Ah, Irvine Welsh. I più lo conoscono per la fama del film tratto da Trainspotting. Molti altri per le copertine e i  titoli scioccanti dei suoi libri. Poi ci sono i suoi fan, quelli  che non si perdono un suo libro neanche per sbaglio. Io mi ritengo appartenente a quest’ultima categoria, anche se i fan di Welsh di solito non sperticano di lodi le sue ultime opere, bensì le criticano, le sbeffeggiano e invocano un ritorno ai fasti antichi. Però, quando esce qualcosa di nuovo, non ne possono fare a meno.

La vita sessuale delle gemelle siamesi irvine welshDalla fredda e cupa Edinburgo, Welsh si è trasferito da un po’ di anni negli USA, tra Chicago e Miami, e lo stesso hanno fatto le sue storie. Ma spesso con un trasloco si cambia magari facciata, ma non abitudini e carattere. Vale, ovviamente, anche per i personaggi dell’autore scozzese. La vita sessuale delle Gemelle Siamesi richiama fin da subito (anzi, già dal titolo) I segreti erotici dei Grandi Chef, opera di qualche anno fa del buon Irvine: in entrambi i casi due protagonisti sono antitetici e in aperto contrasto tra loro, contrasto su cui si sviluppa la stessa narrazione. Ma il narcisismo e le tendenze manipolatorie di Lucy Brennan, la personal trainer perfettina, aggressiva e ossessionata dalla linea che troverà nell’obesa e depressa Lena Sorensen la sua nemesi, ricordano invece un altro protagonista welshiano, l’indimenticabile ispettore Bruce Robertson de Il Lercio.

La trama del libro è poco più di un pretesto per quello che è il vero obiettivo di Welsh, cioè concentrarsi su Lucy e Lena, sulle loro personalità e sulle rispettive ombre del loro passato, attraverso il consolidato ricorso al punto di vista in prima persona. Il successo di Welsh dipende del resto proprio dalla sua maestria nell’uso della prima persona e nell’alternanza, di stile e di contenuti, tra punti di vista spesso e volentieri contrastanti.

Irvine WelshL’altro classico della cifra stilistica welshiana è il torpiloquio, l’abuso di parolacce sia nei dialoghi sia nei monologhi dei personaggi, che ben si adatta alle ambientazioni e ai contesti spesso e volentieri degradati e degradanti. Anche in questo caso, La vita sessuale delle Gemelle Siamesi non fa eccezione; certo, qui il campo d’indagine non sono bettole e casermoni dei bassifondi di Edinburgo ma palestre e discoteche di Miami Beach, e i protagonisti non fanno parte del sottoproletariato scozzese ma della classe media statunitense. Sotto sotto però, i temi restano sempre quelli, nonostante il radicale cambio di scenario: degradazione, sesso, violenza, abuso, droga. Nelle Gemelle Siamesi non troverete eroina, cocaina o acidi, ma Lucy e Lena sono senza ombra di dubbio delle drogate: di fitness la prima, di cibo la seconda.

Ho letto diverse recensioni positive, anche entusiastiche, di questo libro. Bene , dopo averlo letto, l’impressione è che siano state scritte da persone che non hanno mai letto niente di Welsh, oppure lo hanno fatto distrattamente, rimanendo così positivamente impressionate dall’ormai logoro repertorio di trucchi che Welsh usa per tenere viva l’attenzione e portare avanti la narrazione. Perché, per chi come me è rimasto rapito da Trainspotting, Acid House, Colla e persino dal recente Skagboys, le Gemelle Siamesi non possono lasciare altro che amaro in bocca, perché gli espedienti narrativi sono tutti già visti e, a differenza dei testi citati, non portano da nessuna parte. L’impressione, molto forte, è che Welsh non abbia avuto voglia di fare qualcosa in più del compitino nello sfornare questo  testo che sarà interpretato dai commentatori più distratti come una “critica alla società americana contemporanea” ma no, non siamo certo al livello di un Bret Easton Ellis. Parliamo del resto di un autore abilissimo nell’indagare l’anima dei suoi personaggi, nel tirare fuori chi sono veramente dietro la facciata… Ebbene, ciò succede in parte anche in La vita sessuale delle Gemelle Siamesi, ma sono convinto che lo scozzese possa fare di meglio. Molto meglio.

O forse, sono io a pensarla male perché rimasto ci sono rimasto malissimo per il (SPOILER ALERT) lieto fine. Lieto fine in un libro di Welsh? Ma sul serio?