Un non-metodo di scrittura – Parte II: il Lavoro Duro!

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Articolo a cura di Chiara Zanini, autrice del romanzo di fantascienza “Fernweh”

Ti sei perso la prima parte del “non-metodo” di scrittura? Eccola qua!

Adesso, mi spiace ma vi devo rovinare la festa. Perché se finora ci siamo divertiti, arriva il momento del Lavoro Duro (eh, da lì non si scappa. Il Lavoro Duro c’è sempre, alla fine. In tutte le cose).

Ora, dopo aver lasciato tanto spazio a quella stupenda ispirazione che infuriava dentro di noi, dobbiamo rimboccarci le maniche. Rinchiudere in uno sgabuzzino l’Istinto (che disdetta, mi tocca salutare la mia parola preferita) e far spazio alla Razionalità.

Prendete in mano il vostro testo. Leggetelo una prima volta e non modificatelo, per carità! Non fermatevi se trovate che le frasi siano sgangherate, le parole ripetitive e il testo piatto come un temino delle elementari. Segnatevi solo, in questa prima rilettura, le cose che non vanno dal punto di vista della trama (un personaggio che qui muore e subito dopo ricompare fresco come una rosa? Naaa, improbabile: segnare. L’arma di un delitto che prima è un coltello e poi una pistola e poi una lancia africana di epoca coloniale? Ovvio: segnare). Dopodiché, terminata la prima rilettura, fatevi una scaletta.

Metodo di scrittura

Già, alla fine ci siamo arrivati comunque, alla scaletta. Perché è necessaria, perché, a meno che non abbiate tutto ben delineato nella vostra magnifica testolina, rischiate che i dettagli vi scappino. Ma almeno, credete a me: siete avvantaggiati, perché voi la vostra storia l’avete già scritta, a questo punto vi serve solo una mappa per appropriarvi di un territorio che conoscete già, non una piantina dettagliata di una città in cui non siete mai stati, per cui se perdete la mappa perdete voi stessi.

Dopo aver terminato la scaletta, decidete cosa dovete fare. Riordinate le scene come stanno meglio (qual è l’attacco della storia, quale il finale), prendete il coraggio a due mani e imponetevi di eliminare le scene che proprio non servono (troppo lente, o inutili perché non portano avanti l’intreccio), o almeno di ridurle all’osso. In certi casi, purtroppo, bisogna essere impietosi.

Dopodiché, quando avete capito bene qual è la trama del vostro racconto o romanzo, modificate il testo. Aggiustate, se basta qualche correzione qua e là, rettificate se certe parti vi paiono troppo incongruenti, scrivete negli interstizi, collegando le scene l’una all’altra. Lavorate sodo, il testo ne ha di sicuro bisogno.

Bene. Avete una nuova versione della vostra storia, un po’ più lineare dal punto di vista della trama, ma, con ogni probabilità, ancora grezza in tanti altri dettagli. Rileggete di nuovo tutto; questa volta, concentrandovi sui personaggi. Come sono? Bellissimi, ovvio. Se avete preso sul serio questa faccenda della scrittura i vostri personaggi non sono solo una finzione: sono amici, fratelli, a volte anche dei tipi che vi stanno un po’ antipatici, diciamocelo, ma cui tutto sommato vi siete affezionati. Insomma, li conoscete bene come le stanze di casa vostra. Però… si potrà pur far qualcosa per migliorarli, no? Aggiungere qualche gesto tipico, per esempio (un ticchettare continuo delle dita sul bordo di un tavolo, uno scostarsi con enfasi i capelli dagli occhi, cose così). Verificate che siano coerenti con se stessi; e, se non lo sono, accertatevi che ci siano, almeno, delle motivazioni che li costringano a cambiare nel corso della storia.

E adesso, fatevi una scheda dei personaggi. Come! Protesterete voi. Ma non si era detto che non c’erano regole? Tranquilli. Sono regole per modo di dire. Perché, di nuovo, il Lavoro Duro qui è facilitato. Dopo aver scritto a fondo i personaggi e le loro avventure nella fase di prima stesura, oramai potreste comporre la scheda anche a occhi chiusi, no? Vi serve solo per tenere tutto sotto controllo. Non farvi scappare che gli occhi di X siano color topazio a pagina 226 per diventare all’improvviso color ambra a pagina 735.

Terminata la seconda rilettura? Si riparte dal via! E si prende di nuovo in mano il testo, e lo si riscrive, revisiona, rettifica in base ai nuovi punti fermi che avete stabilito.

Che ne dite, a questo punto come siete messi? La cosa comincerà a farsi sempre più facile, secondo me; ma il Lavoro Duro non è ancora finito, ahimè.

Ora avete una trama e dei personaggi più o meno definiti. Prendete un gran respiro e accingetevi alla terza rilettura; questa volta, dovete ragionare a fondo sul setting (o ambientazione che dir si voglia). Qui il Lavoro Duro si fa quasi Impervio, a dir poco. Perché dovete essere sicurissimi che quello che avete scritto sia supportato da una documentazione approfondita, che sia realistico. Se avete scritto un racconto ambientato nell’Egitto dell’epoca del Faraone Hatshepsut (studiatevi la sua biografia, che ne vale la pena: l’unica donna Faraone della storia), accertatevi di sapere non solo con buona approssimazione ma anche con estrema accuratezza tutto su quello che durante il suo regno si mangiava, si beveva, che tipi di parrucche si indossavano, quale religione si praticava, e l’andamento del clima, e le guerre o le ondate migratorie dai paesi confinanti, e le capacità ingegneristiche, e la scrittura, eccetera eccetera (e, ancora, eccetera. Non c’è fine ai dettagli che possono rivelarsi utili).

Detto questo, però, ricordatevi: voi avete un racconto/romanzo da scrivere. Non avete, purtroppo, tutto il tempo del mondo a disposizione (a meno che non vogliate impiegare un decennio per scrivere una storia di poche cartelle. Potrebbe essere un’esperienza interessante per alimentare la vostra anima speculativa, ma poco efficace all’atto pratico). Per cui, circoscrivete la concentrazione; dosate le forze; scegliete cosa studiare (a proposito delle mie parole preferite: studiare non è male. Ma divertirsi è ancora meglio. Imparate a studiare divertendovi: è la cosa migliore). Se state scrivendo un racconto sull’infelice morte di Tutankhamon (non è ancora sicuro, ma pare che sia deceduto per le conseguenze della caduta da un cocchio) potrebbe non essere necessario andare a documentarsi in maniera approfondita sulle tecniche di costruzione della piramide di Cheope, per dire. Ma sarebbe più che utile fare un giro virtuale del Museo del Cairo per vedere com’era fatta la splendida maschera funeraria che ricopriva la sua mummia (altro consiglio: cercate il più possibile foto o disegni di quello di cui volete parlare. Solleticate la vostra memoria fotografica. Dovete avere dentro la mente una ricostruzione perfetta di quello che intendete descrivere, se volete scegliere a colpo sicuro le parole adatte).

E dopo aver terminato lo studio e, di nuovo, avere le idee ancora più chiare, che si fa? Indovinate!

Si riscrive, revisiona, rettifica il testo.

Credete che il Lavoro Duro sia terminato? No. (continua nella Parte III: “La Rilettura!”)

By |2018-08-02T16:46:27+00:00dicembre 29th, 2014|autori, guide, scrittura|0 Commenti

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Editore, "smanettone di internet" e consulente di marketing editoriale. Mi occupo di tutto quello che gira intorno ai libri digitali, le visual novel e gli altri ibridi tra letteratura e tecnologia.

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