Un non-metodo di scrittura – Parte III: la Rilettura

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Articolo a cura di Chiara Zanini, autrice del romanzo di fantascienza “Fernweh”

Parte I del “non-metodo di scrittura”: come cominciare!

Parte II del “non-metodo”: il lavoro duro!

Ci vuole ancora qualche ultimo sforzo. Variabile a seconda degli aspetti della scrittura che più vi stanno a cuore (perché la vostra scrittura vi sta a cuore, vero? Voi volete scrivere qualcosa che rimanga negli annali. Volete che il vostro testo sia levigato fino a scintillare. Volete che i lettori vi fermino per strada – o riempiano la vostra pagina Facebook di commenti – e vi dicano: “non ho mai letto nulla di così emozionante/divertente/interessante prima d’ora”).

Io dedico sempre una rilettura solo ai dialoghi. Perché, anche se magari per voi è un dettaglio di poco, ci tengo che siano naturali. Che non siano né troppo lunghi né troppo corti, che, sentendo parlare il personaggio, il lettore abbia l’impressione di trovarselo davanti: una persona in carne e ossa.

Poi, un’altra rilettura per correggere i dettagli di trama, personaggi e ambientazione che ancora hanno bisogno di essere ricontrollati.

E un’altra per verificare che il Punto di Vista sia corretto (leggete qualche manuale, soprattutto quelli degli americani che a questi particolari ci tengono parecchio, per capire di cosa sto parlando. Oppure, se preferite, ve ne parlerò io in un altro articolo. Fatevi sentire se volete che ne scriva altri o che la finisca qui). E un’altra ancora per ammansire quella belva mostruosa che si chiama Infodump (idem come sopra: leggete i manuali e scoprirete).

rilettura

E infine, la Rilettura delle Riletture, una delle più importanti, va dedicata allo stile della narrazione. Qui, le cose si fanno più serie. Se potete, stampate il testo: in questa fase, io mi trovo meglio a riempire la casa di fogli di carta piuttosto che strizzare gli occhi davanti al monitor del computer. Mettetevi in un angoletto tranquillo, dove siete sicuri che nessuno vi disturbi. E leggete a voce alta. Divertitevi: interpretate i vostri personaggi, declamate con enfasi le loro battute, ma soprattutto prestate attenzione al ritmo delle vostre parole. Dovete trovare la vostra musica; e se non c’è, dovete imporvi di correggere il vostro testo finché non diventa melodioso. Perché, credetemi: anche il lettore più frettoloso sarà impressionato da una storia scritta bene. Provate metafore e similitudini ardite. Cancellate a forza ogni cliché. Date la caccia alle ripetizioni (il mio tallone d’Achille). C’è chi consiglia di eliminare con l’accetta aggettivi inutili e avverbi che finiscono in –mente, chi di evitare come la peste la forma passiva dei verbi. Su questo, non mi pronuncio. Sperimentate; vedete cosa vi piace di più. Inevitabilmente, qualche avverbio in –mente ogni tanto ci può anche stare.

Dopodiché, riscrivete, revisionate, rettificate a vostro piacimento.

Non temete, ci siamo quasi! A che rilettura siamo? La settima, l’ottava? Non ricordo più; dovrei rileggere l’articolo, mentre finora sono andata a ruota libera (ma rileggerò non vi preoccupate. Dieci volte di sicuro).

Mancano un paio di riletture. Almeno due, per prestare attenzione ai dettagli più infinitesimali: errori di battitura, concordanza dei verbi, grammatica e sintassi (quelle vanno studiate a fondo, mi spiace. E c’è poco da divertirsi). Fate molta attenzione, a questo punto. Io, che su queste cose son precisa fino ai limiti del maniacale, rileggo tutto da capo ogni volta che scovo degli errori e apporto delle modifiche, perché non si sa mai. Se voi siete meno testardi di me, può starci solo qualche ultima revisione veloce. Non cascherà il mondo se dovessero rimanere un errore di battitura o due (o almeno credo. Il mondo pare sempre a rischio di cadere; fossi in voi, non vorrei contribuire con la mia pigrizia nel revisionare).

Fine.

Facile, no?

Con questi articoli, vi ho trasmesso più o meno tutte le conoscenze sul modo di scrivere un racconto o un romanzo che ho accumulato nel tempo. Che potrebbero essere preziose, o valere nulla se voi ragionate in maniera diversa da me, e siete dei tipi che preferiscono avere già stabilito tutto prima di cominciare a scrivere.

Per me non funziona così: io… ehm… come dire… prima scrivo e poi penso. Cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia.

Più o meno.

O forse no?

Vuoi leggere un esempio di libro scritto secondo questo “non-metodo”?  Scopri l’ebook di fantascienza di Chiara Zanini: “Fernweh”!

By |2018-08-02T16:46:08+00:00gennaio 5th, 2015|guide, news, scrittura|3 Comments

About the Author:

Editore, "smanettone di internet" e consulente di marketing editoriale. Mi occupo di tutto quello che gira intorno ai libri digitali, le visual novel e gli altri ibridi tra letteratura e tecnologia.

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