Racconto di Diego Tonini, autore del romanzo noir surreale “Nella botte piccola ci sta il vino cattivo”

Era un mercoledì sera come tanti altri, l’aria era fresca e, se avessi avuto un’agenda, sarebbe stata vuota come uno strip club alle otto del mattino, perciò decisi di fare l’unica cosa ragionevole per uno nella mia situazione: andare al bar di Bunny.

Nel locale c’era la solita clientela di perdigiorno e ubriaconi, più qualche faccia mai vista che stonava come un chierichetto in un bordello; feci un cenno a Bunny che era, come al solito, impegnato ad asciugare boccali con un panno che una volta era bianco e mi sedetti al mio sgabello abituale ad aspettare la mia pinta sgranocchiando salatini.

bustina del téUn’esclamazione poco consona all’ambiente mi distolse dal mio attento studio delle gocce di condensa che si formavano sulla parete esterna del boccale: «ciò è veramente disdicevole!» Il mio istinto di segugio si allertò: La maggior parte dei frequentatori del bar non aveva nemmeno idea che esistesse la parola disdicevole. Senza alzare gli occhi dal boccale, aguzzai le orecchie e mi misi in allerta.

«Disdicevole e oltremodo riprovevole» disse la voce.

Due parole in -ole nella stessa frase. C’era qualcosa di strano. Alzai gli occhi e li puntai verso la voce: un uomo in tight armeggiava con una tazza e una bustina del tè, sbuffando e roteando gli occhi.

Alzò un braccio per chiamare Bunny: «Barman, il vostro tè è recalcitrante» indicò la bustina.

Bunny gettò lo straccio sul bancone. «Ehi, spaventapasseri, nessuno può dirmi certe cose e uscire dal mio bar sulle sue gambe!»

L’uomo fece una risatina. «Ma no, intendevo che la bustina è ritrosa.»

«Insisti, e hai anche il coraggio di ridere?»

L’uomo agitò le mani. «No, no, non avete capito…»

Tre gorilla si alzarono dal tavolo accanto e si avvicinarono minacciosi. «Damerino, se ti fa tanto schifo il tè di Bunny, perché non te ne vai da qui prima che ti annodiamo le braccia dietro la schiena?»

«Lor signori hanno frainteso, sarei ben lieto di sorseggiare il mio tè, ma la bustina non collabora, non vuole farsi inzuppare nella tazza.»

«Che cavolo stai dicendo, damerino?»

«Provate voi stessi.» Si alzò e si scostò dal tavolo.

Preso dalla curiosità, mi avvicinai anche io.

«Ehi, ragazzi, che succede?» I tre gorilla erano chini sulla teiera dello sconosciuto, che li osservava riempiendosi la pipa. Il più sveglio dei tre, un certo Bill, alzò lo sguardo verso di me: «il damerino non è capace di prepararsi il tè.»

«Non è esatto» intervenne l’uomo, «sono perfettamente in grado di prepararmi un tè a regola d’arte, ma questa particolare bustina non vuole farsi infilare nella teiera.» I gorilla esplosero in una risata. «Ma lo sentite? La bustina non vuole entrare, e poi? Lo zucchero che si aggrappa al cucchiaino?»

«Se lor signori non mi credono, possono provare loro stessi.»

Bunny sbuffò, mormorando «tutti a me devono capitare, quelli fuori di testa» ma si avvicinò per osservare la scena.

Il gorilla che aveva parlato scansò gli altri, tolse il coperchio alla teiera e disse: «Finiamola con questa stronzata.»

Si sfregò le mani e afferrò il cordino attaccato alla bustina, ma, appena provò a immergerla, schizzò di lato, sulla tovaglietta. Corrucciato, provò di nuovo, ma questa volta gli angoli della bustina si puntarono contro il bordo della teiera, facendo in modo che non toccasse l’acqua bollente.

«Ma che cazz!» Esclamò Bill, strinse più forte lo spago, lo fece dondolare come un pendolino e abbassò di fretta la mano sopra la teiera.

«Ti ho fregato!» gridò, ma la bustina era saltata sulla tovaglia, perfettamente asciutta.

«Da’ qua» disse il secondo energumeno. Spinse via Bill e afferrò la bustina stringendola nel pugno.

«Adesso vediamo chi la spunta.»

Calò la mano con forza, e l’aprì proprio sopra la teiera. Il recipiente si rovesciò e cadde giù dal tavolo, frantumandosi, e l’acqua bollente schizzò dappertutto, ma la bustina era dietro il portasalviette, perfettamente asciutta.

«Ma come diavolo hai fatto, dannato sacchettino?»

Il terzo gorilla, Carl, si asciugò la faccia dagli schizzi e spinse via in malo modo il suo compare. «Togliti dalle scatole, Manny, hai combinato un casino, qui bisogna agire d’astuzia. Bunny, porta altra acqua calda.»

Il barman grugnì, ma andò al bancone.

Carl raccolse la bustina con delicatezza e la depose dentro la tazza vuota.

«Brava, bustina, adesso stai ferma là che ti sistemo io.» Strappò il bricco di mano a Bunny, che era di ritorno, e la versò tutta dentro la tazza.

«Ti ho fregato, maledetta, deve ancora nascere una bustina che può mettere nel sacco il vecchio Carl!»

Ma la bustina dentro la tazza non c’era.

«Ehi, ma dov’è finita?» Chiese Manny, senza nascondere la soddisfazione per il fallimento del suo compare.

«Eccola, eccola là, si è nascosta sotto quel bicchiere» fece Bunny che si era appassionato alla faccenda.

«Ora i signori comprendono la mia frustrazione?» Intervenne lo sconosciuto che aveva ordinato.

Tutta quella storia mi stava annoiando, e in più il trambusto che facevano impediva che mi concentrassi sulle bollicine della mia birra. Andai al bancone, presi la spina del seltz, la tirai il più possibile e la puntai verso il tavolo, poi spruzzai.

«Ecco, problema risolto, ora siete tutti zuppi, compresa quella maledetta bustina» dissi, ma mi sbagliavo: la bustina era scesa dal tavolo e stava saltellando verso l’uscita; si infilò sotto la porta e sparì definitivamente.

Tutti si girarono verso di me, grondanti di seltz.

«Beh, non si può sempre vincere, no? E comunque, perché bere tè quando c’è la birra? avanti, questo giro lo offre Bunny.»

MORALE: per quanto grosso e furbo tu possa essere, ci sarà sempre qualcuno più in gamba di te, ovvero: se vai in bar malfamato, ordina la birra, non il tè.

Ti è piaciuto il personaggio di Vince Carpenter? Sapevi che c’è un romanzo tutto per lui? Scopri “Nella botte piccola ci sta il vino cattivo”!