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“Lo Strano Caso di Michael Farner” – Lorenzo Sartori

Prodotti “Lo Strano Caso di Michael Farner” – Lorenzo Sartori
  • lo strano caso di michael farner

“Lo Strano Caso di Michael Farner” – Lorenzo Sartori

€0.99

La vita dello scrittore è dura, devi fare i conti con l’editore il pubblico e… i tuoi personaggi!

Pagine: 25

Formato: Ebook (Epub, Pdf, Mobi)

Genere: Racconto, Surreale, Noir

Estratto gratuito

Profilo dell’autore

Scopri anche ilsequel/spin-off, “Il Ritorno di Michael Farner”

Scopri la versione inglese “The Strange Case of Michael Farner”!

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Sinossi del libro

Scopri “Lo Strano Caso di Michael Farner” di Lorenzo Sartori anche su: 

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Per Michael Farner sono lontani i tempi in cui era uno scrittore di bestseller: oggi è sovrappeso, depresso, dimenticato dal pubblico e bistrattato dal proprio editore. Il motivo? Non riesce più ad uccidere i propri personaggi, bel problema per un autore di thriller. Quando Michael “uccide” un personaggio nelle sue bozze se lo ritrova infatti davanti in carne ed ossa, intenzionato a dargli il tormento fino a che non verrà “riportato in vita”. Ma questo è solo l’inizio dei guai per il povero scrittore…
“Lo strano caso di Michael Farner” è un racconto che ironizza su cliché e consuetudini del mondo dell’editoria spiazzando continuamente il lettore, portandolo a ribaltare più volte la sua prospettiva e suggerendogli che ci sono tanti modi diversi per osservare una realtà solo apparentemente lineare. Sarà lo scrittore ad avere l’ultima parola, uno dei suoi personaggi…o chi altro?

                                                                                                                             

Estratto Gratuito

Anteprima

Lo strano caso di Michael Farner

Farner fissò ancora una volta il grosso poster di Pollock che si trovava sopra il divano e poi riprese a camminare scomposto su e giù per la sala. Sandra era al telefono e aveva smesso di ricambiare con un sorriso di circostanza il suo irrequieto passaggio al quarto “Riferirò sicuramente al signor Hennings”.
Lipford, invece, sprofondato sul divano, non gli tolse un attimo lo sguardo di dosso. Difficile dire chi tra i due fosse più teso.
Michael Farner era un uomo di mezza età, calvizie incipiente e un girovita generoso. Fosse stato obeso avrebbe avuto più personalità, ma anche nei chili di troppo Michael ostentava il suo essere mediocre.
Era un affermato scrittore di gialli, o almeno lo era stato. Solo un paio di anni prima Hennings, il suo agente, non lo avrebbe fatto attendere così a lungo. Ma lui lo aveva fatto aspettare molto di più con il suo ultimo lavoro. Ed era tutta colpa di tipi come Lipford.
«Ciao Michael, accomodati», disse Hennings aprendo la porta. «Allora, abbiamo delle novità?» Chiese distrattamente mentre finiva di prendere appunti.
Lo scrittore ostentò una certa soddisfazione: «Ci sto lavorando.»
«E mi hai portato qualcosa?»
«No, Paul, non ancora, devo prima risolvere una faccenda.»
Hennings guardò l’amico perplesso, ma non osò chiedere di più. Era da diverso tempo che Michael si comportava in modo strano. Crisi di mezza età o crisi dello scrittore, o semplicemente entrambe. Magari anche un po’ di depressione.
«Senti Michael, ho letto quello che mi hai mandato… è buono, sì, mi piace, veramente, ma…»
«Ma?»
«Quaranta pagine e non è ancora morto nessuno, voglio dire, un thriller richiede qualche… vittima», borbottò con un sorriso un po’ imbarazzato l’agente.
«Sì, ci sto lavorando, avrai la tua vittima, i lettori avranno la loro vittima», replicò Michael.
«Hai da fare venerdì sera?»
«A parte scrivere?»
«Sì, ovviamente. A parte scrivere.»
«No, perché?»
«Volevo invitarti alla presentazione in anteprima dell’ultimo libro di Alan Pierce. Ci saranno diversi editori, critici, insomma può essere un modo per farti vedere nuovamente in giro. Ti mando l’invito, ok?»
Farner annuì, senza mostrare particolare entusiasmo. Non aveva mai amato quegli appuntamenti mondani frequentati da critici snob, colleghi pettegoli e sconosciuti che immancabilmente si frapponevano tra lui e il buffet. Si era sempre chiesto per quale ragione la gente si ostinasse a discutere di cose futili proprio davanti alle tartine migliori o al cocktail più alcolico.
«Allora siamo d’accordo», sospirò Hennings riportando Farner al presente.
L’agente si alzò in piedi e si diresse con passo spedito verso la porta. Avrebbe avuto a breve un altro appuntamento ed era in ritardo con l’agenda che Sandra gli aveva predisposto con cura.
Lo scrittore si congedò, rinnovando un’ultima promessa. Gli avrebbe portato quanto richiesto a breve, molto a breve. L’altro lo salutò sulla porta con una forte stretta di mano e una paterna pacca sulla spalla.
John Lipford si sistemò l’impermeabile grigio, poi andò a recuperare il cappello lasciato sull’attaccapanni.
Sandra era ancora al telefono e fece un cenno di saluto allo scrittore, ma ignorò del tutto Lipford.
«Allora cosa ti ha detto?» chiese quest’ultimo. Farner fece finta di non sentirlo. Uscì dallo studio e si indirizzò verso l’ascensore.
«Cosa ti ha detto?» Lo incalzò l’uomo con l’impermeabile.
L’ascensore fu rapido e Michael vi entrò, seguito dall’amico. La porta si chiuse e John ripeté la domanda per la terza volta. Farner lo guardò negli occhi e gli mise la mano destra sulla spalla. «Ha detto che devi morire.»

***

«Secondo me avresti dovuto far crepare il marito», sentenziò Lipford.
Farner si girò spazientito. «Senti John, capisco la tua posizione, ma se faccio morire il marito la storia non sta in piedi. E questo è un mio romanzo!»
«Certo, tanto quello che si prende una coltellata nella schiena sono io», ribatté l’altro.
«Mi spiace, ma ti ho creato per farti morire al secondo capitolo e sei arrivato al quarto. Direi che ti ho concesso fin troppo tempo.»
«E il vicino di casa?»
«Il vicino, che?»
«Il vicino di casa, potrebbero trovare lui stecchito nel garage. E potresti anche farlo fuori nel secondo capitolo, qui in questo punto, vedi…»
«Non toccare lo schermo, ti prego, sai che è una cosa che non sopporto.»
John Lipford non si dava pace. Doveva trovare qualcun altro che avrebbe preso il suo posto. Era lì da una settimana, da quando era stato accoltellato in un vicolo buio di Philadelphia.
Nessuno prima di lui era stato escluso dalla storia per così tanto tempo. Sapeva che Farner avrebbe ceduto prima o poi; anche l’ispettore assassinato a pagina 31 era stato graziato. Ci aveva messo solo tre giorni per ritornare nel romanzo e forse sarebbe arrivato fino alla fine. Magari avrebbe anche risolto il caso.
Lipford si sarebbe accontentato di sparire a metà della storia. Qualsiasi cosa pur di non morire. Fosse stato semplicemente dimenticato dal narratore tra una pagina e l’altra sarebbe vissuto in eterno da qualche parte nelle pieghe di quel romanzo.
«Senti, se mi posso permettere…»
«Che vuoi adesso? Che ammazzi il protagonista?»
«No, il mio era solo un appunto su questo impermeabile», disse cercando di fare pressione con le mani per togliere tutte quelle grinze. «Ok, sono un investigatore privato, però la trovo un po’ stereotipata come immagine, non credi?»
«Hai un piccolo ruolo e saresti dovuto morire probabilmente a pagina 18. Quell’impermeabile va benissimo.»
«Sarà, ma sembro più un maniaco. Potessi almeno indossare qualcosa sotto, mi sentirei più a mio agio.»
«Cosa c’è che non va? Mi pare che sotto tu non sia vestito poi così male.»
«Guarda che sotto non ho proprio niente, non so se te ne sei accorto.»
Farner distolse per un attimo lo sguardo dal portatile e lanciò una breve occhiata di sufficienza a Lipford. «Non mi sembra proprio tu sia nudo lì sotto.»
«Allora è la tua immaginazione, perché se riguardi bene qui dove mi descrivi…»
«Ti ho già detto di non toccare lo schermo!»
«Scusa, volevo solo farti notare che gli unici capi di abbigliamento che citi sono un consunto impermeabile grigio chiaro e un borsalino dello stesso colore ma con un’ampia fascia nera. Magari avresti anche potuto aggiungere una lente di ingrandimento nella tasca, così per non uscire troppo dallo stereotipo», aggiunse sarcastico.
«Io ti vedo con degli abiti abbastanza normali sotto l’impermeabile e fidati, nessuno dei lettori ti immaginerà nudo. Avessi scritto che lo eri allora sì, ma non avendo aggiunto altri particolari tutti ti immagineranno con un abito addosso, magari non molto elegante, ma certo non come madre natura ti ha fatto.»
«Ah, su quello non c’è dubbio, mi hai fatto tu.»
«Senti John, sono due anni che non riesco a mandare al Creatore, intendo l’altro, quello con la C maiuscola, uno dei miei personaggi. Appena scrivo della loro morte, tempo qualche ora e me li ritrovo qui a rompermi le scatole, a ripetermi quanto stessero meglio nel romanzo e via dicendo. Maledizione! Sono uno scrittore di gialli. Farvi fuori è il mio fottutissimo lavoro.»
«Potresti cambiare genere…»
Farner non rispose. Era da tre notti che non dormiva, Lipford era troppo assillante, non sarebbe mai riuscito a terminare il romanzo con la sua ingombrante e ossessiva presenza.
Non c’era mai riuscito prima con le altre vittime designate. Sette giorni in compagnia di quell’insopportabile personaggio erano veramente troppi.
Prese il mouse e andò a pagina 46. Individuò il vicolo buio di Philadelphia, evidenziò cinque righe e pigiò sul tasto Canc.
Si girò, John Lipford era sparito. Poteva pranzare in santa pace.

Recensioni

  1. :

    Pensateci bene prima di far sparire uno dei personaggi delle vostre opere, magari puntate su un genere diverso! Bravo Lorenzo Sartori, spero di poter leggere un romanzo in futuro.Recensione su “Emozioni in Font”:

  2. :

    Una lettura dedicata a chi ama scrivere, ma anche a chi ama leggere, che ha bisogno di non prendersi troppo sul serio per mostrare con semplicità le contraddizioni di un’arte in divenire, come quella della scrittura.Recensione su “Personaggi in cerca di Editore”

  3. :

    “Lettura scorrevole e piacevole, quasi “essenziale”. Di per sé la storia narrata sarebbe potuta sbocciare in un testo più corposo, ma la brevità che la caratterizza va di pari passo con le “sorprese” a cui il lettore assiste. Una metanarrazione che tende a non risolversi, ma anzi a moltiplicare sé stessa. Paragonerei il testo a un piccolo iceberg, colmo di potenzialità apparentemente inespresse.” – Da Mat su Amazon

  4. :

    Da Romeo su Amazon: “Lo strano caso di Michael Farner è avvincente, elegante e scritto molto bene: decisamente raccomandabile. Il tema fondo, l’idea che esista un legame profondo non soltanto tra lo scrittore ed i suoi personaggi, ma anche tra questi ultimi ed il loro creatore è intrigante e viene giocata su più piani fino alle estreme conseguenze. Realtà e finzione si alternano, si mescolano, fino a formare un intreccio in cui è facile entrare ma difficile uscire. L’autore ci conduce in un labirinto in cui è difficile distinguere i piani. Qualcuno ha scritto che è troppo breve, che, giunti alla fine se ne vorrebbe di più: concordo con questa sensazione, che io stesso ho provato. Ma è poi vero che andare oltre avrebbe comportato il rischio di rompere un equilibrio pressoché perfetto. Spero che presto l’autore ci delizi con un romanzo vero e proprio che sia all’altezza di Michael Farner”

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