Guest Post a cura di Giuseppe Monea, Redattore del blog “Il Momento di Scrivere” e tra i vincitori del concorso “Storie d’Estate”

Vincitrice di ben quindici Emmy Award, la serie televisiva Breaking Bad è entrata rapidamente nella cultura popolare.  La storia di Walter White,  professore di chimica a cui viene diagnosticato un cancro ai polmoni e che decide di mettersi a spacciare droga con un suo vecchio studente, è ormai un vero e proprio cult.

Ora, considerando che il Writers Guild of America ha classificato Breaking Bad  come la tredicesima serie televisiva meglio scritta nella storia,  ho ritenuto doveroso acquistare i DVD per guardare anche io questo capolavoro.

Molti fan mi uccideranno, ma, forse per deformazione “professionale”, ho subito pensato a un paragone tra il professor White e gli autori moderni.

 

Non importa cosa sia, basta che si venda

Il protagonista di Breaking Bad sfrutta tutte le sue conoscenze per cucinare (come si dice in gergo) la migliore met (sempre lo stesso gergo) sul commercio. Walter è fenomenale: cura ogni dettaglio, sia della produzione della roba che della copertura dell’attività. Il problema è che prepara droga, qualcosa che nuocerà ai suoi clienti.

E qui scatta il mio pensiero. Quanti autori ci sono in circolazione che pur di pubblicare si mettono a scrivere robaccia? Quanti editori d’altra parte pubblicano spazzatura pur di riempire gli scaffali delle librerie?

Spacciatore e scrittore: tre differenze

da canc spaccino

Un simpatico spacciatore o un aspirante scrittore?

È bene soffermarsi su alcuni particolari che rendono diversi lo spacciatore dallo scrittore moderno.

Uno su tutti è che il signor White, almeno inizialmente, si cimenta  in questo sporco lavoro solo per lasciare del denaro ai suoi familiari, visto che presto il cancro se lo porterà via. Nella serie, però, viene poi manifestata l’avidità e la sete di soldi del personaggio, che addirittura si allontanerà dalla famiglia. Quindi, vince il denaro, la necessità di vendere.

Secondo particolare. Mentre è facile affermare come la droga sia robaccia, cos’è invece robaccia per uno scrittore? Ci vorrebbero almeno dieci vite per sapere rispondere in maniera corretta alla domanda. Avendone soltanto una, mi limiterò a dare un mio personale parere. Non si può etichettare nessun genere come robaccia, al contrario di quello che crede la madre disperata perché il figlio legge solo fantasy (se non conosci la storia, ti consiglio di leggere quest’articolo). Possiamo, però, considerare rifiuti letterari tutte quelle orribili brutte copie di opere di successo. E qui mi riferisco all’ennesimo racconto pornografico spacciato per il romanzo erotico dell’anno, alla ripetitiva storia d’amore tra vampiri e licantropi, agli infiniti gialli (o forse sarebbe il caso di chiamarli ingialliti) ambientati nelle fredde terre del Nord Europa.  Se volete, continuate voi la lista. Avete capito che cosa intendo per robaccia. Come detto prima , è un mio personale parere. C’è gente che adora leggere copie di romanzi già scritti. Probabilmente, sono gli stessi che quando sentono Dante pensano a un rapper.

Walter White era il migliore. Lo scrittore di oggi invece…

Infine, non dimentichiamo una sostanziale differenza: Walter White era un maestro, un talento. Alla fine della serie ammetterà di aver continuato a lungo questa carriera proprio perché amava essere il migliore. Lo scrittore delle Cinquantuno sfumature di viola o di Non c’è lupo senza vampiro, spesso, non è che sia esattamente un nuovo Stephen King. Anzi, tra grammatica ballerina e trame piatte, sembra di leggere i temi dei ragazzi della scuola elementare d’Arzano (non me ne vogliano i cittadini, ma il riferimento a Io speriamo che me la cavo era d’obbligo).

 

Così diversi, così uguali

walter white

Ci sarebbe una quarta differenza da citare. Probabilmente, la più evidente di tutte. Vendere droga è reato, vendere pessimi libri no.

Chiunque faccia questa affermazione, potrà essere considerato un giurista esemplare. Ma non chiedetemi di considerarlo uno scrittore, o tanto meno un lettore. Per chi cerca storie in grado d’emozionare, di trasmettere qualcosa al lettore, di far vivere esperienze uniche tranne le pagine… Provate a dirlo a loro che scrivere robaccia non è un crimine.

Eppure, se la robaccia si scrive, vuol dire che si vende. Proprio come la droga.  Tutti sappiamo quanto fa male, ma il numero di tossicodipendenti non ha intenzione di diminuire, anzi. Così come non manca chi legge robaccia.

In conclusione

Ma vuoi vedere che il problema di fondo non sono gli autori, ma proprio i lettori? In fin dei conti, è proprio il lettore a dettare il mercato. E poi è il mercato (anche se è brutto da dire, è così) a piegare le volontà dello scrittore. Quindi, si scrive robaccia perché si legge robaccia?

E voi, pur di pubblicare, vi fareste sottomettere dai meccanismi del marketing e dalla logica del “scrivo quello che vende“?  Come sempre, potete lasciarci la vostra opinione  nel box dei commenti.

 

Giuseppe Monea