Articolo a cura di Alessio Filisdeo, autore di vari romanzi Urban Fantasy/Pulp!

Quest’oggi torno a parlare di vampiri nei libri ma, a differenza del solito, voglio farlo in maniera più provocatoria, mettendo da parte il buonismo, o la diplomazia, se preferite, dello scrittore chiamato ad accontentare un po’ tutti, a favore del sano “fanboysmo” da lettore di genere.
Probabilmente mi attirerò le ire di qualcuno, e altri addirittura si sentiranno attaccati personalmente, ma non m’importa, non stavolta. In questa occasione voglio stimolare la discussione, anche accesa (ma sempre rispettosa), tra le diverse scuole di pensiero, chiamiamole pure così, che fanno del vampiro una creatura tanto amata e odiata allo stesso tempo.

Cominciamo.

Lo spunto da cui è nato questo articolo che vi apprestate a leggere è scaturito da un sondaggio lanciato qualche settimana fa sul mio profilo autore in quel di Facebook, e suonava pressappoco come il titolo in cima alla pagina.
Ho invitato i miei followers a dire la loro, possibilmente argomentando, in un clima di assoluta tranquillità, e i risultati mi hanno in parte sorpreso.
La risposta che va per la maggiore è: perché non entrambi?
A quanto pare il vampiro può essere sia un feroce assassino che un amante passionale.
Ma sarà davvero così?
Parliamone.

Finali alternativi… 😀

Tralasciando l’origine medioevale e folkloristica del “dannato” (interessantissima, ma fuori tema in questa sede), e superati quindi i Secoli Bui, è innegabile che alla figura del vampiro siano sempre stati attribuiti connotati spiccatamente sessuali.
Al vampiro non interessa più offrire la saggezza all’Uomo, corrompere la sua anima col sapere proibito o con la promessa della vita eterna; al contrario, mira a condurlo nell’oscurità grazie alla sola libertà, una libertà totale. E quale forma più pura di libertà esiste al mondo se non quella di poter appagare senza remore i propri istinti carnali?
Bisogna considerare, ovviamente, l’epoca in cui tale evoluzione, o interpretazione, avvenne: il XIX secolo, quell’Ottocento carico di contraddizioni, sociali e morali, in cui la scienza pareva sul punto di distruggere tutti i dogmi che la religione aveva imposto sino ad allora.
Arte e letteratura abbandonavano gradualmente i rigidi modelli classici, dando scandalo per temi e soggetti.
Ed è qui, nell’anno 1872, che nacque il “vampiro moderno”, un prototipo raffinato rispetto al capostipite di John William Polidori da cui tutti, in una maniera o nell’altra, avrebbero attinto per raccontare la loro personale visione del mostro gotico.
Carmilla, racconto partorito dalla penna dell’irlandese Joseph Sheridan Le Fanu, fu straordinariamente audace, immorale e finanche sconcio, e riuscì a indignare una larghissima parte di pubblico. Tra le sue pagine non solo dimorava una creatura dedita all’inganno e all’omicidio, ma tale abominio possedeva addirittura l’aspetto di una donna, una fanciulla dalle inclinazioni al limite del saffico.
Straordinario.
Ho voluto sottolinearlo perché non è affatto vero, dunque, che la piega erotica intrapresa dalle storie di genere è cominciata solo nell’ultimo decennio.
Da quando il vampiro è entrato nell’immaginario collettivo, fascino e sensualità lo hanno sempre accompagnato, procedendo di pari passo all’intrinseca malvagità del personaggio.
Poi qualcosa è cambiato. L’equilibrio si è spezzato.
Il mostro, l’antagonista, è diventato antieroe, e l’antieroe si è trasformato in eroe, fin quasi a ricoprire il ruolo di vittima (vittima di emozioni, di sensazioni, sensi di colpa, ecc).

Ora, la mia domanda è: dov’è finito l’equilibrio di cui parlano molti lettori di genere?
POLEMICA: MODE ON!
Perché molte risposte al sondaggio di cui sopra riportavano invece opinioni del tipo: Chi? I vampiri? Ah, io li odio! Coglioni montanti che pensano solo a scopare! Oppure: Checche isteriche che vanno dietro alle ragazzine e hanno paura di uccidere!
Sarà un problema della mia percezione, ma dove mi giro giro, a parte infinitesimali eccezioni, io vedo solo bestseller di tormentati vampiri (adolescenti o meno) alle prese con triangoli amorosi e sesso sfrenato.
Improvvisamente l’erotismo (o lo stucchevole romanticismo) ha smesso di essere un contorno, un tratto tra mille, ed è diventato l’unico e solo aspetto da tenere in considerazione.

Leggo di imponenti comunicati stampa su nuove uscite di genere, di grandi editori (stranieri e non) che definiscono il loro romanzo di punta come “horror degno di Stephen King” o “abbiamo tra noi l’erede di Anne Rice”, e alla fine non sono altro che puri romanzi rosa di bassa lega, in cui la trama è asservita alle sequenze di sesso esplicito, e al vampiro (spogliato di tutto ciò che lo rendeva tale) potrebbe essere sostituita una qualsiasi creatura di fantasia senza il minimo danno.
Questi titoli, simili tra loro in maniera stupefacente, vengono puntualmente acclamati da pubblico e critica, lo stesso pubblico che si dice stanco dei ragazzini dai denti a punta e la stessa critica che domanda a gran voce una boccata di aria fresca nel panorama moderno di genere.
Viva la coerenza, eh?

Da un decennio a questa parte siamo stati letteralmente invasi da uno sciame di “young adult” e “urban fantasy” che se fossero usciti negli anni Novanta sarebbero stati etichettati al massimo sotto “romance” ed “erotici”. E no, non sono a priori contro questi generi: sono contro la piega che i vampiri, da sempre creature gotiche nell’accezione più elevata del termine, hanno assunto a causa dei suddetti.

Alcuni tra i “pornovampiri” più venduti su Amazon… ecco perché hanno quel fisico, essendo immortali hanno un sacco di tempo per fare palestra!

Siamo arrivati, forse ve ne rendete conto o forse no, a una situazione in cui scrivere o leggere di vampiri violenti e cattivi “fa strano forte!”.
È il paradosso definitivo, uno scenario in cui il lettore di genere affezionato, quello che ancora si ricorda dei dannati “pre-Twilight”, al solo sentire la parola “vampiro” storce il naso. Non ci crede neppure per un momento che sul mercato possa essere uscito qualcosa di diverso. È rassegnato, e disilluso, e niente può ormai fargli cambiare idea.
E mi ci metto anch’io nella categoria! Bando alle ipocrisie!

Per cui, senza peli sulla lingua, dico una volta e per tutte: che ci trovate di affascinante in un mostro che non si comporta da mostro? Come fate a sopportare il solo pensiero di un secolare essere omicida che se ne va in giro a bere il sangue degli animali perché rispettoso della vita umana? Come tollerate l’esacerbata fragilità emotiva di una creatura immortale che nella sua eternità può aver assistito a tutto e al contrario di tutto?
Cosa fareste voi se possedeste la libertà di un vampiro? Davvero ve ne andreste in giro a fare i boy scout? Davvero?!

Ho idea che i fan dei dannati siano rimasti una minoranza, una nicchia, oggi come in passato, i fan “veri” (mi perdonerete un’espressione così elitaria), quelli a cui importa davvero di questa figura leggendaria, quelli a cui interessano le sfumature morali piuttosto che le 50 di grigio.
E se pensate che stia generalizzando eccessivamente… forse avete ragione, ma diavolo, sono stanco di questo panorama! Ogni anno mi vengono a dire che cambierà, che le cose si stanno assestando, che la moda sta passando, si sta ridimensionando, ma non è vero. Non è affatto vero.

Ma ditemi di voi, ora.
Da che parte state?
Feroce assassino o amante passionale?
Siate onesti: quando leggete (o sentite) la parola “vampiro”, cosa vi viene in mente per prima?
Cosa pensate che venga in mente a tutti gli altri?
Almeno una di questa domande, converrete con me, suona amaramente retorica…

Se sei d’accordo con l’articolo, ti potrebbero piacere i libri dell’autore, che ha pubblicato nel 2015 il romanzo “Una Notte di Ordinaria Follia” e il racconto gratuito “Le follie del Vampiro Nik” e nel 2016 il romanzo “Il Risveglio della Cacciatrice”!