“Tutto quello che ho imparato su come cambiare casa senza impazzire” – Michela Indelicato

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“Tutto quello che ho imparato su come cambiare casa senza impazzire” – Michela Indelicato

3.49

Un manuale pratico di sopravvivenza a vendita, trasloco, ricerca e acquisto del nuovo appartamento, richiesta mutuo, lavori di ristrutturazione: per non rimetterci la salute mentale!

Genere: Manuale, Umoristico

Pagine: 90

Formato: Ebook (PDF, Epub, Mobi)

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Descrizione

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                                                                                             Hai deciso di fare il grande salto e comprare la tua prima casa? È giunto il momento di venderla e cercarne una più grande, magari in un’altra città? Vorresti fare questi passi ma conosci le regole base della compravendita immobiliare come una scimmia le teorie della fisica quantistica? Allora questo è il libro che fa per te! Con questo “manuale di sopravvivenza”, Michela ti guiderà attraverso le fasi della vendita, trasloco, ricerca e acquisto del nuovo appartamento, scelta e richiesta del mutuo e lavori di ristrutturazione.

Tra aneddoti comici, dritte e strizzatine d’occhio, in “Tutto quello che ho imparato su come cambiare casa senza impazzire” troverai tutte le informazioni, anche di carattere tecnico, per trattare con agenti immobiliari, impiegati bancari, ditte di traslochi e ristrutturazione, senza dover ricorrere ad un esorcista per liberarti da tutto lo stress che questa decisione, altrimenti, ti comporterebbe.

Informazioni aggiuntive

Anteprima:

1
Sopravvissuti!

Mentre scrivo, penso con amichevole partecipazione a quanti stanno affrontando, in questo momento, le pene del cambiare casa.
Quando decidemmo di affrontare questo cambiamento, pochi anni fa, la nostra competenza nell’ambito immobiliare, bancario e edile era assolutamente nulla. Ci tengo a sottolinearlo: nulla!
Ci recammo, quindi, in libreria per cercare un manuale che ci preparasse almeno un poco, mettendoci in guardia su certi aspetti delle situazioni che avremmo poi dovuto affrontare e che ci indicasse a cosa prestare attenzione, evitandoci delle fregature. Purtroppo i volumi che riempivano gli scaffali di questa sezione erano perlopiù manuali, scritti da personaggi emersi da qualche format televisivo, che sembravano rivolgersi a chi, in questi casi, generalmente non si affida a un manuale perché può permettersi abitazioni di un certo – per noi inaccessibile – livello e, quindi, di assumere architetti, progettisti e designer d’interni a cui delegare tutto. Insomma: a noi di marmi, cerchi cromatici e stanze fluide interessava ben poco e, comunque, tali guide – nonostante i titoli – sembravano orientarsi più su arredamento e decorazione. Non che questo sia un demerito o un difetto ma a noi serviva altro.
Non lo trovammo.
Così, dopo il primo, timido e incerto passo, anzi, direi più dopo la prima timorosa pucciata d’alluce in quello che sembrava il calmo e tiepido mare del cambiamento, ci ritrovammo inaspettatamente risucchiati e rivoltati nel più tormentato oceano, a vorticare violentemente tra tutti i problemi, i barracuda, le murene (mi piacciono queste metafore: mi evitano le parolacce!), le telefonate, le e-mail minacciose, le incompetenze, gli appuntamenti, i dinieghi, le porte sbattute in faccia, le delusioni.
Mi dissi allora che, se fossimo mai sopravvissuti, ancora con un briciolo di capacità cognitiva, avrei dovuto mettere per iscritto tutto quello che avrei imparato: quel manuale avrei dovuto scriverlo io! Mi sentii in dovere di alleviare, seppur in minima parte, le pene di altri disperati che, come noi, si sarebbero affacciati con ingenuità e inconsapevolezza all’inferno del cambiare casa: sugli scaffali di quelle sezioni avrebbero dovuto trovare il mio manuale a tendere loro la mano! Ecco perché sto scrivendo: per condividere con chi ne ha bisogno la nostra esperienza e posso farlo perché, alla fine, siamo sopravvissuti!

2
La Decisione

Cominciamo a dire che, a dispetto di quanto molti pensano, secondo me è questo il momento più importante.
Sei lì, spiaggiato sul divano, sguardo perso nel nulla e cervello che vortica tra mille pensieri, oppure stai chiacchierando con gli amici o, magari, stai trattenendo il respiro mentre, in piedi in un vagone della linea rossa della metropolitana, sei spiaccicato, a effetto sardina, contro un tipo sudaticcio che già alle 7e30 del mattino odora di umanità vissuta: è in quel preciso momento, mentre disperatamente aneli ossigeno, che un brivido ti percorre la schiena. E no, non è perché, ormai diventato cianotico, stai quasi per svenire, no: quello è il brivido del cambiamento! Quello è lo scattare della molla, è il vagito di un neonato desiderio che marcherà la tua vita da Avanti Decisione in Dopo Decisione. È il momento che segnerà per sempre le tue giornate perché, d’ora in poi, e finché non renderai concreto il cambiamento, la tua quotidianità sarà appesantita da un’insofferenza che diventerà, man mano, sempre più insopportabile.
L’idea comincia a ronzare in testa parecchio tempo prima. Le motivazioni sono, ovviamente, assolutamente soggettive e possono essere infinite, quindi credo sia impossibile elencarle, perfino immaginarle tutte. Credo che ognuna origini dalla voglia di migliorare e di migliorarsi, dalla presa di coscienza che se la felicità è pura utopia e colora un attimo soltanto, la serenità si può conquistare ed è un traguardo da raggiungere a tutti i costi perché – salvo che tu non sia Induista, Buddhista, Jiainista o Sikh – non ci sarà una seconda possibilità di vita e ogni giorno trascorso ad accontentarti è un giorno perduto.
Puoi voler cambiare casa perché, per esempio, il quartiere o la città non ti piacciono più, oppure hai troppe cose e troppo poco spazio, vuoi avvicinarti al lavoro o allontanarti da una zona in cui tutto ti ricorda il tuo amore fallito. O magari ti sei stufato di quotazioni, azioni, titoli e obbligazioni e vuoi provare a fare ciò che ami da sempre: aprirti un B&B in un antico maso altoatesino, ai piedi delle Dolomiti e vivere producendo burro, speck e formaggi.
O forse, più semplicemente, hai trovato l’altra metà della mela e senti che è arrivato il fatidico momento in cui vuoi condividere quella casa che hai comprato da single e arredato cucendotela addosso, proprio con un lavoro sartoriale. Niente fronzoli, tanto testosterone fatto materia: solo consolle, dvd, freezer colmo di piatti pronti surgelati, tante uova (perché quelle da fare sono facili e te la cavi e poi sei giovane, i grumi di colesterolo si scioglieranno, no?) e tanti, tanti colori. Ovviamente tutti quelli compresi tra il nero e i sedici livelli di grigio che l’occhio umano è in grado di percepire.
Oppure, al contrario, tanti fronzoli e fronzoletti, copri divani e tovagliette dalle più svariate e colorate fantasie, tazze di tutte le misure che comunque non usi perché continui a fare colazione in quella sbeccata che hai portato via da casa di mamma. E accessori che probabilmente non hai ancora scoperto a cosa servono (che sia uno spremi aglio? Un aggeggio per fare la schiuma nel latte?) ma che in uno dei reverenziali pellegrinaggi ad Ikea non hai potuto non comprare.

E poi…
La convivenza. Due spazzolini, molti più vestiti. Un’intera giornata passata a montare, imprecando, una nuova cassettiera comprata (indovinate dove?) per avere più spazio perché ora ci sono anche i suoi vestiti da mettere via e le lenzuola che le vuoi comprare nuove perché con il suo passato non vuoi avere niente a che fare. E gli asciugamani, le tovaglie, le tende, i cuscini del divano nuovi, perché così la casa è più “vostra”…
E poi…
Il pancione che lievita e lievita. Quello di lui perché da qualche tempo ci dai dentro a preparare torte ed esperimenti culinari di ogni genere che lui dovrà poi finire, perché si sa: non è venuta un granché ma è un peccato buttarla via! Quello di lei, invece, perché da qualche mese c’è un inquilino/a che ha deciso di verificare, a forza di tallonate, la resistenza della sua fascia connettivale endotoracica.
E poi…
Il nido da preparare: allora, quella bellissima poltrona pouf a sacco in eco pelle che avevate comprato insieme e che quanti ricordi di cui non si può parlare perché arrossisci solo a pensarci…ecco, quel pouf lo portiamo in soffitta, così facciamo posto al lettino per il cucciolo, ovviamente nella vostra camera da letto, che poi è anche l’unica della casa. Poi, vediamo… tutti gli spigoli da ricoprire, via le monetine, gli accendini, recupera degli scatoloni per riporre tutti gli altri oggettini piccoli o pesanti o preziosi o semplicemente inadatti, che sui piani alti degli scaffali non ci sta più niente e da qualche parte dovrete pur mettere. E candele e porta incenso che devono sparire perché non potete rischiare che siano il primo pasto di un coccoloso quadrupede. Indovinate, dove c’è posto? In soffitta. Proprio dove c’è la targa “RIP”, ai piedi della quale, mese dopo mese, si accumulano i ricordi della vostra vita passata che forse, solo quando il marmocchio sarà in età scolare, potrete far rinvenire, sempre che non arrivi un fratellino o una sorellina!
E poi…
Dai, togliamo la spondina del lettino, tanto ormai riesce a scendere da solo, e poi così si sente più autonomo. La stessa autonomia che lo fa svegliare e mettere seduto in piena notte, esattamente in un momento in cui, diciamo… ehm… in cui non avrebbe mai – ma proprio mai – dovuto svegliarsi. Ed ecco che ti voti (come poi ti succederà molte altre volte in seguito) a tutti i santi, gli dei e i profeti di tutte le religioni del mondo affinché le ricerche di neuropsichiatria infantile abbiano ragione ed effettivamente quell’immagine non sarà impressa nella sua memoria e non tormenterà un adulto traumatizzato domani e, già che ci sei, fai un altro voto affinché quella brutta esperienza non sia più forte delle leggi, diciamo, idrauliche, perché siete giovani, troppo giovani davvero per rinunciare per sempre alle calde notti infuocate dalla passione e farvi scorpacciate di C’è posta per te alla TV!
Ok, in questa casa non c’è più posto per tre. In realtà anche in due stavate un po’ stretti, ma adesso… E poi quella zona non ti è mai piaciuta un granché, troppo poco verde e scuole troppo mal frequentate perché il vostro rampollo possa trovare amicizie sane.
Ed ecco che torniamo a quel brivido dietro la schiena, in quel vagone del metrò.
La sera, a casa, vi sedete a parlarne con calma per quella che sarà la prima di molte discussioni, analizzando pro e contro, facendo conti e bilanci, valutazioni, litigando anche, a volte, perché cambiare città e allontanarsi da tutti, mamma e sorelle comprese, amici e luoghi familiari, in cui si è cresciuti e che si conoscono bene, anche nelle zone d’ombra, non è facile. Come spesso non lo è spiegare le proprie paure, i propri timori, anche alla persona che si ama.
E invece è proprio questo il momento più importante. Soltanto una decisione presa nel pieno della consapevolezza di ciò che si sta facendo, di ciò che si è pronti a lasciare ed un’attenta introspezione per capire, con sincerità, cosa si sta cercando, vi darà una solida base di partenza. Un tronco solido al quale appoggiarsi quando le difficoltà e i problemi vi avranno nauseato e le incertezze avranno sbranato la colonna dei pro dalle vostre liste e la paura di aver sbagliato tutto, quel “forse era meglio restare qui” saranno ad un passo dal prendere il sopravvento. Sarà allora che solo la sicurezza di aver preso la decisione ponderando tutto quanto era possibile vi darà la forza di non mollare e tornare indietro.
La scelta giusta in assoluto non esiste. Ci sei solo tu, voi, la vostra nuova famiglia, la volontà e il dovere di offrirle il massimo e anche di più. Per cambiare serve tanta razionalità, tanta prudenza ma non solo. Serve soprattutto un pizzico di sconsideratezza. Anche se può sembrare contraddittorio. Perché nessuno può darci la certezza che tutto andrà bene. La vita, si sa, ha un senso dell’umorismo che a volte non comprendiamo e cambiare è spesso un salto nel buio. E se non stringi forte il coraggio che riesci a trovarti dentro, quel salto non lo fai.
Certo, il rimorso è doloroso ma credo che il rimpianto lo sia di più.

Perfetto, a questo punto resta solo da decidere DOVE (Solo è proprio un eufemismo, perché, da questo momento in poi, è come se ti si aprisse davanti una matrioska quasi infinita di decisioni da dover prendere).
Da adesso non c’è più spazio per i filosofeggianti discorsi sulla vita e le sue opportunità, sulla fedeltà di ciò che sei con quello che fin da bambino avresti desiderato essere. Adesso c’è spazio solo per le concretezze.
Per qualcuno il dove è conseguenza diretta della decisione di spostarsi di per sé, nel senso che sono così coraggiosamente sconsiderati da mollare tutto e tutti e inseguire il proprio american dream, in quel luogo che sognano da sempre. C’è chi, per esempio a trentacinque anni suonati, sposato e con un figlio piccolo, non si è accontentato di rimanere in un paesino di campagna a raccogliere pomodori o a lavorare con contratti precari a impacchettare pane in soli turni di notte ma ha capito di meritare di più.
Allora questo tizio si dice che, in fin dei conti, ha solo trentacinque anni e che nella vita può fare ancora tutto. Riunione di famiglia. Decidono che vogliono di più. Vogliono dimostrare a se stessi che valgono di più. Allora prendono l’auto sgangherata e la caricano di tutto quello che hanno, del loro mondo, insomma, e con un inglese maccheronico in tasca partono per Londra.
Perché in paesi come il nostro, quando hai una famiglia cui provvedere, cambiare vita, decidere di migliorarsi e accedere all’università, è praticamente impossibile.
È finita che lui si è preso una laurea a pieni voti in medicina e oggi il mondo (londinese) ha un medico appassionato in più. Ci sono voluti tanta forza di volontà, impegno, collaborazione da parte di tutta la famiglia, pazienza. Trovarsi in un Paese con una seria politica sociale, di sostegno e che investe nelle persone che dimostrano merito dando loro credito e sostegno alle loro famiglie, è stato, ovviamente, fondamentale.
Perché è vero che non è il lavoro che viene a cercare te, però da soli, in certi momenti di aridità sociale, spesso non ce la si può proprio fare.
Sicuramente ci sono altri migliaia di esempi di persone con un’esperienza simile, che sono andati anche molto più lontano e probabilmente ci saranno anche altri che hanno fallito e sono tornati a bussare da mamma. Quando si fa una scelta, si può anche sbagliare. Il rischio, seppur calcolato, c’è. Ammiro molto chi, comunque, ci prova.
Senza andare così lontano, c’è chi decide di cambiare semplicemente quartiere o città, sempre restando, diciamo, nei paraggi. Anche questo è un cambiamento, meno drastico, certo, ma non importa dove si decide di andare perché è proprio decidere di mollare la tua routine-salvagente a essere difficile.
Nel nostro caso la Decisione è stata quella di lasciare una metropoli, in cui siamo nati e cresciuti, per trasferirci in una cittadina più piccola, più vivibile per noi e più adatta alle nuove esigenze della nostra famiglia. Un posto in cui tornare a casa dal lavoro alle otto di sera senza doversela fare di corsa, con lo spray antiaggressione pronto in tasca, perché in giro c’è solo una rappresentanza di umanità con cui non vorresti avere nulla a che fare.
Cartina geografica alla mano, abbiamo quindi individuato le cittadine che potevano andarci bene, senza dover quotidianamente compiere viaggi della speranza per raggiungere l’ufficio, e dopo tanti sopralluoghi, ricerche, considerazioni e valutazioni abbiamo scelto la nostra nuova città.
Noi non ci siamo allontanati di molto, in fin dei conti siamo rimasti nella stessa regione ma forse, quando hai un figlio, la distanza che metti tra lui e quello che fino a quel momento è stato il suo – e il vostro – universo, pesa di più. È come se ogni chilometro di allontanamento debba essere moltiplicato per sette, come, dicono, si debba fare con gli anni dei cani. Rinunciare poi alle comodità e agli aiuti su cui avresti potuto contare, soprattutto per quanto riguarda la gestione del bambino, ti fa soppesare e valutare veramente quanto ne valga la pena ed ecco che anche solo 50 chilometri sembrano essere centinaia.
A questo punto un consiglio: se la Decisione è, come la nostra, quella di abbandonare una metropoli a favore di un centro più piccolo, bisogna fare assolutamente attenzione a non lasciarsi prendere troppo dalle fantasie in cui ci si vede in giardino a stendere il bucato, con grembiule a fiori e foularino in testa. Bianchissime lenzuola (tante come se a casa ci fossero circa una decina di letti matrimoniali) che sembrano danzare al soffio del Vento e, mentre una brezza leggera ti scompiglia i capelli e il profumo di sapone di Marsiglia si spande nell’aria, ti appresti, con i tuoi zoccoli di legno, a raccogliere qualche pomodoro nell’orto che hai zappato e vangato e seminato, così questa sera prepari un bel sughetto.
Calma, calma, è meglio frenare l’entusiasmo per una vita campestre e cominciare col mettere per iscritto una lista dei servizi importanti, in base alle proprie priorità, che, seppur inconsapevolmente, si danno per scontati quando si vive in una grande città ma che spesso, in provincia, non tutte le cittadine hanno.
Mi riferisco per esempio a farmacie, ospedali, asili nido, scuole d’infanzia, primarie e secondarie, se c’è anche qualche liceo o istituto superiore meglio ancora, biblioteca comunale, uffici postali, banche, stazione ferroviaria e un servizio di trasporto pubblico locale ben organizzato, ipermercati e negozi alimentari, edicole, giardini pubblici, centri sportivi, un centro storico in cui poter fare acquisti o una semplice passeggiata, piste ciclabili. E poi: quali e quanti collegamenti stradali ci sono per il luogo di lavoro? Si tratta solo di statali o provinciali, probabilmente perennemente congestionate dal traffico, o si accede facilmente a superstrade, tangenziali o autostrade con qualche possibilità in più? Quali e quante linee ferroviarie collegano alla grande città più vicina? Con che frequenza? Le linee sono attive anche nei giorni festivi? Anche se non ti è strettamente necessario il treno, dà un senso di tranquillità sapere di non essere dipendente dall’auto per raggiungere la città. Se invece hai deciso di andartene, magari per diventare irraggiungibile da genitori e suoceri, allora hai a disposizione un’infinità di paesi, dove la stazione ferroviaria non c’è e dove magari passa un solo autobus ogni due ore (e nei giorni festivi neanche quello). In questi casi puoi quindi permetterti il falsissimo “Guarda, peccato, ci terrei proprio a invitarti domenica ma se non hai l’auto, è davvero complicato raggiungerci. Dai ci organizzeremo un’altra volta, ok?”
L’errore che si può commettere è quello di lasciarsi ammaliare dai prezzi delle case dei piccoli centri ma bisogna, anche qui, fare una scelta: è meglio una casa più grande (o magari una villetta con giardino) in un quartiere o in un paese meno fornito di servizi, o un appartamento in condominio, un po’ più piccolo ma in una zona/cittadina che offre di più? Noi abbiamo optato per la seconda ma, anche in questo caso, la decisione e le necessità sono assolutamente soggettive.
L’importante è tenere in considerazione tutti questi fattori per scegliere consapevolmente.

Recensioni

  1. Marco “Frullo” Frullanti

    “Questa guida pratica è un’analisi dettagliata, ricca di spunti personali, su come affrontare un evento che tocca in sostanza tutti noi nella vita. All’interno del racconto ci sono citazioni spassose e direi pure illuminanti.”

    Doppia recensione per su “Italians do it better – Book edition”!

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