No, tranquilli, il titolo è un palese caso di clickbait: NDE non chiude! Ehi, non scappate; già che siete qui, perché non vi leggere il nostro tradizionale sproloquio di compleanno (capperi, sono già sei!), che questa volta avrà come tema, appunto, le forbici… No, tranquilli (di nuovo), non ci stiamo convertendo da editori in parrucchieri, intendiamo in senso figurativo!

Premessa: proprio in questi giorni, si conclude un periodo MOLTO impegnativo nella nostra vita privata: Lorenzo, il Nativo Digitale di nome e non solo di fatto di cui forse abbiamo fatto menzione qua e là (esatto, tra un ebook e l’altro, io e Annalia abbiamo pure fatto un figlio!), inizia proprio in questi giorno l’asilo nido. Per farla breve, nell’ultimo anno e mezzo, per poterci occupare di un pupo sempre più esploratore e di conseguenza impegnativo da gestire, io e Annalia abbiamo di fatto lavorato poco più che part-time.
Dal momento che non era nostra intenzione fermare le nuove pubblicazioni, né i lavori di consulenza per autori esterni, ciò ha portato a una necessità non del tutto nuova per noi, ma mai così urgente e intensa; se il tempo per lavorare diminuisce drasticamente, e per ovvi motivi voglio evitare un calo di qualità, come posso fare? Beh, c’è poco da fare: devo per forza tagliare il superfluo.

“Ah, facile così, eh?”… beh, mica tanto: tagliuzzare qua e là a caso può portare, se va male, a risultati disastrosi, rovinando quello che non dovevi proprio toccare; se va bene, finisce come l’immagine di cui sopra, perché non sempre le forbici sono efficaci… non contro il sasso, ad esempio.

Bene,  avendo raggiunto in anticipo la mia quota minima di arguti motteggi, ora posso dedicarmi alla parte dell’articolo in cui cerco, probabilmente invano, di dare qualche dritta utile a chi sa di potersi trovare, per un motivo per l’altro, in una situazione simile alla nostra, cioè con un mucchio di roba da fare e poco tempo a disposizione.

Inizia a tagliare… dalla fonte!

Nell’ormai antico editoriale del secondo anno, tra le lezioni che abbiamo fatto nostre, citai anche il “saper dire di no” a progetti e lavori magari interessanti, ma che rischiano di occuparci troppo tempo, e/o non danno garanzie di risultati nel breve termine. In periodi di “emergenza” questo vale più che mai, e in alcuni casi bisogna alzare l’asticella, rinunciando anche a eventi o collaborazioni a cui prima avresti detti di sì senza battere ciglio, semplicemente perché il paniere è già troppo pieno, e non c’è spazio per mettere altro, se si vuole evitare un probabile disastro. La difficoltà, più che nel rapporto con gli altri (se non sono troppo presi da se stessi, capiranno pure che non siete poi così stronzi, ma semplicemente avete altre priorità al momento) sta nella nostra testa: il rischio di entrare in un limbo paranoico di “Ho perso una grande opportunità”, “Li ho delusi e ora mi odieranno”, “Avrei dovuto dir di sì” c’è tutto… anche se, quando siamo DAVVERO così impegnati, spesso non abbiamo neanche il tempo di farci troppe pippe mentali…

Cos’è superfluo, e cosa non lo è?

Una volta “tappate” le nuove attività, è il momento di mettere un po’ di ordine al guazzabuglio di attività in corso d’opera e ai classici lavori di “manutenzione“, che spesso ci portano via molto più tempo di quanto crediamo. Forse è più facile iniziare a isolare quello che è davvero intoccabile, a cui non voglio/non posso proprio  rinunciare, e sulla base di quello valutare tutto il resto: se A resta, allora deve restare anche B che è propedeutico a A, mentre invece di C, in fondo, se ne può fare anche meno, almeno finché non esco dall’emergenza. E, scavando più a fondo, scopro che D ed E possono essere sostituite, almeno  temporaneamente, dalla nuova attività F, che prima non avevo mai preso in considerazione.

Le forbici possono rivelarsi pericolose, bisogna saperle maneggiare bene…

Le “pause” e i ritardi: come gestirle?

Esistono dei progetti, tra quelli che abbiamo “salvato” dalla sforbiciata preliminare, che devono essere per forza portati a termine in tempi brevi, mentre per altri non c’è poi tutta ‘sta fretta, e in questo caso forse è una buona idea metterli in standby, in attesa di tempi migliori. È stato questo il caso della nostra Visual Novel, The Deadline (di cui, ricordo, è ancora disponibile una demo, se volete vedere che roba è); certo, è un peccato ritardare un progetto che è stato già presentato al pubblico, e di cui oltretutto  la quasi totalità di contenuti in termini di testo, immagini e musiche è già bella che pronta, ma l’attività di perfezionamento, programmazione, distribuzione e, soprattutto, marketing, oltre a parecchio tempo richiede una serenità mentale che in quest’ultimo anno proprio non avevamo. D’altro canto, lasciare un progetto così complesso in standby senza aver almeno messo un po’ in ordine prima è un po’ come lasciare la casa sporca e incasinata prima di partire per le vacanze, ed essere poi costretti a far salti mortali per metterla in ordine appena si torna. E quindi, un po’ di metodo e pianificazione servono più che mai.
Discorso simile per i ritardi nelle consegne: sarà che sono mezzo svizzero, ma non ho mai sopportato chi arriva cronicamente tardi, soprattutto se ciò avviene con un pagamento o la consegna di un lavoro; pertanto cerco sempre di essere puntuale rispetto agli impegni presi… beh, ragionevolmente puntuale, diciamo! Quando ciò diventa impossibile (o rischia di compromettere la vostra sanità mentale, perché lavorare la sera tardi o la domenica può andare bene se si tratta di un’eccezione, ma non deve diventare la regola, e io ne so qualcosa…), bisogna ingoiare qualche rospo, cospargersi il capo di cenere e chiedere scusa a clienti o collaboratori per i ritardi. Anche in questo caso, spesso è tutto nella nostra testa: se siamo educati, ci spieghiamo bene e magari comunichiamo il problema con un po’ di anticipo, è più che probabile che il nostro interlocutore sia comprensivo, o persino benevolo.

Fino a che punto posso lavorare di forbice?

Il vantaggio di fare lo stesso lavoro da un po’ di anni è che molte attività diventano col tempo “semi-automatiche”, e quindi in un periodo di emergenza si possono anche lasciare un po’ a se stesse senza grossi rischi… magari non troppo a se stesse, però! D’altro canto, è proprio in questi periodi che ci si accorge che molte attività “di routine” che svolgiamo periodicamente non sono poi così indispensabili come credevamo… o comunque si possono diminuire di ritmo e/o d’intensità. Basta organizzarsi un po’ efficacemente per riuscire a recuperare anche diverse ore al mese senza rimetterci in termini di qualità e quantità: mica male, eh?
“E la fregatura, dov’è?” Beh, c’è il rischio di fare come il giardiniere inesperto: prenderci troppo la mano, e finire per tagliare anche quello che, invece, non va assolutamente tagliato. Ad esempio, procrastinare costantemente un’attività considerata “non urgente” può portarci a dimenticarla del tutto, con conseguenze non gradevolissime quando, invece, scopriamo che era più urgente di quanto non avessimo pensato, e ormai non ci ricordiamo neanche più come dobbiamo farla…

 

Beh, per chiudere, possiamo dire che GRADUALMENTE, a partire dal mese di ottobre, tanti piccoli (o meno piccoli)  lavori ormai bloccati da troppo tempo nella nostra “to do list” saranno espletati, permettendoci ad esempio di rilanciare un po’ questo povero trascurato blog, di rimodulare un po’ più al passo coi tempi il nostro modo di comunicare, di tante piccole questioni “tecniche” meno visibili agli occhi dei lettori, e… sì,  con calma, riprenderemo anche i lavori su “The Deadline”… ma, con somma ironia, visto il titolo, non ci diamo ancora scadenze da rispettare 😀

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