno

«La magia è un’arte, anzi, è la sua massima espressione. Prima che possiate usarla, dovrete ingraziarvi la natura che vi circonda, pregando, serbando rispetto e servendola. Ma, per controllarla, questo non basta: dovrete conoscere con cosa avete a che fare.»

I parte della Saga di Alaisa (sito della Saga)

Pagine: 350 (circa)

Formato: Ebook e Cartaceo

Genere: Fantasy Classico/Fantasy Romantico

Categoria:

Descrizione

In uscita il 22 novembre 2018!

Alaisa, una ragazza umile ma determinata, è pronta per partire per il viaggio più importante della sua vita, con l’obiettivo di raggiungere la dimora della famosa Strega della Fonte e diventare sua apprendista: il suo sogno fin da bambina!
Quello che Alaisa non sa, è che la magia conferisce grandi poteri, e per padroneggiarla al meglio è prima necessario fare i conti con le proprie aspirazioni e le proprie paure.
Il mondo segreto delle Streghe offre molte opportunità, ma anche molti rischi e ombre… tra tutti i nuovi intriganti personaggi che conoscerà, riuscirà a capire di chi potrà fidarsi, e da chi dovrà difendere tutto ciò che le è più caro?
Con “La strega della fonte” Sabrina Guaragno ci porta in un nuovo universo Fantasy intricato e affascinante, in cui le atmosfere romantiche si mischiano ad altre cupe e inquietanti. E dove il potere della magia permette a maghi e streghe di realizzare i loro sogni, ma anche il manifestarsi di veri e propri incubi…

Informazioni aggiuntive

Estratto

L’inizio del viaggio

Il giorno tanto atteso è finalmente arrivato.
Mi sembra di aspettarlo da sempre, da quando ero una bimbetta con le ginocchia sbucciate e tanti sogni infranti. Da allora sono cambiate tante cose, sono cambiata tanto anch’io. Ma il mio desiderio è rimasto immutato, come un obiettivo da raggiungere, un’ancora a cui aggrapparsi.
Solo qualche giorno fa, ero a casa a ricamare tovagliette da vendere al mercato con mia madre: ero una ragazza di quasi diciassette anni che cercava di aiutare la famiglia ad andare avanti. E oggi, invece, mi ritrovo qui, ad attendere il momento in cui incontrerò la Strega della Fonte.
Quasi non riesco a crederci, mentre cammino sull’erba troppo cresciuta del Prato. Per essere un posto quasi sacro dove, ogni tre anni, dozzine di ragazzi e famiglie si appostano con ansia per assistere alla “grande partenza”, non sembra avere nulla di speciale. Tranne, forse, la natura molto più bella e lussureggiante rispetto a qualsiasi altro bosco abbia mai visto.
«Eccoci arrivate» sussurro, sistemandomi meglio la borsa sulla spalla e scostandomi un ciuffo di capelli castani dal viso.
Mia madre sorride debolmente, mentre Egea e Dacy ridacchiano. Nonostante ciò, nei loro occhi posso scorgere l’ombra di preoccupazione che, ormai da un po’ di tempo, si annida nei loro pensieri di bambine cresciute troppo in fretta.
È difficile prendere questa decisione, scegliere di tentare la sorte per avviarsi in un viaggio con altri ragazzi sconosciuti e agguerriti, per cercare la strana vecchietta: la Strega Maestra della nostra regione che, ogni tre anni, prende con sé un nuovo, fortunatissimo apprendista.
È difficile, ma non per me che ho sognato fin da bambina di poter, un giorno, diventare una strega.
Il nostro villaggio, Erad, dista solo qualche giorno di cammino da Farery, la cittadina dove ci troviamo adesso. È stato faticoso arrivare fin qui a piedi, ma quando ho pregato mia madre e le mie sorelline di rimanere a casa, non hanno voluto sentir ragione: mi avrebbero accompagnato fino al punto dove il Prato si collega al Ponte, mi avrebbero dato gli ultimi abbracci e baci, e sperato per me di non vedermi per tre anni, o almeno di ritornare da loro senza nulla di rotto.
Il viaggio per raggiungere la cima del monte Raif, in effetti, non sembra proprio essere una passeggiata.
È pomeriggio, il sole non è ancora sul punto di tramontare, ma c’è già un piccolo drappello di persone in attesa. Alcuni bambini giocano a rincorrersi, mentre gli adulti se ne stanno in piedi in piccoli gruppi, parlottando fitto fitto. Solo tre o quattro persone, più vicine al limitare del dirupo, sembrano avere l’espressione di chi versa nella preoccupazione almeno quanto mia madre e le mie sorelle.
Il mio sguardo viene catturato dall’immensità del luogo in cui mi trovo. Il bosco che circonda il camminamento che ci ha portato dalla mia cittadina fino a Farery è bellissimo, abitato da creature dai colori bizzarri, uccellini canterini che si posano su alberi altissimi dalle foglie carnose e brillanti, fiori vividi e profumi inebrianti.
Ma il Prato è qualcosa di spettacolare. Sembra che qualcuno l’abbia disegnato dal nulla, perché non ci si potrebbe spiegare altrimenti l’enorme spazio a forma di semicerchio, sgombro da arbusti e alberi, ma circondato da fusti dalle chiome floride. Termina su un dirupo, con uno strapiombo improvviso, tanto che i fili di erba incolta penzolano sulla roccia viva e sul vuoto.
Mi volto, guardo mia madre e le sorrido. Poi abbandono la borsa piena di viveri vicino alla mia famiglia che si riposa. Agguanto i lembi della lunga gonna, alzandoli appena mentre corro verso il bordo del Prato.
Guardo giù e mi gira la testa. Il vuoto si perde nel buio, spezzato solo dalla presenza di un' enorme cascata, che sbuca dall’interno della roccia, dal versante opposto al mio, provocando uno scrosciare roboante. Di fronte a me, oltre il baratro, si erge una montagna gigantesca.
Alzo gli occhi al cielo, il sole che me li brucia un po’. Guardo le chiome degli alberi sulla cima del Raif, e penso che lì, da qualche parte, c’è una fonte. Che lì c’è la mia Maestra. Che devo trovarla.
«Ehi!» mi sento apostrofare. Mi volto, un po’ sospettosa, solo per scoprire il volto simpatico di una giovane ragazza. I capelli biondo cenere sono legati dietro alla nuca con un fermaglio, il volto è tondo come quello di una bambina, gli occhi chiari brillanti. Indossa un abito scuro e lungo fino alle caviglie, stretto in vita da una cintura, e porta un mantello sul braccio.
«Anche tu sei una Candidata?» mi chiede, e io annuisco dopo qualche secondo, intuendo che probabilmente è così che da queste parti chiamano i ragazzi che vogliono diventare allievi della strega.
«Lo sono anch’io!» esclama, e il suo sorriso è troppo luminoso per credere che lo stia davvero indirizzando a me, che sono una sua avversaria. «Il mio nome è Lill, e il tuo?».
«Alaisa» dico, timida. Lei mi sorride, e sono tentata di fare altrettanto, ma poi ricordo perché sono qui. Io devo vincere, e per farlo dovrò sconfiggere anche la simpatica Lill. Che senso avrebbe, adesso, farmela amica?
«Vieni, lì c’è un’altra Candidata! Per ora siamo tre ragazze e un ragazzo, davvero insolito! Gli scorsi anni sono sempre stati i ragazzi la maggioranza! Per adesso, sembra che quest’anno andrà diversamente!» dice, ridacchiando e trascinandomi per un braccio.
Finora non l’avevo notata, anche se devo esserle passata davanti appena arrivata. C’è una ragazza, seduta su un masso, il capo chino e le mani in grembo.
«Edeny, ecco un’altra Candidata. Si chiama Alaisa. Alaisa, lei è Edeny!» dice Lill, facendo le presentazioni. Edeny alza il volto incorniciato da boccoli di capelli biondi. Due occhi celesti e brillanti mi fissano. Alza una manina esile per salutarmi, ma non accenna nemmeno un sorriso.
«Salve, Edeny» sussurro, tanto per non smorzare l’entusiasmo di Lill.
«È molto timida. È venuta qui da sola, tu pensa! I genitori sono rimasti nella sua città di provenienza».
Lill continua a parlare di questo e di quello, mi indica i suoi genitori e i suoi numerosi fratelli, viene a conoscere e salutare mia madre e le mie sorelline. Inutile dire che già l'adorano, e tutte e tre si mettono persino a giocare con le pietre colorate.
Vorrei unirmi a loro, che sembrano così spensierate. Ma la verità è che non riesco a pensare ad altro che non sia il vortice di emozioni che mi appesantisce lo stomaco e la paura per ciò che mi attende. Mi siedo sull’erba fresca, facendo finta di ascoltare quello che mi dicono.
Sono passati solo pochi minuti quando Lill mi prende nuovamente in disparte. Mi indica un ragazzo al centro di un gruppo di giovani, vicino a un falò. Ha il volto sicuro di sé, gli occhi sono di un caldo color cioccolato e brillano alla luce del fuoco, mentre i capelli rossicci cadono in sinuose onde ai lati del volto.
«Che c’è?» chiedo.
Lill mi indica nuovamente il ragazzo. «È l’unico ragazzo che si è candidato! Non sono andata a presentarmi perché è sempre circondato da quelle ragazzine stupide. Sembra un bellimbusto, ma secondo me non è da sottovalutare. Chissà qual è stato il suo segnale» dice Lill, stringendo gli occhi mentre lo guarda, riferendosi ai segnali di magia che un Candidato deve aver mostrato, almeno una volta nella sua vita, per poter sperare di essere scelto dalla Strega della Fonte.
Il ragazzo ci nota e ci fissa, sorridendo enigmatico. Distogliamo subito lo sguardo, ma, nonostante ciò, sento gli occhi bruni del Candidato su di me per tutto il resto del tempo.
«Oh, ma lascialo perdere! Piuttosto, raccontami qualcosa di te! Perché vuoi diventare una strega? Cosa ti intriga di più?» inizia a dire Lill, rapendomi ai miei pensieri.
«Beh…».
«Oh, a me piacerebbe molto far parte del Circolo Ristretto dei Maghi. Sai che onore! Fare politica è proprio roba forte, ma possono accedervi solo i più bravi. Mi farebbe piacere. Sarebbe anche un'occasione per incontrare il Principe, lo sai? Ha appena avuto un figlio, lo sapevi? Eppure ha solo la nostra età! E dicono che sia molto carino» continua a dire Lill, confondendomi con le sue chiacchiere.
Il Principe Didio Shalor è il governatore di tutta Adaesha e, nonostante abbia solo sedici anni, è già sposato e ha da poco avuto un figlio. Ha dovuto prendere in mano le redini della sua vita e del suo regno a causa della precoce morte del padre, ma molti dubitano della sua capacità di giudizio e di controllo su un territorio così vasto come Adaesha.
A molti altri, invece, interessa solo il semplice fatto che sia giovane e carino!
Non ho la minima voglia di parlare di lui, o di politica, o di un futuro da “strega” come se avessi già la vittoria in mano, così rimango in ascolto delle chiacchiere di Lill almeno finché non riesco ad allontanarmi da lei con una scusa.
Tutte le famiglie improvvisano un piccolo banchetto, e così ceniamo in attesa del tramonto. Sembra che ognuno abbia portato qualcosa di buono, il miglior piatto che sono stati capaci di preparare, per noi Candidati, ma anche per mostrare alla Strega la loro devozione.
Sembra tutto così bello, l'atmosfera così gioiosa, di aspettativa, che sento di voler far parte di questo sentimento comune. Ma la preoccupazione mi morde dall'interno, così resto in disparte, in cerca della serenità perduta. Mangio un paio di biscotti di mia madre, per non offenderla, e butto giù un po’ di succo di mirtilli.
Quando si fa tardi, abbraccio mia madre prima che lei possa chiedermene il perché. «È già l’ora?» sussurra. Annuisco.
Saluto le mie sorelline riempiendole di baci, e asciugando le loro lacrime. Sussurro nelle loro orecchie di essere forti, di non preoccuparsi per me. Che tornerò presto, e che sarò capace di dar loro un futuro più roseo. Una strega può molte cose, sia buone che cattive. Ma se sceglie la via del bene, non avrà solo un lavoro sicuro e la capacità di cavarsela in ogni occasione. Avrà anche la benevolenza delle persone e la consapevolezza di stare facendo la cosa giusta. Per sé, ma soprattutto per la propria famiglia.
Un uomo dai lunghi baffi si avvicina al dirupo guardandolo con un po’ di preoccupazione. Poi fa un passo in avanti, allontanandosi dal margine.
«Ed eccoci qui! Sono un messaggero della Strega della Fonte» al suono delle sue parole, pronunciate a voce alta, ma tremante, il brusio che proviene dalla folla sembra pian piano spegnersi. L'uomo riprende a parlare, asciugandosi la fronte sudata. «La notte scorsa mi è arrivato il pacco, portato da un'enorme fenice, a dimostrazione di quanto è potente e forte la Strega che da quasi vent'anni protegge la regione del Tioma, la nostra regione, e istruisce i giovani talentuosi. I nostri figli!» sorride, anche se il suo disagio è palpabile. C’è uno scrosciare di applausi e urla di giubilo.
Quando il silenzio viene ristabilito, l’uomo tira fuori un involucro da una borsa di sacco. «Ed ora, si avvicinino i Candidati di quest’anno!» dice, e Lill è già lì davanti a lui.
«Alla faccia dei fattucchieri del Dochala!» esclama qualcuno, provocando scrosci di risa e occhiate divertite, anche se nessuno si metterebbe a ridere davanti a un vero mago che proviene da quella regione. Hanno la fama di essere molto freddi, forti e, a volte, malvagi.
Mi volto a guardare la mia famiglia e prendo coraggio dalla stretta salda delle manine delle mie sorelle.
Guardando mia madre e la sua espressione di speranza, ma anche di dolore, posso quasi immaginarla passare le notti sveglia, in ginocchio davanti al letto, le braccia incrociate sul petto, per pregare i Cinque Dei di Adaesha affinché mi proteggano. Riesco a immaginare le sue prossime notti, tutte uguali, in preghiera. Se solo potessi evitarle tutta questa preoccupazione…
Vedo il ragazzo dai capelli rossi farsi avanti e posizionarsi accanto a Lill. Mi avvicino a loro lentamente, tremando come una foglia. Edeny si avvicina al mio stesso ritmo.
Ed eccoci qui, solo noi quattro davanti al messaggero della strega. Lui ci guarda con un misto di ammirazione e preoccupazione. A volte i ragazzi che si incamminano per questo viaggio non fanno ritorno, e non perché sono diventati degli apprendisti della strega.
Cerco di non pensarci, mentre un’altra figura si avvicina a noi. Avrei pensato che fosse un altro ragazzo, se non si fosse tolta il cappuccio a mostrare il volto di una giovane dagli occhi freddi come il ghiaccio e capelli di un strano color argenteo. Sotto al mantello, indossa una tenuta che farebbe invidia a una guardia militare. Sicuramente è armata, e il suo sguardo torvo mi fa un po’ paura. Mi chiedo cosa potrebbe diventare, dopo un addestramento di tre anni… e non voglio nemmeno pensarci.
È così minacciosa che sento risuonare nelle orecchie la voce del mio defunto nonno paterno: “sembra un dannato saliahman!” diceva, quando gli capitava di vedere un tipo poco raccomandabile. Come se lui stesso avesse mai visto un vero saliahman. “Bastardi invasori, un giorno potrebbero tornare” continuava, nella delirante convinzione che non fossero passati più di quattrocento anni da quando qualcuno aveva visto un saliahman ad Adaesha. Ora vivono nelle terre a est, tenuti lontani da Adaesha da un muro di invalicabili arbusti che si dipanano quasi fino a toccare il cielo. Ma se provo a immaginarmene uno, da quello che mi hanno raccontato di loro, me lo vedo proprio come questa ragazza.
Il messaggero chiede se ci sono altri Candidati, e quando non si fa avanti nessuno, ci consegna una pietra rossa per uno. La soppeso tra le dita: è grande quanto il mio palmo e pesa come una mela matura.
«La strega tiene molto all'incolumità dei suoi aspiranti allievi, ed è per questo che vi dona queste pietre incantate. Se sarete in difficoltà, se vorrete ritornare indietro, non dovrete far altro che tirarle fuori e chiedere aiuto, e lei farà il resto» continua a leggere l'emissario, e dalla strana piega che hanno preso le sue sopracciglia posso intuire che si stia chiedendo, proprio come tutti noi che lo ascoltiamo, come delle pietre possano possedere tali capacità.
Non ho idea del come, ma va bene così.
I paesani si avvicinano a noi offrendoci viveri e portafortuna, ci abbracciano come se fossimo loro figli. La cosa mi scombussola un po’, ma il calore di questa gente mi riscalda il cuore impaurito.
Un'anziana signora vestita di veli colorati mi mette al collo una collana con una pietruzza trasparente a forma di goccia, e io la ringrazio con un sorriso. «Che possa proteggerti e che ti conduca alla tua meta» mi dice la signora, con uno strano accento, scrutandomi con occhi scuri penetranti. E dopo queste parole sono pronta per partire.
Noi Candidati, i cuori martellanti nel petto, ci posizioniamo davanti al dirupo, il silenzio assoluto è attenuato solo dallo scrosciare della cascata.
Guardiamo davanti a noi, oltre lo strapiombo. Un albero, colpito dalla luce arancione del sole al tramonto, sembra prendere vita. Le sue radici e i suoi rami si scuotono, come serpenti striscianti si allungano, si avviluppano al terreno e poi si protendono verso di noi. Sono quasi tentata di scappare quando essi fermano la loro corsa, si arrotolano tra loro, si tendono tra un arbusto e l’altro, ancorandosi al bordo del Prato, vicino ai nostri piedi. Il Ponte, eccolo qui. Uno stupendo intrico di rami che ci condurranno verso la nostra meta.
Ed è così che incominciamo il nostro viaggio.

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