“Il Marchio del Sole” – Ornella Calcagnile

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“Il Marchio del Sole” – Ornella Calcagnile

2.98

Cosa saresti disposto a sacrificare per camminare di nuovo alla luce del sole?

Pagine: 213

Formato: Ebook e Cartaceo

Genere: Urban Fantasy/Fantasy Romantico

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Descrizione

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Laurie è una ragazza come tante, attraente ma discreta, eppure dietro l’apparenza da tranquilla studentessa cela un grande segreto, che tenta di nascondere anche a se stessa. Quando si trasferisce all’Hidden Knowledge Manor College e fa la conoscenza di alcuni personaggi misteriosi, tra cui Seth, un ragazzo dark implicato nel sovrannaturale, e il presuntuoso ma affascinante Blake, questi segreti iniziano a venire a galla.
Vampiri, wiccan, mortali, sciamani; molte creature, anche temibili, sono coinvolte nella ricerca della Pietra del Sole, un talismano il cui marchio è in grado di rendere i vampiri immuni alla luce diurna, dando così inizio a una lotta per il predominio, in cui Laurie si troverà invischiata e dovrà prendere decisioni difficili  per salvare le persone a lei care.
Il Marchio del Sole è il primo volume della saga urban fantasy, ma con un deciso tocco romance, di Ornella Calcagnile, che vi farà restare incollati alle pagine, tra creature sovrannaturali, scontri sanguinari, leggende arcane, passioni e tradimenti…

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Estratto Gratuito

PROLOGO

Sono rimasta per molto tempo tra la vita e la morte, in bilico, ma questo equilibrio mi è costata tanto: poteva essere speciale per qualcuno, ma non per me.
Ogni cosa mi è stata strappata via, ogni legame spezzato, ogni buon sentimento danneggiato, contaminato da qualcosa a cui non avrei mai pensato prima e che ora sembra vitale: la vendetta.
Sopravvivere quando si è estinti dentro, alla fine, quanto può valere?

CAPITOLO 1

Hidden Knowledge Manor College

L’autunno era alle porte, così come il mio trasferimento in un’università lontana dalla mia affezionata New York: l’Hidden Knowledge Manor College, un complesso sorto nell’immensa zona verde delle Blue Hills, in Massachusetts. La cittadina più vicina era Blue Hills Valley, un piccolo centro costituito per lo più da villette a due piani e case coloniali e collegato al campus con un servizio navette attivo tutto il giorno.
Avrei alloggiato nel dormitorio: le camere si dividevano in singole e doppie, mentre in una zona più appartata vi erano le case per gli studenti che preferivano maggiore indipendenza e spazio per i loro bagordi.
All’arrivo, ero spaesata: con il mio trolley fucsia da un lato, un borsone in spalla e la cartina del campus nell’altra mano, non sapevo davvero come muovermi.
L’edificio adibito alle lezioni era enorme, in mattoni rossi e bordature bianche di granito. L’ingresso era anteceduto da scale di marmo, mentre il portone, davvero alto e imponente, incorniciato da colonne candide che evocavano lo stile dei templi greci.
«Poco glorioso», mormorai. Alcune matricole al mio fianco mi sentirono e sorrisero.
«Le novelline arrivate oggi e dirette al dormitorio femminile da questa parte, grazie», sentii urlare. Un ragazzo, alto e prestante, gesticolava. «Forza, ragazze, sarò il vostro Cicerone da qui alla vostra nuova dimora», dichiarò con voce impostata.
Alcune giovani studentesse si avvicinarono, e io mi accodai a loro. Eravamo meno di una decina, le ultime arrivate, le ritardatarie.
«Io sono Matt, per la cronaca.» Batté il dito sul suo cartellino e posò lo sguardo su di me. Sorrise. Mi voltai per capire se ci fosse uno sbaglio, ma la sua attenzione era proprio destinata a me. Sorrisi impacciata, facendo spallucce.
I dormitori erano poco distanti, sempre in mattoni, ma meno appariscenti rispetto alla struttura principale. L’ingresso, un portone di legno, privo di ornamenti classici, si apriva su un disimpegno con una sorta di guardiola che precedeva una sala comune molto spaziosa. L’ambiente si presentava accogliente e completo di attività: divani, tavoli, sedie, angoli per la lettura, TV, scacchi e persino un biliardo. Le camere si distribuivano nei piani superiori e sembrava tutto ben organizzato, pulito ed efficiente. Non credevo che sarei capitata in un posto del genere.
Il nostro tutor fece l’appello, e dall’interno del gabbiotto, all’ingresso, un uomo ci consegnò le chiavi delle nostre stanze.
Lasciai salire prima le altre ragazze che avevano già fatto amicizia e starnazzavano come papere. Io, invece, mi presi un attimo per assimilare la novità.
«Ehi», richiamò la mia attenzione Matt.
«Sì?»
«Sei piuttosto sconvolta, non è così?»
«Sottosopra.» Ma non certo per l’eccitazione.
«Ti ho osservata: sembravi un pesce fuor d’acqua.»
«Lo sono, non dovrei essere qui.»
«Neanche io, ho sostituito un mio amico. Matt Hall, comunque…» Mi tese la mano.
«Laurie Winstead, come da lista.» Indicai il suo raccoglitore.
«Ascolta, Laurie: non lo faccio spesso, ma, se vuoi… posso farti da guida personale. Può aiutarti ad ambientarti e a scioglierti un po’.»
Conoscere l’ambiente mi sarebbe stato senz’altro utile.
«Volentieri…»
Matt aveva la faccia da bravo ragazzo, gli atteggiamenti del classico play boy del liceo e il fisico da giocatore di football. Il viso era sagomato, la mascella robusta e il mento squadrato. Le labbra erano rosee, strette, definite e lievemente asimmetriche. Gli occhi, come due gemme azzurre, splendevano, illuminandogli l’intero viso. I capelli corti, un po’ spettinati sul davanti, spaziavano tra il biondo e il castano, con riflessi dorati che risplendevano alla luce. Era alto: raggiungeva di certo il metro e ottanta. Insomma, un bel ragazzo.
«Posso portare io la valigia di sopra», si offrì l’uomo della portineria; aveva l’aspetto paterno e affabile: sulla cinquantina, robusto ma non in sovrappeso, tratti delicati, guance tonde, segni nasolabiali molto marcati che mi facevano pensare a una vita di sorrisi.
«Perfetto, grazie», rispose Matt, che mi sospinse fuori dal dormitorio.
L’esterno era decisamente meno opprimente: si era circondati dal verde e gli spazi erano ampi.
«Come avrai potuto notare, il parco del campus è immenso, disseminato di fontane e di angoli che probabilmente non ho visto neanche io; ma posso mostrarti i punti nevralgici del complesso», iniziò la conversazione.
Matt fu di parola e mi portò nelle aule principali, in amministrazione, in mensa, in biblioteca, in caffetteria e al negozio di cancelleria nascosto in un angolo remoto della zona centrale; infine, mi mostrò il dormitorio maschile e il viale delle case studentesche, colorando la visita di aneddoti, ma poche rivelazioni su di sé.
Il ragazzo aveva preso a cuore il suo ruolo di tutor e si era dimostrato gentile, affabile e a tratti timido. Al momento di salutarci, lo vidi addirittura titubante.
«Ti ringrazio», dissi. «Sei riuscito a mettermi a mio agio, e credo anche di aver imparato a orientarmi.»
«Sei stata una compagnia piacevole, Laurie.» Sospirò.
«Avrei detto “di poche parole”, ma grazie.»
«Io direi “attenta”. Hai osservato e ascoltato, interessata. In questi due anni di accoglienza, le matricole mi hanno tempestato di chiacchiere e domande, rendendomi la vita piuttosto difficile.»
«Immagino flirtassero…»
Rimase a bocca aperta. Alla fine assentì. «Esatto. Non volevo dirtelo per non dare l’impressione di quello che si vanta.»
«Prevedibile», replicai. «Ora dovrei andare…»
«Sì, e… ci vediamo in giro?»
«Certo, quando vuoi.»
Dopo un attimo di imbarazzo in cui non sapevamo se stringerci la mano o abbracciarci, lui mi salutò con una maldestra pacca sulla spalla. Mi trattenni dal ridergli in faccia, fu davvero buffo. Tenero e buffo. Raggiunsi il mio alloggio, probabilmente identico a tanti altri: mobili antichi, pavimento in legno, pareti paglierine adornate da stemmi e fotografie di un’epoca che sembrava lontana anni luce.
Notai subito una parte della stanza già abitata: la mia coinquilina doveva essere arrivata almeno un giorno prima e aveva sistemato le sue cose per delimitare il territorio.
Con calma, ordinai i miei pochi averi e mi guardai intorno.
«Deprimente», esclamai.
L’occhio mi cadde subito sulla foto della mia compagna di stanza: due persone abbracciate. Intuii fossero lei e il fidanzato e iniziai a osservarla: esile e dal viso piccolo; capelli castano fondente, liscissimi, lucenti e molto lunghi, al punto che le arrivavano sino alla vita; pelle dall’incarnato roseo e perfetto; sorriso dolce e occhi bruni, leggermente allungati, orientali, che brillavano di felicità tra le braccia di quel ragazzo che, al contrario, appariva rigido e accigliato.
Alzai lo sguardo sullo specchio alla parete e fu naturale il confronto tra me e la moretta non ancora conosciuta. Io ero pallida e più formosa; il viso tondo, più che vantare un bel paio di zigomi, aveva guance in evidenza che mi erano valse l’appellativo in famiglia di bambolina; non avevo occhi tenebrosi, bensì marroni, caldi, e anche i capelli non erano scuri, ma di un castano aranciato. Sicuramente eravamo due ragazze molto diverse.
Mentre ero impalata nelle mie considerazioni, sentii la porta aprirsi dietro di me.
«Ciao!» esclamò una voce allegra. Mi voltai ed eccola, in tutto il suo splendore, la meravigliosa coinquilina. Dal vivo era davvero una visione, esile, alta e aggraziata. Io, comunque di bella presenza, mi sentivo un pouf al suo confronto.
«Ciao, io…» Stavo per giustificarmi, ma lei m’interruppe.
«Io sono Ashley. Quello nella foto è il mio ragazzo, Vance», raccontò in modo molto amichevole.
«Piacere, Ashley. Io sono Laurie», dissi, porgendo la mano, che afferrò entusiasta.
«Piacere mio, saremo compagne per un bel po’.» Sorrise. «Vieni, ti mostro dove puoi sistemare le tue cose in bagno.»
«Ah, okay, grazie…» Ero stata presa alla sprovvista, non mi aspettavo un’accoglienza tanto calorosa.
Quando finalmente tutto trovò una giusta collocazione e l’euforia di Ashley parve scemare, mi distesi sul letto, esausta. Poi bussarono alla porta.
«Aspetti qualcuno?» chiese Ashley, intanto che messaggiava. Scossi la testa e mi alzai dal letto con un leggero slancio per vedere chi fosse.
«Matt!» esclamai con tono fin troppo gioioso anche per le mie orecchie.
«Ti sei sistemata?» domandò premuroso, indagando l’interno con lo sguardo.
«Sì, la mia compagna di stanza mi ha dato una mano, è stata molto gentile», spiegai, e vidi Ashley sorridere.
«Ti va di venire a mangiare un boccone, più tardi? Così completiamo il tour con il locale di punta della zona.»
«Certo, bella idea.»
«Allora passo a prenderti alle otto.»
«D’accordo. Ashley, vuoi unirti a noi?» proposi per non sembrare maleducata.
«No, grazie. Preferisco mangiare qualcosa al volo in mensa e tornare in camera. Ci saranno altre occasioni, magari usciremo a coppie», disse, probabilmente pensando che Matt fosse il mio ragazzo, ma, nonostante il disagio per il fraintendimento, preferii cucirmi le labbra.
«Allora a dopo, Laurie», salutò Matt.
«A dopo», replicai con tono mellifluo.
Una volta rimaste di nuovo sole, iniziai a osservare Ashley.
«Carino e gentile…» mormorò lei.
«Sì, oggi mi ha salvato.»
«La mia guida ha voluto sbarazzarsi subito di noi matricole. Probabilmente non eravamo di suo gradimento.»
«Una ragazza, scommetto.»
«Esatto.»
Ridemmo.
Passammo le successive due ore in silenzio, lei con il cellulare tra le mani, io in bagno per una lunga doccia e messa a nuovo personale.
Alle otto, puntuale come un perfetto gentiluomo, Matt arrivò alla mia porta.
«Bentrovata, sei bellissima», salutò baciandomi la guancia. Avevo un semplice jeans, una maglia porpora traforata e degli stivaletti in cuoio, ma apprezzai il complimento.
«Grazie Matt», pronunciai imbarazzata. Salutai Ashley e chiusi la porta alle mie spalle.
«Ti dona questo colore», esclamò lui.
«Grazie, e a te donano le camicie», risposi riferendomi al suo abbigliamento. Era passato da un look casual-sportivo con t-shirt e felpa a un abbigliamento più classico, ma comunque informale.
«Smettila, altrimenti passerai la serata a ringraziarmi.» Sorrise, facendo l’occhiolino.
Arrivammo alla sua auto e mi aprì la portiera.
«Ti porto al Between, è un pub molto carino. Gli studenti si ritrovano lì per bere, ma si mangia anche bene ed è il locale più vicino al campus, quindi è comodo per cambiare aria senza allontanarsi», affermò, volgendomi uno sguardo raggiante.
«Fantastico, non vedo l’ora.»
Matt era al terzo anno, ovvio conoscesse i posti migliori nei dintorni.
Il Between si rivelò davvero carino e accogliente, le luci basse coloravano l’ambiente di toni ambrati; i tavoli di legno si accompagnavano a sedie o divanetti; il bancone del bar, circondato da sgabelli, occupava gran parte della parete opposta all’entrata ed era affollato da ragazzi che facevano un gran schiamazzo. L’atmosfera festosa riempiva l’aria, e non mi dispiaceva affatto. Noi occupammo un tavolo nella zona meno caotica. Ordinammo subito una birra alla spina e una Cola.
«È proprio carino qui», asserii.
«Sono contento ti piaccia», disse Matt sollevando il menù.
«Cosa studi, Matt? Oggi non ti sei sbottonato.»
«Economia. Mio padre mi spinge ad andare a lavorare con lui. Abbiamo una catena di supermercati e mi vorrebbe a dirigere al suo fianco, anche se non mi sento portato.»
«Cosa avresti voluto fare?»
«Mi sarebbe piaciuto diventare un atleta professionista, ma perché rischiare, quando si ha già una base da cui partire? Lo sport posso sempre praticarlo nel tempo libero, no?»
«Forse.»
«Tu cosa studi?»
«Io… Sociologia»
«Cosa vorresti fare?»
«Non lo so ancora.» Bevvi un gran sorso della mia bibita. Non volevo parlare del mio futuro, mi metteva a disagio.
Passammo una serata tranquilla, mangiammo con la musica del jukebox come sottofondo, mentre da lontano arrivava l’eco dell’audio di un programma sportivo trasmesso sullo schermo al bar. Matt mi offrì la cena e una canzone per chiudere la serata.
«Sei stato gentile. La prossima volta, però, tocca a me.»
«Perfetto, vuol dire che ci sarà una prossima volta», esclamò, cercando di prendermi per mano mentre ci dirigevamo al parcheggio. Io ritrassi la mano con nonchalance, facendo finta di cercare qualcosa in borsa. Matt mi piaceva, ma non potevo concedermi un flirt in quel momento; inoltre, averlo come spalla era rassicurante, e non volevo rinunciarci.

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