“Il Teatro degli Arcani – L’Imperatore” – Alessio Banini e Chiara Magliacane

Prodotti Fantasy “Il Teatro degli Arcani – L’Imperatore” – Alessio Banini e Chiara Magliacane

“Il Teatro degli Arcani – L’Imperatore” – Alessio Banini e Chiara Magliacane

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«La nostra famiglia non lascia nulla al caso, Ettore. La fortuna è per i sudditi, non per i principi. I principi si prendono il destino che vogliono, non quello che affida loro la sorte».

Pagine: 130

Formato: Ebook e Cartaceo

Genere: Urban Fantasy/Dark Fantasy

Profilo degli autori

Copertina a cura di Cristiana Leone

Categoria:

Descrizione

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Cartaceo disponibile su:

 

“Gli uomini non sono capaci di governarsi da soli. Se lasciati a se stessi, conducono il mondo alla rovina”
È questo il mantra di Ettore, un ambizioso universitario senese, educato per diventare il degno erede della potente famiglia Visconti e il custode privilegiato di un segreto secolare: la Maschera dell’Imperatore, un artefatto magico in grado di soggiogare la mente altrui.
L’iniziale atmosfera di calma è stralciata dal contatto con l’Altrove, un macabro mondo parallelo, e con le sue creature terrificanti, che metteranno in pericolo la vita di Ettore… e la sua moralità.
Scritto a quattro mani da Chiara Magliacane e Alessio Banini, “Il Teatro degli Arcani – L’Imperatore” è un romanzo cupo e adrenalinico, che dimostra come non ci sia migliore ispirazione per un Urban Fantasy di ambientazione italiana… dei miti e leggende della nostra cultura, come i Tarocchi e le Maschere!

Informazioni aggiuntive

Estratto

Dicono che esista un mondo oltre a questo.
Simile al nostro. Simile, ma radicalmente diverso.
Migliore o peggiore, a seconda delle opinioni.
Dicono che ci sia un altro luogo, ma nessuno è d'accordo su come esso sia.
I dormienti dicono che sia un mondo onirico, popolato di sogni e di incubi.
I preti dicono che ci siano un paradiso e un inferno, per ospitare le nostre anime dopo la morte.
Gli eruditi dicono che ci sia un aldilà pieno di divinità antiche, ormai dimenticate.
Dicono che ci sia un altro mondo, oltre al nostro.
E questa è l'unica cosa su cui concordano.
Dicono che ci sia un altro mondo, e in effetti è così.
Io ci sono stato.
Ci sono stato, grazie a una Maschera che mi era destinata.
Ora è parte di me, e mi ha attirato verso quel luogo Altro.
Una Maschera, un Altrove.
Dicono che ci sia un altro mondo.
E quel mondo sta per invaderci.

INTRODUZIONE

Pienza, 1982

La stanza da letto era grande. La mancanza di mobilia la rendeva quasi enorme, e metteva Ettore a disagio. Da una parte riposava il letto a baldacchino, ordinato e perfetto, come se nessuno ci avesse mai dormito. Dall'altra il tavolo di mogano osservava la finestra, le gambe avvolte da antiche ed eleganti decorazioni che salivano fino al ripiano orizzontale. Dalle imposte accostate una leggera brezza sfogliava le pagine di un libro poggiato sul leggio. A completare la stanza il piccolo comò e l'armadio, che puzzava di naftalina.
Ettore si avvicinò al tavolo. La lentezza accompagnava i suoi passi, il suo sguardo era invece indeciso se assumere una posa fiera da adulto, o se tradire la sua eccitazione infantile mista ad agitazione. Era quasi buio. Le uniche luci venivano dai candelabri alle pareti. La Zia era già al suo posto, intenta a mescolare le carte.
«Vieni», sussurrò. «Non avere paura».
Un incenso dall'odore pungente bruciava in un angolo, e i suoi vapori formavano fosche volute per tutta la stanza.
«Vieni», lo esortò nuovamente la donna.
Ettore si mise a sedere dalla parte opposta del tavolo. L'incenso lo fece starnutire. Si ripulì il naso con la manica della camicetta, imbarazzato. La Zia sorrise teneramente, continuando a mischiare le carte.
«Sette anni. Sei un ometto, ormai».
Ettore annuì. Non aveva ancora detto una parola: gli sembrava inopportuno. Ormai aveva imparato ad aprire bocca con parsimonia, o a stare zitto perlopiù, per esempio quando lo portavano in chiesa. In certe occasioni, il silenzio gli sembrava la forma di comunicazione più adatta. Anche perché, di solito, quando parlava a sproposito veniva sgridato.
La Zia cominciò a sistemare i tarocchi sul tavolo. Dispose ordinatamente la prima fila con quattro carte, poi una seconda, infine una terza.
«Non devi preoccuparti», lo assicurò lei. «La mia prima lettura fu un disastro. Eppure, dopo è andato tutto bene».
Ettore non fece commenti. Guardò quelle strane figure disegnate sulle carte: uomini e donne che sembravano figli di quadri antichi, simili a quelli che il padre teneva nella biblioteca. Stelle, ruote, animali feroci e altre immagini strane.
«Questa carta», indicò la donna con un dito sottile, «è negativa».
Ettore non guardò la carta indicata dalla Zia. Si era distratto a fissarle il volto. Aveva superato la fase della bellezza, della quale lui ricordava solo carezze di riccioli dorati e occhi che dietro la tenerezza nascondevano l'autorità. Ora che poteva, immagazzinava qualsiasi dettaglio di quel volto che si era sfatto, stancato; i riccioli erano grigi, lunghi e raccolti in una coda alta ed elegante, mentre due monili d'oro grossi come noci le appesantivano i lobi. La pelle non era più luminosa e la preoccupazione vinceva la battaglia contro la giovinezza. La fierezza negli occhi, però, quella c'era ancora.
«Cosa stai guardando?», lo redarguì lei.
Ettore abbassò subito lo sguardo. La carta indicata dalla Zia mostrava una creatura mostruosa, con la pelle rossa e il corpo divorato dalle fiamme. Aveva le corna, le gambe caprine, il forcone in mano. Il suo volto era spaventoso.
«I tarocchi non prevedono il futuro», riprese la Zia, «nonostante ciò che dicono i ciarlatani. I tarocchi ci mostrano come affrontare le difficoltà della vita, insegnandoci a seguire un cammino di perfezionamento».
Ettore annuì lentamente, anche se in realtà non aveva capito niente. Fece il vano tentativo di assumere l'aspetto di chi comprende ogni cosa. La Zia intanto aveva ripreso in mano tutte le carte e le stava mischiando.
«Ci insegnano a essere delle persone migliori», continuò la donna. «Ci insegnano a superare noi stessi, a divenire ciò che veramente siamo destinati a essere».
Passò tre volte il mazzo sui vapori dell'incenso, poi ci soffiò sopra. Quindi dispose le carte a ventaglio sul tavolo, a faccia coperta.
«E tu, Ettore? Qual è il tuo destino?».
Ettore si sporse sul tavolo, titubante. La Zia lo fissava con trepidazione.
«Avanti. Prendi la tua carta. Scegli la tua strada».
Ettore scelse d'istinto, senza pensare. Non si lasciò distrarre dalle ombre inquietanti che si allungavano sulle carte, né dai fumi dell'incenso che gli pizzicavano il naso. Scelse d'istinto, e rovesciò la carta.
Gli occhi della Zia brillarono di gioia.
«Lo sapevo».
Ettore guardò la carta, pensando che probabilmente aveva fatto la scelta giusta, anche se per quanto lo riguardava ogni carta poteva essere uguale all'altra. Sorrise di rimando allo sguardo fiero di lei e si gonfiò d'orgoglio allo stesso modo. Forse ora la Zia gli avrebbe fatto mangiare la torta dopo cena. La carta raffigurava un sovrano dalla lunga barba, seduto maestosamente su un trono dorato.
«Sei il nostro degno erede, Ettore Visconti».

Recensioni

  1. Nativi Digitali Ed.

    “Consiglio il libro a quelle persone che amano il genere fantasy diviso a metà tra il nostro mondo e un mondo che probabilmente noi comuni mortali non siamo degni di vedere.”
    Recensione su “Il profumo delle parole”

  2. renato

    libro rispondente ad un genere ben definito. Da consigliare quindi agli amanti del fantasy…ci troverete tutto quello che vi aspettate ci sia. Anche gli italiani sanno scrivere bene !

  3. Marco “Frullo” Frullanti

    “Interessante la scelta di inserire un mondo parallelo (ben descritto da apparire quasi reale), ottima anche la predilezione di luoghi veri (e soprattutto città italiane) e l’uso dei Tarocchi”
    Recensione su “Il Bosco dei Sogni Fantastici”

  4. Marco “Frullo” Frullanti

    Ho trovato davvero molto particolare il personaggio di Ettore, non è per niente il classico protagonista buono, bravo e pronto a tutto pur di salvare gli amici anzi è proprio l’opposto

    Recensione su “Dreaming Wonderland”!

  5. Marco “Frullo” Frullanti

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