Avere molteplici interessi che non c’entrano nulla tra loro è apparentemente una stupidata, meglio specializzarsi, direte. Eppure a volte una prospettiva più ampia ti permette di avere idee geniali, oppure pessime. Così, ragionando sul fenomeno di internet del momento, Twitch Plays Pokémon, ho trovato un parallelismo, forse un po’ ardito, con la tanto chiacchierata scrittura collettiva. Dal momento che non tutti (per fortuna) condividono la frammentarietà dei miei interessi, facciamo un po’ mente locale.

twitch plays pokemon scrittura collettivaTwitch è un portale di video in streaming molto popolare nella community dei gamers. Meno di un mese fa, un utente ha avuto un’idea geniale: fare partire lo streaming di una copia emulata di Pokémon Rosso, leggendario gioco per il buon vecchio GameBoy in bianco e nero, con un paio di modifiche: il gioco è sensibile ai commenti scritti in chat, che diventano di fatto i comandi del gioco stesso. L’idea ha catturato l’interesse degli appassionati e ha fatto presto il giro di internet, portando oltre settantamila persone in contemporanea sullo streaming: il risultato è che la partita a Pokémon Rosso è durata ininterrottamente sedici giorni, ma è stata portata a termine con successo, nonostante gli inevitabili casini e il comportamento distruttivo dei troll.

Di scrittura collettiva si parla da tanti anni: in fondo, un libro non è “figlio” solo dell’autore, ma entrano in gioco gli editor, il correttore bozze, l’editore, il traduttore e i lettori stessi con il loro processo interpretativo. Più di recente, grazie anche all’ausilio delle nuove tecnologie, il dibattito si è fatto più intenso e fruttifero, con pubblicazioni di rilievo come “In Territorio Nemico” del collettivo SIC (Scrittura Industriale Collettiva), un libro a 230 mani, altroché quattro o otto. Siti come 20lines o tHE iNCIPIT prevedono l’interazione di una comunità di lettori che non solo può guidare l’autore con commenti e suggerimenti, ma a volte ha la possibilità di influenzare direttamente lo sviluppo narrativo dell’opera votando ad appositi sondaggi a fine capitolo. Che io sappia, però, nessuno di questi interessanti esperimenti di scrittura collettiva ha avuto una diffusione davvero “mainstream”, né sono a conoscenza di casi particolari fuori dall’Italia.

twitch-plays-pokemon 2Invece, il primo caso di videogioco collettivo (ovviamente MMORPG o multiplayer non sono paragonabili perché non hanno una narrazione lineare e univoca) in pochi giorni è diventato un fenomeno di internet. Oggi è iniziata la sessione di Pokémon Crystal, e al momento ci sono già 80mila giocatore che danno il loro contributo concreto alla partita. Vuole dire che la scrittura collettiva ha molto da imparare da Twitch Plays Pokémon? Beh, se si vuole guardare al risultato, 16 giorni per finire un gioco che normalmente non richiede più di ventina di ore sono un risultato piuttosto disastroso; insomma, la coordinazione di così tanti mani non è cosa facile. Però, alla fine l’esperimento è riuscito ed il gioco è stato concluso. Molto più interessante è il livello di coinvolgimento che questa forma di “scrittura collettiva“, anche se di un videogioco invece che di un romanzo, ha portato: sono nate vere e proprie community di appassionati, con un linguaggio e una cultura che si sta diffondendo un po’ in tutto il web.

Se è stato “riscritto” un videogioco di 16 anni fa, perché non sfruttare la potenza aggregativa del web per provare a riscrivere un capolavoro della letteratura? A livello di puro contenuto, i risultati saranno per forza disastrosi, almeno all’inizio. Ma vivere di soli contenuti invece che godendo dell’ebbrezza della sperimentazione non rischia di stufare dopo un po’? Come Twitch Plays Pokémon ha introdotto la Democracy Mode per arginare i troll e superare le parti più ostiche, una scrittura collettiva “democratica” può essere la  risposta? Non possiamo saperlo se prima non ci proviamo.

Marco “Frullo” Frullanti